Ti amo ma solo per oggi

Quello che ognuno di noi cerca ogni volta che si relaziona – in qualsiasi tipo di relazione – è amore, e dentro questa definizione, che ci piacerebbe sempre senza condizioni, ci stanno tante belle cose, c’è la gioia, la gratitudine, la fiducia, la complicità, l’appartenenza, il piacere di trascorre il tempo migliore possibile tra quelli probabili.

Per giungere a questa ovvia consapevolezza ognuno di noi ha un grande cammino da compiere, e non esistono scorciatoie. Riuscire a osservare e osservarci è già una posizione ottima, ma niente vale quanto l’esperienza sul campo, quell’agirsi dal quale ognuno trarrà l’essenza del vero viaggio personale e della propria gioia condivisa, o meglio con moltiplicata, con un essere altrettanto perfetto quanto noi.

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Con Sandro, il mio compagno, stiamo insieme letteralmente 24 ore al giorno dal 2009, è stato davvero l’inizio di una nuova fase sentimentale, innanzitutto nei miei confronti. Un tempo realmente mio, fatto di crescita personale e spirituale, di grande ossigeno e di opportunità reciproche.

E’ stato finalmente il “mettere in pratica”.

Precedentemente sono stata impegnata 20anni in un legame che è finito a conseguenza del mio scegliere me, rapporto che rivivrei mille volte, avendo però più coraggio e chiarezza nel concludere una storia importante e fondamentale. Prima di questo sono cresciuta per tre anni in una relazione troppo complicata, ma ero giovane mi e lo perdono.

Dopo il divorzio ho vissuto per circa due anni un rapporto a tempi matrimoniali (suoi) con un uomo sposato. Relazione intensa che mi ha permesso di conoscere la mia insofferenza nel sentirmi limitata, parzializzata e nascosta al mondo. Un rapporto dove ho potuto conoscere la “disperazione dell’amante”, e capire definitivamente che cos’è l’amore, quello vero e non il raccontarsela con equilibrismi penosi che chi non ha il coraggio delle proprie scelte chiama ‘amore’. In mezzo a tutta questa vita c’è stata qualche altra storia che, anche se con pochi presupposti per essere definita tale da parte mia o dell’altro, mi ha (ogni volta, ogni storia) insegnato in modo leggero o doloroso ulteriori dettagli su di me.

Insomma dopo aver vissuto tutte le angolature della relazione amorosa ho constatato con gratitudine che da ognuna ho tratto illuminanti insegnamenti e per questo sono riconoscente ai compagni del mio passato come a divinità in terra.

Uomini diversissimi tra loro, con una me in cammino confuso e condizionato da un’età fertile, quegli ormoni pazzi che accendono la passione in direzione della continuità della specie talvolta travestita da grande amore (che vedendola dall’età dell’adesso ha il suo peso nella reciproca scelta e nell’interpretazione della ‘verità’). Esseri maschili che partecipando alla mia evoluzione, mi hanno offerto il loro esserci per come sapevano o potevano, e più che spesso è stato un tempo di cui ho ricordi bellissimi. Loro mi hanno amato e hanno agito per come era la loro confidenza con il “meglio” per se stessi, ma in realtà sono stati la mia spada nella roccia, per sgrezzare e svegliare me.

Senza l’esperienza avuta con ciascuno non sarei io, l’attuale me che il loro incontro, confronto e talvolta scontro, mi ha permesso di diventare. La me nel perenne adesso, con tutta l’immensa ricchezza del bagaglio di esperienze che solo una vita pienamente vissuta porta. La me fatta di emozioni, sentimenti, di errori, riposizionamenti del Sè, che i dispiaceri e le delusioni, anche nei confronti di me stessa, hanno spronato ancora di più a non rinunciare mai alla pace interiore e alla mia personale chiamata e direzione.

Così, passo dopo passo, sono arrivate la comprensione del mio valore e del mio spazio, del mio tempo e delle mie scelte. Del mio coraggio, del mio perdonarmi, del mio sapere come cavarmela sola, della mia forza che è cresciuta attraverso ogni nuova situazione a cui ho dato il permesso di espandere. E quindi sono arrivate la creazione e costruzione della mia strada, l’apertura a nuovi entusiasmi e alle vere gioie senza condizioni e condizionamenti dell’oggi. Tutto questo semplicemente lasciando libera quella me in connessione sottile e da sempre alleata nel mio Viaggio.

La mia fiducia, il mio affidarmi – e anche il tempo che diluisce e relativizza tutto – mi hanno portato a vedere con amore e comprensione l’io della me nel costante adesso, figlia di ogni attimo precedente.

“Non sono più quella di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri.”
Alda Merini

Questo per dichiarare una volta di più che non esiste una relazione sbagliata ma sempre e solo incontri che sono dei veicoli sacri e fondamentali, necessari per accedere a grandi opportunità di cambiamento e chiarezza personali, indispensabili per stabilizzare il nostro centro. L’armonia della nostra esistenza è l’unica cosa che davvero ci riguarda e la componiamo noi stessi – sempre e comunque – tramite le nostre scelte, e sta solo a noi farne una musica che ci piace.

Perchè davvero quello che viviamo, di quello con cui risuoniamo e manifestiamo, nulla va perduto, e niente è inutile o è “troppo doloroso”, ma solitamente ce ne accorgiamo nel futuro.

E quindi Grazie uomini della mia vita!

Strada facendo sono diventata una persona realmente aperta, non solo nella teoria, cioè quella presunta saggezza che spesso è di apertura solo nei riguardi delle storie altrui, e quando ci tocca ragionare con la propria vita la faccenda diventa decisamente meno semplice, una zuppa zeppa di giustificazioni, giudizi, drammi… di troppo.

Camminando nella mia storia attraverso le mie storie, ho dato voce a quella me che sa quello che vuole, che sa quello che non vuole, che sa rispettare se stessa e che finalmente non ha (più) aspettative. Che libertà! Mi commuove l’essere diventata una bella persona che ha avuto segni e conferme di verità alla propria irrequietezza, dalla propria confusione, perchè un traguardo c’era, ed era me. Sono felice di conoscermi e di meritare tutto l’amore che sono, che sento, che c’è, sempre e comunque.

La conoscenza (ri conoscenza eterna) di Sandro mi ha fatto risuonare con un compagno gemello, aperto, sensibile, paziente, divertente, profondo, leggero, sdrammatizzante, con il quale è facile ridere, lavorare, giocare, vivere e reagire in purezza con la vera me, che anche per merito suo, è ormai l’unica verità che mi conduce. Per certo non posso sottovalutare che abbiamo avuto la fortuna di conoscerci e di crescere insieme all’inizio della nostra pratica Ho’oponopono, una pulizia che sappiamo non finirà mai.

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Nel passato mai continuativamente avevo osato dar sfogo al mio risentimento o alla mia frustrazione in modo chiaro, nè con i miei partner nè con me stessa. Facevo in modo di appianare e smussare, di comprendere e di guardare il mondo da una nuvoletta santa, senza sperimentare apertamente l’opposto nelle relazioni, la sporca e oscura miniera di carbone che sta in fondo a ognuno.

Noi abbiamo imparato insieme a lasciar accadere lo tsunami, quella meteora che dura pochi secondi o qualche minuto, e finisce praticamente subito in un abbraccio e una risata del cuore, dei corpi e delle nostre anime.

Ci vuole sempre tanta attenzione per rendersi conto che il valore di un rapporto si percepisce essendolo completamente e onorandolo nella quotidianità, e non agendolo con un filtro opacizzato da aspettative, preconcetti, segreti, abitudini, consuetudini, influenzamenti, posizioni rigide, pretese, binari permessi o no e credenze popolari.

Nella vecchia me – quella giovane di età – esistevano quasi esclusivamente tolleranza, ascolto, gentilezza e comprensione a costo di avere perenni, e a me inspiegabili, mali di stomaco e dolori fisici di varia natura. Quei dolori (erano preziosi  amici, ora lo so, grazie) si manifestavano con voce stridente per farmi comprendere che era una mia scelta quella di non affrontare cambiamenti o chiarimenti, essendo occupata a osservare le esigenze altrui mi dimenticavo perennemente di qualcuno… della persona più importante, di me.

Io e il mio partner (l’io scritto prima non è casuale nè mai più sostituibile) abbiamo una linea comune di pensieri, di modi di vivere, di passioni, di interessi, di intenti e il medesimo sguardo sull’esistenza.

Sandro è l’essere perfetto per me e la mia gratitudine per lui, e per il tempo meraviglioso che trascorriamo insieme, mi commuove e mi riempie il cuore di verità. Il nostro motto, per tutto ciò che ci riguarda ma anche per tutto il resto, è “solo per oggi”. E il nostro tempo insieme diventa semplice e anche estremamente divertente oltre che prezioso.

Fondamentalmente per intercettare e risuonare con un altro essere “perfetto” dobbiamo solo conoscere e accogliere noi stessi nel profondo, e questo può chiarirsi solo vivendo completamente ogni esperienza, traendone insegnamenti concreti per poter ricevere quel meglio che meritiamo (tutti), e poterne godere con la nostra più trasparente e sincera amorevolezza.

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Ti Amo, mi Dispiace, Perdonami, Grazie

Ho’oponopono relazioni senza condizioni

Quello che ogni essere umano desidera è avere delle buone e piacevoli relazioni: con se stesso, con la famiglia, con la propria comunità, con l’intero universo degli esseri che ha l’opportunità di poter incontrare, conoscere, apprezzare e amare durante la propria esistenza.

Ma innanzi a tutto quello che ogni essere desidera è una buona relazione di coppia, profonda, sincera, appassionata e longeva. Perchè il più grande desiderio di noi tutti è un bel rapporto nel quale crescere, condividere, divertirci e rilassarci. Un rapporto nel quale trascorrere del buon tempo, il miglior tempo possibile per conoscerci, per conoscere noi stessi.

Ognuno di noi ha constatato – al di là delle relazioni che nascono fulminee nella passionalità, che spesso altrettanto velocemente muoiono – la grande gioia e l’appagamento di un rapporto duraturo, e altrettanto tutti ci siamo sentiti almeno un po’ disorientati quando per troppo tempo non abbiamo incontrato un compagno di viaggio con il quale sognare un lungo e definitivo (che parolona!) lieto fine.

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Perché il “vissero felici e contenti” con cui si concludono le favole è piuttosto improbabile oltre che statico. Nel senso che c’è anche quello in mezzo a tanta altra vita viva che ci consente di sperimentare molte altre cose non esattamente idilliache, vissuti che sono sempre e comunque formativi e di grande crescita. Sacri comunque.

Quello che ogni essere comunque desidera, oltre a un grande amore, è anche la libertà, l’indipendenza, la leggerezza nella gioia di poter essere se stesso, con tutta la propria individuale bellezza, ma anche potendo mostrare al proprio compagno – talvolta – quei lati caratteriali che proprio facili non sono, nella sicurezza di essere (reciprocamente) compresi, accolti e amati comunque.

Per incontrare e relazionarmi sentimentalmente con “qualcuno che vada bene per me” in modo sereno e duraturo, è meglio che io abbia le idee chiare su me stesso/a, perché il “bene per me” potrebbe essere sbilanciato e non preventivato, ovvero non essere così ‘bene’ come vorrei e come merito. Come in realtà tutti gli esseri meritano.

Ci sono un un’infinità di teorie e di interpretazioni filosofiche, emotive e anche ‘scientifiche’ che hanno spiegazioni per tutto e per tutti. E’ tutto molto interessante e anche estremamente vasto… E di teoremi ce ne sono così tanti che se diamo retta agli schemi e agli esperti che ci paiono meritevoli di un approfondimento rischiamo di non uscirne più, o magari di essere ‘pronti’ con ritardo, e invece che vivere rischieremmo di trascorrere la vita a studiare noi stessi e gli altri per codificare e cercare di giustificare e integrare i comportamenti di tutti.

Qui e ora.

Quello che ci è più utile è molto semplice: è quello che ci fa stare bene, è Amore. Invece che complicare le cose dovremmo muoverci per tutta la durata della nostra esistenza sempre con semplicità, chiarezza, gratitudine e amore. Il nostro compito è allenarci alla conoscenza della nostra reale identità, e a metterci contemporaneamente nei panni degli altri, insieme, per una sincera e trasparente condivisione.

Sincera perchè i presupposti fondamentali per una relazione chiara, profonda e amorevole sono la pulizia della mente, della parola, del cuore e dello spirito.

In tutte le relazioni, e principalmente in quelle sentimentali, la trasparenza dovrebbe essere un obbligo e un impegno reciproco, che detto così sembra pesantissimo… traduciamolo meglio con: “la trasparenza è lealtà reciproca.”

Perchè un rapporto profondo significa anche essere profondamente amici e senza dubbi “amare è volere il bene dell’amato quanto il proprio.”

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Comportarmi con amore, che lui/lei sia presente oppure no, e confidarmi, con il mio partner come vorrei che facesse con me, è l’intenzione di costruire qualcosa di corretto, di coraggioso e di profondo. Perchè nessuno ci obbliga forzatamente a mantenere una relazione anche se spesso si trovano tante scuse per vivere equilibrismi segreti paralleli: non ci obbligano i figli e neppure l’ambiente, non ci obbliga (a noi, magari all’altro sì ma è un suo problema) il carattere del nostro partner e neanche il sapere che molti lo fanno e ci sembra normale.

Se troviamo delle giustificazioni per mettere tra noi e il nostro amato la non trasparenza, perchè pensiamo che abbiamo il diritto – o la voglia, il bisogno, contemporaneamente di “una vita nostra” attraverso sotterfugi o imbrogli – di qualsiasi tipo siano – perchè “lui/lei non capirebbe mai” o “mi ammazzerebbe” o quali altre pittoresche visioni ci raccontiamo, per certo definisce che non siamo coraggiosi, non siamo in amore e neppure in onore.
Però siamo disposti ad avere il “coraggio” di entrare in una turbolenza emotiva fatta di scuse e di trucchetti pur di lasciarci guidare dalle emozioni di superficie, portatori di un’energia di un vissuto (creazione) che ci tornerà indietro in una qualche maniera, e probabilmente non sarà in modo piacevole.

Con questo non è che intendiamo dire che c’è il bene che è bianco e il male che è nero, in mezzo ci stanno parecchie inusuali e affascinanti sfumature.

Se (davvero) amo qualcuno (e se sto con qualcuno lo amo… credo) come minimo desidero che si possa avere entrambi pari opportunità. Quindi andrebbe anche bene il desiderio di “una propria vita parallela” (che potrebbe effettivamente portare a una prossima relazione ideale) ma sarebbe giusto informarne il prima possibile anche la persona con la quale sto condividendo la mia esistenza alla luce del sole, perchè anch’egli possa riflettere e accettare la mia scelta (oppure no), e magari sentire come corretta anche la propria libertà, nella stessa maniera che stiamo vivendo la nostra, e insieme si potrebbero riconsiderare le nuove basi, o l’archiviazione, del rapporto tra noi.

Perchè comprensibilmente il nostro partner potrebbe decidere un’altra vita senza di noi, oppure potrebbe desiderare di mettere le cose al posto giusto con chiarezza e insieme.

Ti amo, mi Dispiace, Perdonami, Grazie.

Quando le alternative segrete – che possiamo definire come un tradimento alla nostra integrità – diventassero una prassi o un’abitudine, qualcosa di fondamentale non quadrerebbe più nel rapporto primario e dovremmo avere il coraggio di chiamare la relazione ufficiale opportunismo.

La via (ndr: la nostra integrità) non può essere lasciata un solo istante. Se potessimo lasciarla, non sarebbe la via.
Confucio

Avendo stabilito questo, diamo uno sguardo (leggero) a quelli che consideriamo gli intoppi più comuni nelle relazioni di coppia.

caos e sviluppo

Non è detto che chi attrae perennemente compagni lagnosi, paurosi o bisognosi lo sia anch’esso. A volte sì e lì in effetti può sorgere il caos, temine che il dizionario definisce come “estremo disordine, grande confusione”. “Caos” oltre a essere l’originaria mescolanza degli elementi che secondo alcuni tentativi filosofici spiega la formazione dell’universo, etimologicamente significa fenditura, apertura e quindi diviene un “aprirsi, spalancarsi”, e dal presunto negativo ne può scaturire un’opportunità unica, quella di “mettere le cose al posto giusto” con trasparenza e senza macigni sul cuore.

Comunque in effetti capita di attrarre una tipologia specifica di personalità: magari incontriamo principalmente partner non autonomi, e regolarmente ci tocca proteggerli e occuparci di loro come faremmo con un bambino o diventando per loro una sorta di badante, di curatore e assistente. Oppure viceversa siamo noi ad avere un’indole dipendente, e abbiamo bisogno di un genitore o della maestra che ci indichi la via e al quale diamo tutta la responsabilità della relazione.

Semplificando: quando e se ci rendiamo conto che c’è qualcosa da mettere al posto giusto (oltre naturalmente a pulire/pulirci sempre con Ho’oponopono) dovremmo sforzarci di vedere e di mettere insieme tutti gli insegnamenti ricevuti delle relazioni già vissute – anche quelle non di coppia – individuando quale sia il denominatore comune di quello che ci pesa come “il (nostro) problema”, che spesso è un’emanazione di una consuetudine caratteriale personale che innesca lo stesso meccanismo nella storie affettive che viviamo.

Di base per attrarre la persona ‘ideale’ per me devo fare in modo di essere ideale per lei, e la via che mi porta al meglio per tutti i coinvolti è innanzi a tutto diventare io stesso la persona che vorrei incontrare.

Perché solo così potrò mettere in onda quelle vibrazioni, che comunque emano, che attrarranno il partner corrispondente a ciò che io vivo, sono e desidero per la mia migliore esperienza sentimentale.

“Amo e rispetto ogni incontro perchè è una fonte di crescita divina, in qualunque modo contribuisco alla materializzazione della mia realtà a riguardo. Ti Amo, mi Dispiace, Perdonami, Grazie”.

 



Uno nell’Uno – Sessione di Pulizia Ho’oponopono per le coppie e per le relazioni è disponibile QUI

La Pace comincia con una tazza di tè

In quest’anno di mia ennesima personale rinascita mi sono ripromessa di non pubblicare post solo per mantenere vivi e interattivi i miei blog, ma solamente quando ritenessi di avere qualcosa di interessante, o a mio parere di importante, da comunicare a chi segue quello che pubblico. E in effetti su questo sito è dal 19 agosto che non pubblico un articolo originale, poichè l’ultimo lo ho riportato a fine ottobre da 108grani, il blog che seguo insieme a Sandro, il mio compagno di viaggio.

In questo momento della nostra vita, pur facendo forse ancora più cose di prima, siamo in assoluta sintonia con l’essenza di questa perla di Arthur Schopenhauer “Tutto ciò che è squisito matura lentamente.”. E tutto ciò che si fa con il cuore è sempre e comunque leggerezza e soddisfazione.

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Ma stamane mentre facevo la doccia ho ascoltato alla radio una notizia che mi ha sia sorpreso che dato grande gioia. Premetto che raramente accendo la vecchia e un po’ gracchiante cubo Brionvega verde che abbiamo in bagno, perchè comunque preferisco il silenzio. Quando lo faccio mi piace intenderlo come un piccolo rituale di sincronia: ruoto la manopola finchè non mi sintonizzo con la prima frequenza chiara e contestualizzo la (prima) cosa che ascolto come una comunicazione che mi riguarda che, come in un lancio de I Ching può rispondere al mio attuale momento, che sia la parola di una canzone o una frase all’interno di un discorso.

Stamattina la scelta del destino mi ha portato a conoscere Giuseppe Spadafora in arte Giusepi, un americano di evidenti origini italiane, che da anni viaggia per l’America del nord a bordo di un vecchio scuola bus trasformato in casa del tè, offrendone una tazza con chi vuole trascorrere un po’ di tempo a chiacchierare con lui.

“L’amicizia e l’amore non si chiedono come l’acqua, ma si offrono come il tè.” Detto Zen

Mentre ascoltavo la sua storia immaginavo che fosse un vecchietto che pur di avere un po’ di compagnia avesse lasciato la sua vita al tramonto iniziando coraggiosamente un viaggio di fine esistenza con una deliziosa ‘follia’. Invece, cercando la notizia in internet, ho visto che Giuseppe – ex video editor in California – è un 32enne che ha deciso di barattare il suo tempo con relazioni e rapporti umani attraverso questa originale decisione alternativa alle convenzioni e alle consuetudini.

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Giuseppe, che è in viaggio con il suo caravan dal 2006, afferma di aver offerto finora (dal contatore sul suo blog) 28,086 tazze di tè parcheggiando nelle piazze, nei parchi, nei pressi delle scuole, partecipando agli eventi e ai festival all’aperto e ovunque si possa fermare con la sua casa mobile. Il suo rituale è stendere un tappeto fuori dalla porta di “Edna Lu” esponendo un pannello con la scritta “Free tea” per chiarire subito il suo intento.

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Edna Lu è il nome con il quale ha battezzato il suo veicolo, comprato a 2900 dollari e poi modificato con materiali prevalentemente di recupero per includere un lucernario, dei pannelli solari sul tetto, un motore che gira con olio da cucina usato che va a chiedere ai ristoranti, un letto che si abbassa dal soffitto, una stufa a legna e un corno gutturale che suona come clacson di un sottomarino per annunciare la sua presenza e l’opportunità di partecipare ai suoi Free Tea Party.

La sua motivazione a questo stile di vita è creare l’occasione di favorire l’incontro tra le persone, e promuovere i legami umani come opportunità di una maggiore comprensione dell’altro, dell’inconsueto e del non abituale, attraverso quella fiducia e gratitudine reciproche che sono consone alla natura di ogni essere umano, ma che per certo il tipo di vita attuale non sostiene nè consente, anzi.

“Se hai freddo, una tazza di tè ti riscalda, se sei depresso, ti rincuora, se sei agitato, ti rilassa.”  William Gladstone sec XIX

Ha scelto questa via di connessione e di pace per favorire la comunicazione e lo scambio di esperienze e di saperi perchè il suo bus del tè dispone anche di una piccola biblioteca a cui tutti possono attingere o ingrandire. Afferma inoltre che il suo scopo è di aiutare se stesso e le persone a rallentare, così da avere il tempo per riscoprire il profumo della convivialità, e anche per rendersi conto di quante cose ciascuno di noi potrebbe donare e condividere, senza avere in cambio nulla di materiale, anche se molte persone contraccambiano volentieri con una piccola donazione o qualcosa che a lui possa essere utile come del cibo o altro.

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Il principio del vivere con lentezza è la consapevolezza che “tutto possiede la sua specifica velocità e che spesso ci concentriamo troppo sulle cose fatte in fretta”. Altrettanto importanti sono la sostenibilità e la permacultura, dove l’intento primario è prendersi cura del pianeta avendo cura del suo popolo, e poi il “do it yourself, do it together” ossia il “fai da te, farlo insieme”. Vivere in quest’ottica diviene un riappropriarsi della capacità di curare se stessi intervenendo direttamente sui propri bisogni e desideri in collaborazione ed empatia con gli altri, a favore di tutti e di tutto il sistema.

“Una tazza di tè è una tazza di pace.” Soshitsu Sen XV sec

Giuseppe ha messo in azione una personale rivoluzione pacifica offrendo una tazza di tè a chiunque si regali un po’ di tempo per condividere un momento di conversazione e di scambio. Perché farlo? Semplicemente perché nella nostra società ce n’è tanto bisogno, e la sua missione è quella di portare e lasciare dietro di sé un caloroso messaggio: coltivare il vivere comunitario, l’interazione umana, il benessere psicofisico e la condivisione del sapere.

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“Non c’è bisogno di tenere un atteggiamento speciale bevendo il tè, tranne quello di gratitudine.” Pojong Sunim

Chi volesse saperne di più e seguire Giuseppe nelle sue avventure – perchè il suo percorso è più vasto di questo mio breve scritto – QUESTO è il suo blog.

Ho’oponopono e Samhain perchè il Tutto è Amore

Questa notte per chi lo sa e per chi non, tutta l’umanità esisterà in Samhain, il culmine di un momento di passaggio che viene festeggiato da molti secoli su tutto il nostro pianeta.

La tradizione più nota proviene dalla cultura celtica che ha tradotto in rituale l’energia riferita ai ritmi della Natura, al ringraziamento dei doni ricevuti durante l’anno e alla celebrazione delle anime che sono accanto a noi nel mondo del di Là.

Più che scegliere una strada o l’altra a noi piace integrare, e in quest’ottica e desiderio, la nostra giornata è nel completo ringraziamento e festeggiamento di tutto ciò che ci ha portato fino qui, grati di ogni evento e di ogni ‘raccolto’ in ogni sua forma e manifestazione.

Celebriamo il raccolto dei frutti che quest’anno ci ha portato, e quindi del nostro nuovo lavoro che è l’espressione di noi e il nostro sostentamento, delle tante buone nuove ricevute, dell’esperienza, della libertà, della consapevolezza, e dell’Amore che ci conduce l’uno verso l’altra, insieme verso il mondo, accompagnandoci in questo Viaggio esistenziale.

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Esattamente in questo momento dell’anno, siamo al culmine del passaggio dalla fase di luce a quella di buio, come ci dimostra il piano di esperienza nel ciclo naturale, quell’eterno bioritmo dell’esistenza globale e delle singole esistenze, che sono tutte interconnesse verso la migliore evoluzione per tutti gli esseri.

Yin e Yang, una parte non può essere né esistere senza l’altra, e oggi possiamo utilizzare la volontà di sciogliere quella valenza positiva o negativa che abitualmente attribuiamo a queste due energie – luce e buio – sempre connesse e sempre conseguenti una all’altra, perché è impossibile che esistano una senza l’altra.

Oggi si celebra il punto ‘neutro’ di queste due energie, il fulcro centrale, quello che sta nel mezzo e che le unisce all’origine, quella zona da cui parte l’intenzione di manifestare un’esperienza di gratitudine e di co-creazione consapevole, sempre e comunque.

Oggi, e questa notte, possiamo integrare la nostra ri-conoscenza al nostro intento futuro, con il sostegno e la guida delle energie degli esseri che sono già nell’altra dimensione.

In questi giorni il velo tra i mondi è sottilissimo e sta a noi prenderne consapevolezza con fiducia e con tutto l’Amore che siamo, che ogni essere esistente – in ogni spazio tempo – è. Da sempre e per sempre.

Come per ogni celebrazione, noi stiamo semplicemente aperti ai segni e improvvisiamo la nostra ‘festa del raccolto’, connessi alle energie in atto, aprendoci con accoglienza e rispetto al momento cosmico in azione.

Alle 21 accenderemo dei lumini per illuminare il percorso, una strada simbolica che inizia dalla porta d’ingresso di casa e arriva all’altare, una linea di luce per accogliere le anime che verranno a farci visita.

 

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A mezzanotte, dopo aver recitato 108 volte il mantra Ho’oponopono, faremo il rituale in un comune intento di ringraziamento e gratitudine lasciando andare il vecchio – è la perfezione perché siamo anche in luna calante! – un breve intento personale insieme a quello per benedire la nostra relazione. Scriveremo le nostre frasi su dei foglietti di carta, ognuno le proprie e insieme quelle comuni, le firmeremo e quindi bruceremo nel calderone di rame i nostri intenti insieme a tutte le preghiere e le richieste di pulizia anche di altre persone, che dall’inizio dell’anno sono sull’altare.

Concluderemo con un brindisi mangiando l’uva e le castagne che sono sull’altare, i frutti simbolici del raccolto di questa celebrazione nell’onda di un connesso e fiducioso “Fai Tu, sempre Grazie Padre per avermi già ascoltato”.

A nostro parere il mantra Ho’oponopono “Ti Amo, mi Dispiace, Perdonami, Grazie” esprime meglio di qualsiasi altra formula tutto ciò che c’è da dire nei nostri confronti e altrettanto verso gli esseri nella dimensione sottile, che oggi in modo particolare ci accompagnano e ci proteggono con silenziosa e amorevole cura.

Ti Amo, mi Dispiace, Perdonami, Grazie.

Silvia Paola e Sandro (SaYa)

(Articolo di 108grani.com).

Bruno Groening, Ho’oponopono e le Energie

Ciao Silvia Paola, ti avevo fatto la mia domanda nel Blog, ma non ho trovato riscontro…forse ho postato male.
Alle spalle ho una lunga storia di ricerca sincera.
Riconosco che in parte questa mia ricerca è stata alimentata dal desiderio di avere una figura protettiva, di essere accompagnata, guidata e protetta dalle paure e dai dolori della vita davanti alla quale mi sono sempre sentita in pericolo.
Forse la mia meta doveva ..deve essere diversa , forse, se avessi trovato questa protezione, mi sarei fermata a forme di spiritualità più consolante.

Capisco che pur avendo compreso “come stanno le cose” grazie ai principi che ho letto e sentito in altri e che tu stessa trasmetti, mi manca la Fede che tutto quello che succede è per il mio Meglio e vivo nella paura e nella difensiva…ed è molto faticoso e difficile e logorante..sempre alla ricerca di sicurezza e protezione.
L’unica vera esperienza del Divino l’ho avuta molti anni fa….

sguardo

Una sera … stavo recitando una preghiera Sufi, ero tranquilla nella mia stanza e sono stata presa da una profonda Commozione e pianto. Mi si era aperta dentro alla testa, forse nella nuca, l’Immagine di uno Sguardo, non posso dire di più, uno Sguardo dietro ai miei occhi e ho sentito che stava creando la realtà attraverso la mia coscienza e che così si conosceva. Come una finestra aperta creava me e ciò che mi circonda, attraverso di me.
Uno Sguardo che crea ed emana i mondi, attraverso la Sua energia che è AMORE e l’ho sentito emanare questo Amore che mi esistenzia e di cui siamo fatti e tutto è fatto.

Lui o questo Sguardo è sempre con me perchè se si chiudesse, sparirei io e tutto quello che ho intorno…all’istante.
Per anni e anni, tanti….ho continuato a cercare fuori, in libri, maestri… incontri, persa nei miei problemi, dolorante nelle mie ferite…. problemi fisici…e nel tentativo di trovare la Pace. Avevo detto basta e proprio nel momento in cui ho desiderato chiudere questa mia ricerca e lasciar fare a questo Sguardo… sono venuta a conoscere la figura di Bruno Groning.
E nella mia città si è installato un gruppo, piccolo ma costante che si ritrova ogni quindici giorni. Certo l’impostazione dei discorsi è molto “semplice” direi didattica e catechistica, nel senso buono del termine, riconoscendo in chi lo guida tanta Fede e Buona Volontà.

Certo non sono espressi i sommi principi del Tao o dell’Advaita Vedanta, non si parla di risveglio, del mondo come proiezione dei nostri contenuti inconsci ecc…ma una dottrina semplice, forse un po’ riduttiva che invita alla Fede nel collegamento con Bruno.
Ma arrivo alla mia domanda….

Perché, dopo aver percepito la Fonte del mio Essere, la Sorgente dell’Energia divina dentro di me, devo rivolgermi fuori e invocarla e riceverla con l’einstellen attraverso Bruno, un tramite di questa, voglio credere, stessa Energia?
Perchè il contatto con il Mio Divino interiore non può essere diretto, perché non posso ricevere da lui direttamente la guarigione del corpo e dell’anima, ma c’è bisogno dell’opera di intermediario di Bruno?

Scusa l’intrusione e grazie ancora della tua disponibilità.
Un abbraccio
Loredana

inconscio
Aloha cara Loredana
leggerti mi ha dato gioia, tenerezza, comprensione, compassione e prezioso Amore, te ne ringrazio.

Parto dal fondo del tuo scritto: io non ‘devo’, loro non ‘devono’, tu non ‘devi’ delegare nessuno, nel caso l’amato Groening.
Il percorso che hai compiuto è stato lungo, inevitabile per il tuo cuore, un viaggio volenteroso e doloroso; a tratti le tue parole descrivono quasi uno spasimo impaziente per voler veder manifestato il miracolo che la tua ricerca continua e profonda meriterebbero.

Sono dell’opinione che questa precisa epoca (2011-2019, cerca su google o su youtube “9 onda espansa calendario maya Marco Fardin”*) abbia delle manifestazioni adeguate a questo spazio tempo.

Qualche esperto con una sorta di snobberia afferma che il mantra Ho’oponopono non è parte della tradizione ancestrale hawaiana. E’ vero, fa parte dell’Ho’oponopono moderno, definito dell’Identità del Sé, aggiornamento creato e voluto da Morrnah Simeona. Le gocce di rugiada, altro nome del mantra “Ti amo, mi dispiace, perdonami, grazie”, sono state canalizzate e portate al mondo dal dottor Hew Len nel 2008, come un nuovo dono che è diventato lo slogan che sta risanando milioni di individui.

Un regalo adatto a questa epoca: semplice, conciso, comprensibile, efficace. Ti amo, mi dispiace, perdonami, grazie, parole sempre corrette nell’ordine che ciascuno sceglie, hanno sfumature che in ognuno risuonano in modo diverso, e sempre quando praticate, agiscono con un effetto di pulizia dirompente.

“L’efficacia è la misura della verità” (7 Principio Huna)

Ciò che stiamo tutti cercando di raggiungere e mantenere è la semplicità, la naturalezza suprema, perché solo attraverso questa personale connessione possiamo accedere autonomamente al divino, ma ancora crediamo, o preferiamo credere, che ci vogliano rituali, studi, corsi e diplomi per renderci abili a comunicare con Dio.

Siamo da sempre e per sempre immersi in quella sostanza che crea e manifesta tutti i piani di esistenza, quel luogo dal quale da bambini ci tiravano giù a forza: “Svegliati, e non fantasticare sempre!”

E quindi cosa è ‘giusto’, cosa ‘devo’ fare, dato che so che l’energia è sempre quella, Una, unica, infinita e a illimitata disposizione di tutti?

Faccio, sono, sento, divento quello che mi attira senza fatica, quello che sincronie e segni che posso intendere mi portano ad approfondire, quello che non mi stanca né mi annoia ma che scelgo in quel momento, perché l’anima e il cuore dicono che è la mia attuale verità. Ci sono fasi della vita che ci portano a interessi o a scelte. Solo portando a loro attenzione, amandole appassionatamente fino alla completa comprensione e conseguente soddisfazione nel passare oltre, metabolizzando e integrando ogni più infinitesimo insegnamento, siamo in grado di onorare la causa che le ha portate a noi.

Ogni cosa che arriva non è a caso, ci possono essere migliaia di ragioni perché si è manifestata, o forse no, perdiamo troppo tempo a disquisire, a costruire e a difendere la teoria più convincente per capire con l’intelletto il Grande Disegno. Che non possiamo vedere per intero, poiché appartiene anche a un altro, ad infiniti altri, piani di esistenza.

In ogni caso io adesso sono qui, e mi riguarda ciò che manifesto, che co-creo o che è una traccia già decisa prima di incarnarmi in questo Viaggio, per la mia evoluzione e quella di tutti gli esseri che mi circondano.

Ogni volta che il mio interesse per qualcosa/qualcuno si acuisce, a volte rasentando l’assoluta priorità per indagare a fondo, lo sento come una tappa, una conferma del collegamento sempre in atto, un dono mandato per aggiungere esperienza da una angolazione non abbastanza esplorata: il credere ad un altro per poter credere, constatare e manifestare senza più dubbi di me, in me e anche in tutto ciò che mi circonda.

Bruno Groening è un’opportunità di fare un pezzo del viaggio in pieno relax, riposandoci anche un pochino, sapendo che è qualcuno che ha dimostrato cosa un essere umano può essere e fare. Il mio cuore trabocca di tenerezza per quel bambino anomalo che è stato, che a neanche 3 anni spariva per giorni, e notti, nei boschi perché solo immerso natura del bosco si sentiva a proprio agio, accolto, compreso, protetto, amato.

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Ma che veniva riportato a casa dai vicini o dai genitori con botte, punizioni e l’assoluta cecità di essere in presenza di un’anima evoluta, che nel tempo ha dimostrato un potere preveggente e guaritore straordinario confrontato a quello di chiunque altro in epoche conosciute. Il tutto dal 1949 ad oggi amorevolmente e minuziosamente documentato.

Bruno Groening si definiva “l’uomo della spazzatura”, diceva: “date a me i vostri dolori, le vostre malattie, la vostra disperazione, me ne occuperò io di pulire e smaltirli per voi, mentre potrete con il nutrimento di Dio (l’Heilstrom) sperimentare da subito la piena salute di corpo, mente e spirito.”

Certo con un sistema che poteva sembrare quello di un moderno guru, che come gli attori dell’epoca spediva la sua foto a chi aveva bisogno di un sostegno energetico, di un canale forte, di un braccio sicuro per fare un balzo nel proprio rapporto con Dio.

Sapeva già, e lo spiegava, di ciò che oggi conferma la fisica quantistica: la sua immagine avrebbe portato la sua energia in maniera ancora più massiccia perché, affermava, ogni foto contiene un’informazione intentiva concreta pari alla presenza reale.

A un certo punto della sua vita, amareggiato dai rapporti che instaurava con le persone che percepiva come aggressive e cattive, chiese al Dio del Tutto di prenderlo e di poter terminare questo viaggio troppo doloroso per la sua sensibilità.

Dice di aver avuto in risposta una visione e un compito, che era quello di portare la fede e l’Amore per Dio e l’energia di guarigione in tutti gli esseri. E finalmente il piccolo Groening, come si definiva essendo altro poco più di 1 metro e 70, comprese come e dove dirigere la sua grande energia risanatrice che definiva semplicemente Amore e fiducia nel Dio di tutto ciò che è.

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Non accettava né denaro e rispondeva di rivolgere a Dio e non a lui i ringraziamenti per le guarigioni, si definiva solo un tramite, un connettore, un trasformatore: “Nessun essere umano può guarire, uno soltanto lo può fare, Dio!”.

Le spiegazioni e le argomentazioni che condivideva nelle sue conferenze, che ho tradotto con google translator da varie lingue, erano semplici, con esempi quotidiani, comprensibili anche ai bambini. Si esprimeva con totale semplicità, ma non perchè non aveva studiato, a causa delle difficoltà economiche familiari nel pieno della prima guerra mondiale.

Nelle registrazioni dell’epoca (metà anni ’50), in tedesco, la sua voce spronava semplicemente ad aver fiducia e a connettersi a Dio, autonomamente. Ma per sgominare anche i cervelli più duri (impauriti, annientati, malati, disperati in quel dopoguerra) si offriva, e si offre, come lo spazzino che alleggerisce le menti e i corpi da quelle distorsioni che, lontane dalla Fonte, non sono più Amore. In pratica è stato, ed è, uno sciamano futurista.

Ecco perché, adesso, lo seguo con una riconoscenza pubblica per lui, e anche per riparare, per quel poco che posso fare, alle tremende ingiustizie terrestri alle quali è stato sottoposto: violenze fisiche e psicologiche, soprusi e denunce che lui ha sopportato mentre chiedeva solo di lasciargli guarire spiritualmente – con effetti circolari da materia a spirito e ritorno – tutte le anime incarnate che ne avessero avuto bisogno.

Adesso è un’altra era, tutto cambia e anche lui, se ci fosse ora, probabilmente si esprimerebbe in modo diverso, ma quella figura nel suo tempo è stata meravigliosa e necessaria, per consentire una silenziosa presa di consapevolezza da parte di tantissime persone. Persone semplici, che da 35 anni aprono e si occupano dei “circoli degli amici” sul passaparola, con l’unico desiderio di stare bene e di fare del bene.

Tu sai e sai già Tutto Loredana e sei meravigliosa. Hai avuto un’esperienza bellissima, adeguata alla tua grande ricerca e alla tua capacità di accoglienza. Quello che non dobbiamo mai dimenticare è che siamo, ogni essere è, un concentrato di Amore in un sistema fatto della stessa sostanza, arrendiamoci alla fiducia sempre e comunque, e al fatto che co-creiamo.

Dobbiamo tenere il cuore alla Fonte, fidarci e non provocare attriti emozionali nel sistema (con dubbi, paure, bisogni o eccesso di ego) ma favorire con gratitudine la fluidità naturale dell’esistenza che evolve per il meglio di tutti gli esseri.

Se posso permettermi ti dico quello che dico a me: semplifica. Il modo più semplice è mettere in pratica l’unico insegnamento che ci connette tutti alla Sorgente: presenza dell’adesso e riconoscimento della propria essenza divina. Tutto il resto si muove da sé sostenuto dal nostro Amore e dalla pulizia e dalla purezza del nostro cuore.

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Trovo interessante la frequentazione del Circolo degli Amici, anche se caratterialmente non sia mia abitudine questa modalità di incontri, ma qualche volta andrò e così sarà finchè l’energia che mi collega a Groening lo riterrà buona cosa.

Ci andrò per gratitudine e per essere vicina a una realtà nella quale potere, anche senza grandi tesi filosofiche, condividere energia co-creativa nella stessa direzione, energia incarnata da persone che esprimono la fede in maniera semplice allenandosi a riconoscersi reciprocamente e individualmente divine.

Ti abbraccio forte

Ti amo, mi dispiace, perdonami, grazie

 

*Marco Fardin caro amico, esperto italiano del calendario maya e diffusore delle scoperte di Carl Calleman che considera il suo maestro. Nota l’illuminante teoria dell’evoluzione vista dallo tzolkin, e la precisa definizione di Fardin del punto evolutivo epocale – la 9 onda espansa, adesso – che svela e stabilizza la facoltà di manifestare la nostra co-creazione consapevole.

 

*.:。✿*゚ ‘゚

 

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