Io nell’adesso sono il viaggio migliore

 

L’unico vero viaggio verso la scoperta

non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi

ma nell’avere nuovi occhi

Marcel Proust

Una lunga e accorata confidenza di una lettrice sull’altro mio blog mi ha fatto fare un’ennesima riflessione sulle scelte che “momento per momento” mettiamo in atto nella nostra vita.

Una saggia amica lettrice, Girasole, le ha già dato la risposta migliore che si potesse. Ma poichè questo sfogo è l’esempio di un meccanismo che talvolta ci impedisce di procedere a causa di blocchi auto depotenzianti, voglio dare anche questa mia che potrebbe interessare altre persone in simili situazioni di stallo.

Sotto il post dove l’amico Giancarlo Gotti racconta come ha scelto di vivere in coraggiosa diretta la propria felicità dando una raddrizzata radicale alla propria esistenza, Flora scrive:

Grazia Silvia per questa testimonianza. Scrivo queste parole con estremo rispetto verso Giancarlo e la sua scelta di vita, ma vorrei sottolineare che non tutti sono in grado di mollare tutto e tutti seguendo la propria strada e vivendo di rendita. Che cosa bellissima questa di vivere di rendita! Ma per quanto ci si prova, solo uno su mille ce la fa!

Leggendo che Giancarlo è guarito dai suoi malanni, mal di testa compreso, grazie alla volontà di conquista della sua indipendenza, non posso non pensare che anch’io soffro di mal di testa, e da ben 40 anni! non posso non pensare che anch’io come tante altre persone soffro di innumerevoli patologie o acciacchi legati purtroppo al tipo di lavoro pesante che da sempre svolgo, ho provato a cambiare si, ma il cambiamento non è stato favorevole per la mia salute.

Non posso non pensare che mollare tutto sarebbe si una scelta, ma una scelta discutibile in quanto sono moglie, madre, figlia e tutto ciò comporta delle responsabilità verso gli altri. Che accadrebbe se all’improvviso decidessi di uscire dalla mia vita e andarmene in qualche terra straniera a godermi il sole, l’aria, la natura? a parte il fatto che non avrei di che vivere, ma poi, che razza di donna sarei se lasciassi la mia famiglia, soprattutto i miei figli privi della mia presenza, della mia rassicurazione e perchè no, anche di quei pochi euro che porto a casa?

Io ammiro le persone come Giancarlo che si sono dimostrate egoiste in senso buono perchè hanno preferito pensare alla propria vita, ma non è così semplice, non per tutti, anzi, diciamocelo chiaramente, non lo è per nessuno! Quando leggo di queste esperienza, lo ammetto, provo una grande invidia! Quanto vorrei poter trovare finalmente la strada giusta per vivere di rendita, starmene a lavorare a casa, curare la mia famiglia, ma soprattutto la mia salute, e dedicarmi alle cose che tanto amo fare e che non riesco mai a fare perchè il tempo per una donna non è mai abbastanza!

E a chi mi dice… basta che te ne freghi di tutti… rispondo, e tu perchè non lo fai? non è facile, lo sappiamo che non è facile. E per quanto riguarda l’allineamento con i propri desideri vorrei dire che oramai sono consapevole che sono solo parole.

Da qualche anno mi dedico quando posso alla lettura di tutti quei “manuali”, sulla crescita personale e sulla legge d’attrazione e all’inizio e per un bel po’ mi sono talmente fatta prendere da questi modi di vivere, (tanto che ho contagiato anche i miei figli), di pensare, di credere, che era proprio così, ci credevo con tutte le mie forze, ogni mio pensiero, ogni mio atteggiamento, facevo di tutto per abbattere le credenze depotenzianti e allinearmi con il mio vero sè, e quindi con la volontà di cambiare la mia vita soprattutto riguardo al lavoro…ma dopo oramai qualche anno senza alcun risultato positivo, sto cominciando ad arrendermi e sto pensando che sono solo parole, e che la vita, quella vera, è altra cosa e ognuno abbiamo la nostra!

Lo so, forse qualcuno leggendo queste righe penserà che non passo proprio per una persona positiva, ma chi se la sente di darmi torto? Grazie

Flora a mio parere all’origine di tutto ci sono le nostre scelte e non possiamo mai dimenticare di averle fatte.

Nessuna direzione che scegliamo di seguire è una pistola puntata alla nostra tempia, e tutto ciò che viviamo adesso è iniziato con una nostra precisa decisione e direzione.

Ognuno di noi, strada facendo, elabora e seleziona quello che è il meglio per se stesso, così crede o almeno così dovrebbe essere. Indubbiamente le scelte precedenti vanno a creare una connessione di (reciproca) responsabilità con tutti gli esseri che sono nella nostra rete relazionale.

Personalmente non credo che la cosa migliore sia azzerare tutto quello che abbiamo fatto solo perchè nei momenti di sconforto ci piacerebbe radere al suolo il nostro passato (comunque scelto, creato, vissuto e goduto). E poi magari immaginare un eventuale futuro affiancandogli cose che riteniamo impossibili, destabilizzanti, troppo complesse e quindi vivere tra frustrazioni e sensi di colpa.

Abbiamo la responsabilità (al100%) di chi siamo adesso e di “cosa e come” la nostra vita è adesso. E solo adesso possiamo raddrizzare quello che ci sembra traballante (o doloroso, duro, impossibile, demotivante, frustrante o nauseante).

“Che tu creda di farcela o non farcela avrai comunque ragione” Henry Ford

Essendo tu, come scrivi, “moglie, madre, figlia” il lavoro migliorativo andrebbe fatto in collaborazione con i tuoi perchè sennò saresti una proprietà a disposizione di “marito, figli e genitori”. E questo stato sarebbe comunque una tua creazione.

Scegliere di comunicare i propri desideri come protagonisti e soggetti della propria esistenza è il valore positivo che i “legami” (definizione abituale data alle relazioni, ma decisamente iconografica) ci donano e contemporaneamente questa chiarezza in noi ci da’ il senso e la forza di sostenere queste relazioni emotivamente, fisicamente ed economicamente.

“Vivere di rendita” è il sogno di molti… ma spesso è anche una definizione che ingloba un certo sacrificio e un retrogusto. Per chi vive come Giancarlo, oltre ad aver fatto delle scelte a monte, questa definizione è anche sinonimo di “leggerezza e responsabilità”.

Perchè la propria Libertà è una situazione da sostenere anche quando ci si rende conto di non avere il calore di una (propria) famiglia, quell’essere sorretti da un ritmo talvolta “noioso” ma stabile e conosciuto. O quando si hanno destabilizzanti solitudini, che ci sono per tutti, qualunque direzione si possa aver preso.

Spesso in questo “vivere di rendita” ci si legge più magia di quanta ce ne sia. Viaggiare col minimo indispensabile e adattarsi a quello che è la vita che si sceglie è sempre una buona scelta.

Come Giancarlo lo fa con i bagagli, e che io sappia non viaggia nelle comodità o soggiorna al Grand Hotel, alleggerire i propri pensieri, soprattutto quelli che parzializzano e ci fanno rasentare l’invidia (come scrivi e può essere comprensibile) è il miglior lavoro di pulizia che possiamo attuare.

Questo è necessario per far spazio a quel canale divino in cui dici di aver ormai perso fiducia quando scrivi “per quanto riguarda l’allineamento con i propri desideri vorrei dire che oramai sono consapevole che sono solo parole (…) sulla crescita personale e sulla legge d’attrazione (…) ma dopo oramai qualche anno senza alcun risultato positivo, sto cominciando ad arrendermi e sto pensando che sono solo parole, e che la vita, quella vera, è altra cosa e ognuno abbiamo la nostra”.

Noi stessi siamo la legge di attrazione, perchè noi siamo l’antenna ricetrasmittente in perenne azione, e tutto ciò che emaniamo porta a noi vibrazioni correlate che si consolidano nella nostra realtà. Ma la reale e potente vibrazione la emette la nostra Anima… ed è qui che tanti cadono (e si stufano di “crederci”) quando si focalizzano principalmente su desideri come vincere all’enalotto o si immaginano in esistenze di scintillante prosperità economica, come gli americani vogliono convincerci che legge di attrazione significhi e faccia ottenere.

La nostra Anima ha desideri spesso diversi da ciò che crediamo con la mente e con l’ego ma se non siamo sintonizzati sui nostri Tre Sè non possiamo neppure immaginarli…

Che accadrebbe nella tua vita invece che sentirti “schiava” (perdona il termine ma è la sensazione che capto nel tuo scritto, “schiava” di te stessa intendo) di una situazione che ti impone un detestato lavoro, una non ascoltata salute, degli obblighi familiari e poche prospettive di gioia, che succederebbe se ti organizzassi a immaginare che ognuno di voi facesse la propria parte? Hai creato una comunità (la tua famiglia) e come gruppo ognuno dovrebbe essere di reciproco sostegno e collaborazione.

Tutto è nelle tue mani. Tutto ciò che hai è già preziosissimo, e l’hai creato tu, ha solo bisogno di una messa a punto perchè ciascuno di voi possa vivere (insieme o singolarmente) momenti di creatività e benessere. Quelli che ogni essere ha il diritto/dovere di manifestare e procurarsi per sentirsi bene dentro e fuori.

Non credere a me, non lasciarti destabilizzare dalle apparenze di nessuno, non credere in nessun altro che a te stessa e nel tuo personale potere di giungere al meglio del tuo adesso. Momento per momento.

Grazie di aver scritto e grazie della tua apertura sincera, grazie di avermi consentito di fare un esame di coscienza personale.
Ti amo, mi dispiace, perdonami, Grazie, ti abbraccio con tutto l’amore che c’è.

 

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Abbracciamo l’Amore

Tanti anni fa, circa 25, partecipai al seminario “Puoi guarire la tua vita” tenuto da docenti italiani che erano stati formati direttamente da Louise Hay. Adesso sono cose risapute ma all’epoca ero ancora in uno stato di involuzione e la ricordo come un’esperienza di grande apertura. Un passaggio complesso fu quello di imparare ad abbracciare “con la pancia”. Molti degli allenamenti preliminari furono dedicati a prendere confidenza con se stessi, esercizi personali allo specchio alternati ad altri con i compagni del corso, e passo dopo passo ci siamo ritrovati sempre più intimi nelle confidenze e nelle condivisioni.

La maggior parte di noi ha dovuto mollare molte riserve quando il secondo giorno abbiamo iniziato prima, durante e dopo ogni esercizio, a donarci dei lunghissimi abbracci con la persona con la quale interagivamo. Ad ogni esercizio si cambiava compagno – era un gruppo misto, in prevalenza donne pertanto molto importante fu lo scambio tra femmine – ed era sostanzialmente vietato rimanere con lo stesso partner per lo step seguente. Quindi in quei 3 giorni ci siamo comunque conosciuti abbastanza profondamente tutti.

 

 

Dal timore iniziale, anche solo di dire a voce alta il proprio nome e il motivo della scelta di quel corso ci siamo trovati al termine di quel bel week end pieni di entusiasmo e quasi più che fratelli. Questo accade ad ogni workshop o seminario che abbia l’intenzione anche di oltrepassare quelle barriere fisiche che noi umani abitualmente costruiamo e in cui dimoriamo la maggior parte del tempo.

Questo fine settimana a Modena ho partecipato insieme ai miei soci Josaya, ad un evento splendido, Il Cerchio della Vita e mi sono resa conto una volta di più di quante persone che, pur essendo immerse in un percorso di condivisione, e che magari lo insegnano, hanno un reale disagio nell’abbracciare i propri simili. Di abbracciarli veramente intendo.

Socialmente siamo abituati come prassi a tenere le distanze, agiamo “in difesa” e in modo razionale, intimoriti di dare quella confidenza che potrebbe essere scambiata per un’intimità difficile da gestire. Spesso anche dagli amici si ricevono quelli che definisco “abbracci di testa” attuati con la volontà del dover/voler farlo ma in velocità, sbrigativamente e frettolosamente, senza quella sensazione di abbandono, di tempo amorevole che è sempre bello dare e ricevere. C’è una sorta di paura o disagio che tiene gli esseri distanti e solo in caso di eventi eccezionali (come le giornate degli abbracci, note come “free hugs“) o momenti pericolosi (come durante un terremoto o un incidente) riusciamo a vederci come quel TuttoUno di cui spesso parliamo e “pensiamo” (con la testa) sia l’umanità intera.

 

 

In questo week end ho abbracciato molte persone, mi piace farlo, e mi piace ricevere abbracci veri ed è sempre interessante “sentire” e guardare come gli esseri si abbracciano.

Apprezzo il coraggio di chi lo fa visceralmente, di chi si da, di chi lo fa con la pancia o ci prova almeno per qualche attimo. Che vuol dire mettere a contatto davvero “le pance” e non solo le braccia o le spalle.

Certo non è facile farlo “a freddo”, con chi non si conosce o per quel tempo giusto che non è troppo e non è poco, che poi è un accordo che devono decidere i corpi che si stanno salutando a seconda di cosa sentono e scoprono reciprocamente. Ci vuole allenamento a trovare in questa pratica quell’attimo di piacere assoluto che è lo stabilire il “contatto” che sta tra pancia e braccia, il contatto anche dei cuori.

 

Allenamento (al contatto, al passare dalla mente al cuore), comprensione (che la persona che sto abbracciando ne ha bisogno/piacere umanamente quanto me), abbandono (del razionale, della paura, dei preconcetti) e fiducia (che non sono in pericolo, anzi), mentre si riesce a “vedere” l’altro semplicemente come parte di quel prezioso e delicato “siamo Uno” che in realtà siamo sempre e non solo durante le recite o le catastrofi.

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L’Amore è gentilezza

La gentilezza delle parole crea fiducia.

La gentilezza di pensieri crea profondità.

La gentilezza nel donare crea amore.

Lao-Tzu

Sono sempre stata convinta che uno degli ingredienti più preziosi dell’Amore sia la gentilezza. Ognuno ha il proprio carattere e ciò è sacrosanto e tale deve esprimere ed espandere ma ci sono persone che rovinano tante relazioni e situazioni solo perchè non hanno, o non usano a sufficienza, disponibilità, sensibilità e gentilezza.

“Gentilezza” sembra un termine antico e fuori moda, talvolta lo si travisa con debolezza, sdolcinatezza o affettazione, in realtà è quel modo empatico, rispettoso ed amorevole di porsi e di relazionarsi che hanno certe persone che saranno tra quegli esseri che non dimenticheremo mai anche se li avessimo incontrati una volta soltanto. Perché per gentilezza non si intende solo come un parlare armonioso (nel suono e nella sostanza e già ciò è meraviglioso) ma è un’emanazione dell’anima in accordo col cuore e quando si è centrati capiamo dove, se c’è e davvero chi ce l’ha o è solo un atteggiamento di superficie.

Come nella vita e nell’amicizia la gentilezza nella relazione di coppia è indispensabile, è quella base di attenzione, armonia e coerenza che dovremmo prima imparare nei nostri confronti per poterla utilizzare anche in quelli degli altri. Anche se talvolta potrebbe essere più facile essere delicati con gli estranei che con noi stessi (se siamo immersi nella disistima) ma questo è un altro discorso.

Per il mio tipo di sensibilità chi non sa essere gentile, e che questo stato gli provenga dal cuore pertanto non a intermittenza a seconda dell’umore e delle situazioni, ha una marcia in meno. E, personalmente, non riesco ad avere un rapporto profondo con questo tipo di persone perché la mia psiche non gli si allinea mentre la mia anima resta in allerta e in timore, soprattutto se con quella persona ci sono precedenti. Se la gentilezza è altalenante non la sento sincera ma un razionale calcolo e opportunismo del momento, finchè non ci siano intoppi differenti.

Indubbiamente lavorare su noi stessi ha un grande valore, ogni crisi personale è un’esperienza per migliorarci e migliorare il mondo anche se talvolta qualche vittima la potremmo fare.

Anna e Claudio si misero insieme dopo il fallimento dei precedenti matrimoni, due persone adulte dal carattere formato che si incontrarono in quest’amore importante a un’età nella quale non è da tutti né l’aver fiducia del nuovo né l’aver così voglia di rinunciare alla propria libertà per ricominciare da capo qualcosa.

Ma l’amore è magico per questo, non guarda in faccia nessuno e quando l’attrazione esplode lo fa come la più gradita bomba possibile alla quale non si pensa quasi neanche per un attimo di sottrarsi.

Per entrambi il problema che aveva disintegrato i rapporti precedenti era il loro carattere determinato e reattivo. Certo i fallimenti erano avvenuti con partner diversi, in tempi e situazioni diverse ma qualcosa non consentiva loro di portare avanti questo attuale rapporto nel meglio che avrebbero “voluto”.

Quando tutto andava bene erano molto affiatati e si divertivano un mondo insieme ma appena nasceva un problema comune nessuno dei due era propenso a cedere e quando accadeva non era mai una situazione definitivamente appianata. Lui era più astuto e cercava di tirare Anna dalla sua con ragionamenti al limite della manipolazione. Lei comunque riteneva di avere le idee chiare e se decideva che era no era no, ancor più vedendo come lui cercava di approfittare prima sottilmente poi impetuosamente sia per avere ragione che nella conduzione della questione in conflitto.
Spesso, e neppure capivano come accadesse, non riuscivano a gestire la situazione senza arrivare al limite della separazione tra urla da una parte e musi dall’altra e gran finale, una quantità di taglienti dichiarazioni reciproche e inopportune quando la situazione degenerava.

Entrambi sostenevano che quello era il loro carattere, lui era per indole più furioso di lei quindi Anna era quella che capitolava più spesso, ma nel frattempo aveva accumulato frustrazione e rancore sia per non riuscire a gestire come avrebbe voluto la situazione che nell’aver incamerato un numero più imponente di frasi incancellabili che a freddo lui non le avrebbe mai detto. Rabbia, rancore, sfiducia e demotivazione erano parte della loro relazione.

La gentilezza per loro era una sorta di formalità finché non arrivavano a situazioni nelle quali avrebbero entrambi voluto primeggiare e quindi lasciavano da parte il cuore e andavano tutti e due, in modo diverso, fuori di testa.

Una cosa importante da ricordare: vero è che ognuno ha il suo “carattere” ma star attenti alle parole è il primo atto di gentilezza, sia nei propri confronti che in quelli dell’altro. Per quanto ci si possa poi scusare o dispiacere le parole hanno un loro peso, sono energia espressa e solidificata che crea muri per certi versi invalicabili nel caso non fossero adeguate alla pulizia e alla probabilità credibile di un futuro comune.

Nessun atto di gentilezza, non importa quanto piccolo, è mai sprecato.

E, altra cosa importantissima, quando la situazione si fa dura se proprio non si riesce a staccare dalla propria opinione considerandola “giusta” si deve arrivare a cedere entrambi nella stessa proporzione (una volta io, una volta tu) anche “se non lo capiamo” o “non ci andrebbe”. Se si vuole stare insieme, o meglio se stare con “quella” persona lo riteniamo importante a turno si deve imparare ad essere gentili che vuol dire relazionarsi con rispetto, comprensione, compassione, valutazione (parola che non è astratta, vuol dire dar valore) di un altro punto di vista senza voler vincere o condurre a proprio modo poiché sarebbe assoluta presunzione pensare di essere sempre, o più che spesso, nel “giusto”.

Quando la misura e la gentilezza si aggiungono alla forza, quest’ultima diventa irresistibile. Gandhi

Anna e Claudio dopo vent’anni sono ancora insieme, di certo non hanno vissuto al meglio di come avrebbero potuto fare ma ce l’hanno fatta, a modo loro. Entrambi hanno rancori, amarezza e sfiducia sotto la pelle, entrambi hanno troppo spesso preferito portare nella relazione il “carattere” piuttosto che il “dare” per paura che l’altro potesse abituarsi a “prendere” e per l’incapacità di essere davvero coppia.

La domanda che dovremmo da porre a noi stessi è: “Preferisco aver ragione o essere felice?” E con ciò costruire una strada comune di tolleranza e accortezza, di generosità e leggerezza. Oppure decidere di stare da soli perché una coppia felice e longeva è, tra le tante altre cose, elastica e in perenne “aggiustamento” sempre nel reciproco rispetto.

“L’amore non è materia. È energia. È la sensazione che si prova in una stanza, in una situazione, con una persona. Il denaro non può comprarlo. Il sesso non lo garantisce. Non ha nulla a che vedere con il mondo fisico, ma ciononostante può essere espresso concretamente. Lo sperimentiamo attraverso la gentilezza, il dare, la pietà, la compassione, la pace, la gioia, l’accettazione, l’assenza di giudizio, l’unione e l’intimità.”
Marienne Williamson da Ritorno all’amore

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Come creare Miracoli vivendo con Amore la vita di tutti i giorni

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Ogni relazione è sperimentare e coltivare il proprio Sé

Essere innamorati, essere in relazione, essere coppia non solo è una delle esperienze più emozionanti che si possa sperimentare ma è anche la strada più grande per conoscere noi stessi.

Generalmente ogni persona nel corso della propria vita ha una serie di relazioni amorose. Che siano reali, potenziali, ufficiali, clandestine, parallele, simulate, univoche, sovrapposte o immaginarie ognuno di noi ha un mondo di sensazioni a getto continuo nel cuore, nella mente e nella carne che distillano e creano costantemente l’essenza del nostro individuale qui e ora. L’immaginazione non ha limiti ed è in un certo senso corrispondente alla rappresentazione dei nostri bisogni forse più  che dei nostri desideri.

Tutte le realzioni che intrecciamo, reali o virtuali che siano, sono riti di guarigione che fanno parte della nostra crescita personale e spirituale.

Ci sono storie passionali, vissute principalmente col corpo che ci fanno prendere confidenza con la nostra fisicità, con le nostre ossessioni, con l’impossibilità a gestirci razionalmente, con gli abissi che rapiscono e fanno esprimere il nostro sé. Non sono solo relazioni fisiche, nessun rapporto anche se principalmente sessuale è “banalmente” solo una storia di letto.

Il sesso è sempre un tramite immensamente più vasto e sacro anche quando non ce ne rendiamo conto, è quella parte che ci connette all’altro ma ancor più a noi stessi dandoci modo di conoscerci, osservarci e prendere le misure alla propria dimensione viscerale, al proprio fervore, alla nostra capacità di abbandono a noi stessi e all’altro e a un’altra serie infinita di tendenze che fanno parte di noi.

L’altro è un contatto necessario, e spesso più che piacevole, che tramite e attraverso l’esplosione chimica con noi può accedere alle stesse consapevolezze.

Non è semplicissimo che un rapporto nato per favorire questo tipo di conoscenza si trasformi nel vissero felici e contenti. Perchè l’eros per sua definizione ha bisogno di canali anche “estremi” che spesso hanno pochi punti comuni con la quotidianità.

Quante volte passata la sbornia di una passione durante la quale, soprattutto noi donne, immaginavamo anche un rapporto di matrimonio e forse figli e poi, magari due anni dopo la fine della storia, ci si è resi conto con oggettività della situazione “vedendo” quel partner con occhi totalmente differenti e capiamo che non ci sarebbe stato un accordo diverso da quello che quella relazione aveva portato a termine.

Siamo tutti un po’ strani e la vita è un po’ strana, e quando troviamo qualcuno la cui stranezza è compatibile con la nostra, ci uniamo a loro e cadiamo nella reciproca stranezza e la chiamiamo Amore. Dr. Seuss

Pertanto tutte le relazioni che abbiamo avuto sono state necessarie anche quelle che sembrano sbagliate e o lo sono state su qualche livello. Tutto è amore anche quando ci pare male perchè queste riflessioni ci porteranno a considerazioni e comprensioni successive.

Le conoscenze relazionali sono il nostro bagaglio concreto, quell’esperienza che ci è necessaria per avere il massimo delle informazioni su chi siamo veramente e cosa vogliamo.

“Nessuna relazione è una perdita di tempo. Se non ti ha portato quello che vuoi, ti ha insegnato quello che non vuoi”

Ma a volte prevalgone le barriere e i timori che sono fondamentalmente chiusure alla vita e all’energia che questo piano fisico e concreto ci può donare.

E quindi c’è chi rimane bloccato nel mentale da memorie collettive create da una spiritualità repressiva esterna e preferisce rimanere nella teoria delle relazioni virtuali. Come chi ha paura di mettersi in gioco, di sperimentarsi, di aprirsi alla vitalità per milioni di motivi. Per paura di farsi male, paura di non piacere, paura di essere un passatempo, paura di non avere il corpo adatto, paura di perdersi, paura di prendere una qualsiasi decisione. E quindi rinuncia agli impulsi non traducendo il proprio pensiero in azione. C’è chi sceglie di chiudere con la vita per delusioni ricevute (quasi mai calcoliamo quelle date, quelle riguardano sempre chi le ha avute…), quelli che diffidano di tutto e tutti, quelli che la fisicità è “sporca”, quelli che non hanno tempo, quelli che si raccontano che comunque va bene così e poi si ritrovano a rimpiangere il passato e il buono che qualsiasi rapporto avrebbe potuto avere.

Ogni storia relazionale nasce per interesse, che sia di esperienza, di curiosità, di scegliere l’accesso alla conoscenza del proprio piacere, di rigenerarci, di apportarci creatività. Interessi misti che possono includere quelli mentali, spirituali, economici, sperimentali, idealisti, illogici o pragmatici. Ma ogni relazione è conoscenza, è vita, è alla fine necessaria per dirci chi siamo.

Con questo non è che tutto sia “lecito”, il margine lo decidiamo sempre noi raffinandoci alla nostra percezione che include le variabili che stiamo esistendo e che sono l’insieme della nostra vita attuale. Dalle nostre scelte, da ogni scelta, nasce una nuova direzione che porterà alla proiezione di una nuova realtà. Tutto serve per imparare a misurare cosa ci può portare o togliere il nuovo.

Ma cosa più importante è non tradire mai se stessi, non amputare il proprio entusiasmo e la nostra creatività sapendoci osservare con generosa comprensione. Tutte queste angolazioni sono da considerare almeno quanto lo riusciamo a fare nei confronti degli altri.

Vivere all’insegna della creatività e dell’amore è il modo più sano di affrontare la vita. Fare ciò che ci rende felici, guarisce e protegge. Richard Bach

In pratica? Indaghiamo senza giudizi, pregiudizi e paure e senza eccessivi tormenti quello che ci incuriosisce, quello che ci fa sussultare, quello che ci rende vivi.

Tutto quello che arriva alla nostra attenzione ha un suo motivo e un suo perchè. In ogni fatto, situazione e persona c’è un seme utile alla propria personale evoluzione e mai nessuno e niente approda a noi per inutilità o per caso.

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L’Amore è un’unione di libertà

Coppia felice, coppia infelice, relazione giusta o sbagliata, pregiudizi, felicità, passione, disperazioni, obblighi, libertà, catene, gelosie, tradimenti, ricatti, separazioni, lotte e battaglie.  Ma c’entrano qualcosa tutte queste definizioni schematiche e talvolta traballanti con l’Amore?

Per libertà s’intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, usando la volontà di ideare e mettere in atto un’azione, ricorrendo ad una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a metterla in atto.
da wikipedia


I momenti di riflessione per noi umani, e senza essere settari magari non solo per noi umani, sono continui. Riflessione intesa sia come analisi del pensiero che come il continuo specchiarsi in altri esseri, situazioni e momenti, tutte esperienze che paiono impalpabili ma sono decisamente più che concrete. E diventano noi.

A due giorni dalla data più temuta ma anche più desiderata dall’intero pianeta per l’opportunità evolutiva, almeno da parte di quelli che sanno qualcosa dei Maya e soprattutto del loro Calendario, qualche riflessione in più la si fa.

Ormai giunti davanti a un momento così risonante a livello planetario non si può che essere invasi dolcemente da una disposizione d’animo di completo amore e comprensione.
Per tutto e per tutti. Potrebbe accadere di tutto e perchè ragionare ancora con le piccole miserie che a volte contraddistinguono quasi tutti gli umani, perlopiù quelli infelici (ovvero bloccati, bisognosi, risentiti, addolorati, rigidi, disperati, vendicativi in una parola impauriti) tra l’altro?

Io sono sempre più serena, e ringrazio il TuttoUno ben più intelligente di me, ritengo che tutto ciò che verrà sarà perfetto, sarà la giusta situazione per l’intero Sistema che è entrato da tempo in un’epoca Nuova, e come tali dovrebbero essere ora i nostri pensieri e i nostri sentimenti.

Nuovi come puliti, sinceri, attenti e coerenti nell’adesso del mente/cuore. E Nuovi noi, nel percepire il sottile, che non vuol dire stare misticamente rapiti in una qualche vetta dell’Io a mugolare canti sacri. Nuovi come allineati al Ritmo della Natura in evoluzione che è ben di più che stare o abitare in campagna anche se quell’ambiente sempre può facilitare la messa a punto della nostra armonia (e contemporaneamente disperare la mente dei cittadini abituati a presunte comodità che spesso neppure utilizzano).

Tutto è uno stato mentale prima che oggettivo, i pensieri creano cose e tutto il mondo che poi sperimentiamo.

Dobbiamo essere nuovi con una mente nuova, un’immaginazione nuova, una creatività nuova e un’Intenzione Nuova.

Cominciare dall’essere a noi più vicino e importante per creare il Nuovo Mondo è una grande idea, cioè esattamente dal “dentro di noi”, partendo semplicemente da noi stessi e poi parallelamente dalle/alle nostre relazioni.

Pertanto “ama il prossimo tuo come te stesso”, sì ammesso che sappiamo finalmente amare profondamente noi stessi; “fai al tuo prossimo quello che vorresti fosse fatto a te” assolutamente sì quando sappiamo abitualmente trattarci con pazienza, comprensione e affetto; “sii generoso, flessibile e abbi una visuale ampia” che vuol semplicemente dire “lascia agli altri la loro libertà, il loro spazio, la loro porzione di sperimentazione”, esattamente quella che vorremmo, e vogliamo, per noi.

Più che “dare” la generosità è non prendere o pretendere ciò che non è nostro. Questo è valido anche nei confronti dei bambini e una palestra straordinaria sono i propri figli, a qualsiasi età.

Coltiviamo quella zona personale di ossigeno che è sorgente di vitalità, creatività ed è necessaria per qualsiasi essere umano, per la sua personale gioia e per la propria salute.
Quell”ambiente che porta tutto in armonia e diventa la sostanza della vibrazione da condividere e ci consente di con moltiplicarne all’infinito.

Amare è libertà, questa è la più grande forma di generosità che possiamo offrire, e dobbiamo ottenere, in una relazione che possa considerarsi sana, viva e longeva.

Essere esseri liberi e concedere libertà ha un significato personale e concordato all’interno della coppia, dove le regole sono stabilite esclusivamente dai partner ed elasticamente riformulate con l’obiettivo di condividere amore incondizionato, cioè “senza condizioni” (come impongono invece i contratti, le aspettative, gli obblighi, i ricatti sentimentali).

Io non ho formule da dare, sì certo posso accompagnarti a trovare la tua migliore modalità, perchè ognuno deve trovare la propria, ma, la definizione che più amo dell’Amore è lo slogan di questo blog dedicato alle relazioni, tre quarti è di Osho con una mia piccola aggiunta:

L’amore non è una passione. L’amore non è un’emozione. Non solo.

L’amore è una comprensione profonda del fatto che in qualche modo l’altro ti completa.

Qualcuno che i rende un Cerchio perfetto.
La presenza dell’altro rinforza la tua presenza.
L’amore dà la libertà di essere se stessi, e amare davvero è volere

il Bene dell’amato almeno quanto il proprio.

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L’amore non è una passione. L’amore non è un’ emozione. Non solo.L’amore è una comprensione profonda del fatto che in qualche modo l’altro ti completa.Qualcuno che ti rende un Cerchio perfetto. La presenza dell’altro rinforza la tua presenza. L’amore dà la libertà di essere se stessi, e amare davvero è volere il Bene dell'amato.

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