Sì, gli Angeli ci sono

Pina è un’Amica con la A maiuscola. Perchè? Perchè appartiene a quella categoria di anime trasparenti e positive che “ci sono”, a prescindere. Ha una gestione del tempo incredibile, non capisco come faccia a lavorare e fare un oceano di altre cose bellissime. Ha un’anima gentile e ‘sottile’, è allegra, dolce, bella e sa utilizzare una visione a 360°.

E’ di quelle amiche che auguro a chiunque, è di quella ristretta cerchia alle quali mi consento di non rispondere – a meno che non ci sia un’urgenza dichiarata – se sono troppo impegnata, o se c’è un qualsiasi motivo che mi faccia scegliere di stare in silenzio. E non cambia nulla, sappiamo che il nostro rapporto è tale e quale: una certezza, una conoscenza evidentemente nata non in questa vita ma che ci fa ritrovare insieme vita dopo vita.

Questo suo consentirmi di esserci/non esserci genera in me una immensa gratitudine per la libertà che mi si concede, libertà che ritengo il primo ingrediente di una relazione, che è pari all’Amore ma la Libertà è prioritaria e ritengo invincibile la fusione di queste due energie. Naturalmente tutta questa amorevole libertà è reciproca.

Pina ha qualcosa in comune nella mappa del mio vissuto: ha una figlia, brillante quanto lei, che si chiama come me e come la figlia di mia sorella Luisa, e ha un marito che nella primavera del 2014 è volato in Cielo quasi contemporaneamente a Franco, il mio più grande Amico in questa incarnazione.

Ci siamo conosciute per lavoro, era una nostra lettrice e cliente, e pian piano il rapporto tra lei e me si è stretto in un’amicizia leggera, profonda ed elastica come solo le relazioni rispettose e durature possono essere. E quando ci siamo abbracciate il 23 maggio dell’anno scorso a Roma durante un seminario di Ho’oponopono eravamo entrambe felici ed emozionate.
Principalmente stiamo in contatto via facebook ed era da un po’ che non ci incrociavamo, ma da qualche giorno il piacevole pensiero di lei veniva a trovare il mio cuore, sapevo che stavamo per rincontrarci.

Non sono stata quindi stupita stamattina nel ricevere la sua email, che mi ha profondamente emozionato e che, come le ho risposto, non riuscivo neppure a leggere al mio compagno perché la commozione mi spezzava la voce nella gioia del grande messaggio celeste del quale ha voluto rendermi partecipe.

GRAZIE Pina, ti AMO!

Pina Di Loreto e Silvia Paola Mussini Roma 2014

Buongiorno Silvia,
alcune righe per dirti che ultimamente ho iniziato, sulla spinta di amici poeti, a scrivere degli haiku.
Mi viene facile scriverli, alcuni sono belli, altri meno. Li puoi trovare nella mia pagina fb e anche in quella del mio amico Claudio Spinosa poeta. Se hai tempo e voglia leggili e dimmi se ti piacciono.

Poi volevo dirti che ieri stavo tornando dal lavoro (un’ora di guida fino a casa) e spesso mentre guido penso a G. In 27 anni e mezzo che siamo stati insieme, ha guidato sempre lui in tutti i nostri piccoli e grandi viaggi, tranne quando stava troppo male, durante e dopo la chemio. Ora che sono sola, immagino che lui sia a fianco a me e spesso ci parlo, altre volte piango, altre ancora urlo.

Ieri pensavo a “Lui Sa nel Grande Disegno”, quando tu sei riuscita a sentire la voce lieve di Luisa. Allora ho chiesto a lui di parlarmi in modo che lo capissi e immediatamente mi si è parato davanti un bilico (autoarticolato) come quello che guidava lui, solo che era tutto bianco! E dietro c’era una scritta in un carattere corsivo carinissimo: “Angelo”. E, avvicinandomi ancora, ho visto un’altra scritta in gergo, non ricordo bene le parole, comunque diceva: “Capo (lui si rivolgeva sempre così a qualcuno che non conosceva per chiamarlo simpaticamente), lasciami spazio” o una cosa simile.

Era proprio lui! Stesse modalità, il mezzo che guidava, il bianco! (volevo sapere come stesse e per me significa “bene, in pace”) e poi come poteva chiamarsi l’autista? Angelo! E parlava in modo simpatico, per niente volgare. Era lui!
Ho iniziato a ridere perché lui mi faceva sempre ridere, anche ieri l’ha fatto, e a piangere perché ero commossa.
Grazie, grazie, grazie!
Grazie di avermi letta, Silvia, e di tutto!
Saluta Sandro!
Pina

P.S. avevo pensato di venire al seminario di domenica sul monte Fumaiolo, però sono comunque 4 ore di guida e sono un po’ stanca, lunedì non posso mancare dal lavoro. Se verrete più vicino, ci sarò.

Copio i suoi haiku dalla sua bacheca di Facebook:

15 giugno 20,59
Pensavo a te
Ho chiesto un messaggio.
Bilico bianco

15 giugno ore 21,08
La scritta dietro
Angelo in corsivo.
Rido e piango

Quiet: il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare – Susan Cain

Per troppi anni ho vissuto la mia introversione come un difetto, un peccato capitale e qualcosa da risolvere e, prima o dopo, magari da sradicare. La mia propensione alla solitudine, al fare le cose da sola, all’esigenza di libertà, all’emotività eccessiva e all’estrema compassione che ogni situazione mi ha sempre suscitato, erano, anche, un qualcosa di tremendamente scomodo.

La pratica di Ho’oponopono è giunta a coronare la mia esistenza di ricerca e mi ha reso chiaro e facile armonizzare e accogliere incondizionatamente me. Mi ha allenato a fluire e non a forzare, oltre che a ripulire le mie memorie che tenderebbero a calarmi in un ruolo di servizio, in un’epoca che, se non sviluppiamo al meglio il rispetto per noi stessi, diviene una scomoda consuetudine per sé e un comodo quanto ‘ovvio’servizio nei confronti di chi tende a imporre la propria personalità.

Siamo tutti in cocreazione di un mondo migliore, più morbido, sincero, essenziale, dove gli scambi siano amorevoli e, quando non disinteressati, siano comunque sempre condotti in completo onore.
Per riappropriarsi completamente della bellezza della propria introversione, ritengo imperdibile questo libro che ne integra e illumina il lato profondo, spesso silenzioso ma sempre intensamente creativo “in un mondo che non sa smettere di parlare” (come dichiara la conclusione del sottotitolo in copertina).

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Susan Cain, ex avvocato di Wall Street, consulente e scrittrice, che si definisce nata introversa all’ennesima potenza, con il suoQuiet: il potere degli introversi racconta, con incredibile leggerezza, della sua ricerca e successiva stesura del testo che ha generato in 7 anni di lavoro; un’indagine vasta e accurata nata per conoscere a fondo il mondo dell’introversione, paragonandolo e finalmente ben distinguendolo da quello dell’estroversione, del quale non è certo una versione inferiore o meno vitale.

La Cain usa un linguaggio intimo, che ci porta a passeggiare complici tra i suoi episodi di vita vissuta da introversa, inframezzati e avvalorati da approfondimenti (partecipazione a seminari, interviste, dati scientifici e un’enorme bibliografia) completi di nomi e dettagli sull’autorevolezza delle sue esperienze sul campo e delle fonti interpellate.

Susan spiega molto bene perché l’introversione, come il suo opposto, è qualcosa di intimamente legato al dna e quindi è una natura da assecondare, sviluppando al massimo tutte le sfumature grandiose che un essere abituato a vivere più in verticale (e potenzialmente facilitato alla connessione con il divino in sè) di altri, per i quali è profondamente complesso non esprimersi in orizzontale (espressione manifesta del sé, della personalità, della persuasione) che potrebbero rischiare di rimanere inconsapevolmente in superficie.

Susan Cain ci accompagna in un viaggio di oltre 400 pagine, informando e consapevolizzando il lettore che si riconosce in questo scritto generato dal cuore, mentre documenta nobilitando a tutto raggio questo stato dell’essere, pregi e presunti difetti inclusi.

E’ naturale che, essendo un testo nato per volgere a proprio vantaggio il capitale emozionale dell’introversione, si focalizzi su questo ma c’è una grande obiettività nel confrontarci con gli estroversi, è quindi per qualsiasi lettore un piacevole e ulteriore spunto di crescita su tutti i fronti, oltre che un’opportunità di godere di relazioni migliori, con noi e con gli altri.

Il mondo è pieno di introversi: li vediamo, anche se non li sentiamo. A volte ci disturbano, con la loro reticenza. Altre volte ci affaticano, perché cedono sempre il passo a noi. Altre volte ancora li apprezziamo, perché sembrano innocui. Sono almeno un terzo delle persone che conosciamo: sono quelli che preferiscono ascoltare, invece che parlare; che preferiscono leggere invece cha fare vita sociale; quelli che creano e inventano, ma che non ostentano la loro opinione.

A molti di loro dobbiamo alcuni dei più grandi progressi dell’umanità: dalla teoria della gravità, all’invenzione del computer, da Harry Potter a Google. Ma come trovano spazio gli introversi in una società che sembra premiare solo le personalità estroverse, competitive ed egocentriche? Raccontando anni di esperienza come consulente e il suo passaggio da una timidezza riluttante a una timidezza orgogliosa, Susan Cain accende un riflettore sugli introversi che sono fra di noi, spiegandone la forza e il ruolo nella nostra società.”

Lo trovi su Amazon:
Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare

Ho’oponopono: pulisco per me o (anche) per gli altri?

“A volte i sensi ingannano, perciò è fondamentale pulire con fiducia e costanza, per portarci non più a guardare ma a vedere tutti e il Tutto con gli occhi del cuore e il cuore dell’anima.”
Ti amo, mi dispiace, perdonami, Grazie.

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Una riflessione per rispondere a tutti quelli che mi chiedono se in Ho’oponopono dobbiamo solo pre-occuparci di pulire noi stessi o è possibile e/o giusto pulire anche per, sugli e con gli altri. Questa è la mia opinione: appurato che lo spazio tempo è una nostra definizione necessaria per collocarci in una sorta di calendario consequenziale, ci viene decisamente semplice considerare fattibile nell’adesso la pulizia e il rispetto per i parenti e gli antenati come ci insegnano tutti i percorsi spiritual-olistici di ogni epoca (consentendoci di uscire dalla nostra razionalità che guarda e vede solo adesso e su questo piano di esistenza).

Quindi se possiamo pulire, perdonare, amare e benedire a favore degli antenati (che ci potrebbero sembrare in un’altra dimensione della quale possiamo credere, sentire e intuire ma per certo non interagire con prove documentabili se non a noi stessi) personalmente credo sia meraviglioso pulire, mandare luce, amore e benedizioni con l’intento del meglio per gli esseri che partecipano con noi in questa incarnazione terrestre. Nessuno e niente sono mai a caso e allo stesso tempo siamo responsabili al 100%, non solo di noi stessi ma di tutti e del Tutto.

Questa la mia azione:
io pulisco innanzitutto me, quotidianamente e costantemente, come responsabile al 100% di tutto ciò che percepisco nella mia manifestazione di realtà e contemporaneamente attivo l’intento di pulizia nei riguardi di tutti gli esseri esistenti in ogni forma essi siano; pulisco anche i singoli specifici individui che me lo chiedono; pulisco quando mi giungono notizie che tentano di destabilizzare il mio equilibrio e quando ritengo possa essere utile e corretto; pulisco le persone con le quali ho un lavoro energetico in corso.
Pulisco sempre, ovunque e comunque e sempre di più, tutte le percezioni distorte o non armoniose che ho, affidandomi attenta e sveglia, a chi sa cosa è il meglio per tutti e quale è il Grande Disegno nel quale siamo immersi: TI AMO, MI DISPIACE, PERDONAMI, GRAZIE.

Pulisco come del resto facevano i nativi nelle filosofie tradizionali, come faceva la stessa Morrnah Simeona con il suo Ho’oponopono rivisitato e modernizzato, come fa il dottor Ihaleakala Hew Len, non solo ai seminari, dove pulisce e benedice le persone in se stesso prima, durante e dopo il corso, come fanno Serge Kahili King e Maka Ala Yates che organizzano e coordinano preghiere, intenti e meditazioni collettive, come fanno molti degli esponenti e/o praticanti di altre correnti Ho’oponopono.

Loro tutti, sia di presenza che a distanza, puliscono, benedicono, mandano luce, amore, gratitudine e intenti per la migliore soluzione. Lo fanno come stile di vita, come sapienza applicata, come canali attivati, esattamente come sappiamo fare tutti noi quando siamo immersi nella gratitudine, e non solo perché sono (considerati) dei maestri ma perché conoscono l’importanza, la necessità e l’efficacia di purificare l’energia, per loro stessi e per tutti nel Tutto.

Per natura tutti gli esseri, non solo chi è entrato in contatto con Ho’oponopono, si scambiano perennemente energia, questa è una grande epoca perchè ci ha reso definitivamente chiaro che l’energia può essere intenzionalmente purificata per poter generare lo scambio più armonioso per tutti gli esseri coinvolti, e per risonanza per gli esseri tutti.

La filosofia hawaiana da cui nasce Ho’oponopono ha il grande pregio di essere lo stile di vita più facile e immediato per raggiungere la nostra pace, che è sempre il primo intento che dobbiamo coltivare, anche tramite il sostegno dei rituali facilitatori che propone (primo fra tutti il mantra “ti amo, mi dispiace, perdonami, grazie”) che è uno strumento modernissimo e magnifico, esattamente perfetto per questa era attuale.

Inoltre tutte le scuole energetiche che ho frequentato, o di cui mi sono interessata, non hanno mai fatto distinzioni nel dispensare e inviare Amore, gratitudine, compassione, benevolenza, benedizione e perdono, (da soli o in gruppo) attraverso il semplice proposito di farlo, intenzioni che di per sé, quando sono realmente incondizionate, ci proteggono da qualsiasi “colpo di ritorno” (situazione temuta ma ingiustificatamente, come si auto definisce il nome stesso è semplicemente un ritorno dell’energia che emaniamo, quindi il nostro compito è semplicemente quello di pulire, pulire, pulire).

Ricordiamo sempre che quando siamo consapevolmente nell’onda cosmica, i nostri intenti si propagano con autonoma gioia dall’uno individuale a quell’Uno collettivo che tutti noi siamo insieme, ora e in ogni spazio tempo.

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Il frutto reale di questa pulizia lo si vedrà solo nel tempo, perciò è molto, molto importante restare nei concetti semplici e vibrare nell’Amore e nella gratitudine dell’esistenza. Pulendo l’ispirazione divina si manifesterà sempre più costantemente tramite coincidenze, sincronicità e una chiara visione della direzione migliore per noi stessi e parallelamente per quella dell’intera umanità.

Il tempo della Consapevolezza è la consapevolezza del Tempo.

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Prego, ringrazio, amo

Pregare è un termine che per anni mi ha dato un sottofondo d’ansia e un certo senso di costrizione, oltre a quel retrogusto indefinibile di non essere meritevole. Pregare lo associavo alle sante messe, obbligatorie dall’infanzia all’adolescenza, un tipo di impegno al quale mi sottraevo appena potevo, e mi ricorda anche quando volontariamente mi ero unita alla recita settimanale del rosario tra vicini di casa, in quel momento in cui facevo tutto quello che mi pareva utile e possibile per sostenere la salute di mia sorella. Anche se poi ho frequentato comunque la chiesa come luogo di estremo supporto quando non sapevo dove sbattere la testa.

Prego ringrazio amo

In realtà il termine pregare che mi dà ancora un lieve senso di soffocamento è riferito a quello in voga nei miei paraggi quando l’ho conosciuto. Quello che veniva suggerito e vincolato dalla chiesa cattolica, un garbuglio di dogmi in equilibrio tra umiltà, lode, redenzione e sottomissione, considerati pregi santificati e anche incredibilmente ben appaiati agli ori e ai broccati che quegli ambienti, e gli esponenti più altolocati, da molti secoli amano sfoggiare nelle vesti e negli arredi (sacri). E a mio avviso il basso profilo di questo papa, empatico e decisamente più vicino ai problemi della gente dei suoi predecessori, non è ancora sufficiente a trasformare cose decisamente più importanti che andrebbero affrontate e risolte in maniera radicale e urgente. Perchè se non ha potere, e i mezzi economici, la società presieduta dal papa allora chi ce l’ha?

Qualcosa mi stonava già da piccola quando durante la messa tutti battevamo il petto nel mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa, ed esisteva contemporaneamente uno sconfinato terzo mondo di bimbi come me che però moriva di fame e di sete ogni giorno, e incresciosamente accade ancora. E per un po’ riuscivo a pensare di essere stata fortunata a nascere dalla parte giusta del mondo, come diceva il prete al catechismo consigliandomi di fare sempre del bene, mentre cercavo di fare in modo di rimuovere il pensiero dall’a alla z.

Interiormente ho sempre lottato per avere tutta la ‘mia’ libertà, per capire quello che c’era di veramente prezioso e importante dentro me stessa. Come molti ho fatto delle scelte lasciando andare tanto del mio passato e soprattutto tutto quello che mi ha portato a dubitare di quella me stessa che sapeva. Perché in me, nella mia verità e nella mia profondità, già dall’infanzia, captavo cose solenni e importanti che mi facevano sentire diversa da molte delle creature che avevo intorno. Ero un piccolo essere non certo speciale ma che attraverso la sua sensibilità guardava, osservava e voleva essere ‘libero’, senza scritture già consolidate nè pre giudizi, miei o di altri, malgrado il peccato (veniale o mortale) che incombeva in ogni dove.

Da sempre ho vissuto in due dimensioni parallele, per me sia una che l’altra erano esistenti contemporaneamente. L’attenzione l’ho affinata per individuare quegli sconfinati confini e consentirmi di non cadere troppo giù e non volare troppo su, ma riuscire a sintonizzarmi su quella frequenza armonica dove connettermi integralmente, non solo con il pensiero, la filosofia, la speranza o le parole.

Miten e Deva Premal

E finalmente il tempo del pregare è diventato qualcosa di diverso, un luogo di nutrimento benedetto, di pace e di luce. La preghiera ha cominciato a farsi intendere da me per quello che in realtà è, uno spazio tempo di connessione, pulizia, rilascio e co creazione in collegamento diretto con la Fonte. E ho compreso una cosa fondamentale: pregare non è chiedere e implorare ma accogliere e riflettere la luce divina. La svolta definitiva c’è stata praticando Ho’oponopono, attraverso il quale mi si è reso chiaro, finalmente, come vedere, apprezzare e coltivare in me quelle note armoniose fatte di compassione, tenerezza e gratitudine che pur essendo innate, la mia anima mi chiedeva, da sempre, di riuscire a stabilizzarle.

Perchè come dice Angaangaq: “Il più grande viaggio che l’Uomo può compiere è quello di superare la distanza che esiste tra il cervello ed il cuore”, ma anche quando sentiamo di avere un buon collegamento con il cuore, con la responsabilità al 100% di ciò che ci lasciamo accadere, il cervello (ossia l’ego la nostra parte più razionale e anche la più stolta) si lascia in parte condizionare e maneggiare da altri eghi più energici, più determinati e più così suadenti da apparirci più intelligenti di noi e del nostro stesso cuore.

Questi grandi ego possono essere la società nel suo complesso, le pretese da parte della professione e delle persone con le quali lavoriamo, la famiglia quando tende a manipolarci o a farci sentire in colpa. E anche ogni tipo di relazione quando non c’è un intento limpido verso lo stesso tipo di bene e abbondanza per tutti, che può esserci solo tramite una visione amorevole che matura attraverso una direzione del cuore condivisa.

Ma l’universo non sbaglia un colpo perchè qualsiasi viaggio intraprendiamo, e in qualunque modo si trasmuti per permetterci di ricominciare con intenti più consoni e coerenti alla nostra attuale missione terrestre, è sempre tarato su ciò che abbiamo bisogno di imparare, perfezionare e superare, e questo vale per noi tanto quanto per gli esseri coinvolti nel nostro percorso esistenziale.

“Come sempre tutto ha un perché nella sua perfezione!” Manuel Lucchini

Poter pregare insieme è una grande opportunità e non bisogna tralasciare il tempo di trovare il momento di farlo, a volte bastano i pochi minuti per un intento d’amore in connessione, perchè pregare insieme significa anche comunione di vedute nel considerare primario il bene per ogni essere esistente, aldilà della nostra ipotizzata superiorità nell’umano bisogno di innalzamento sugli altri, come la società, e anche le religioni tradizionali ci mostrano con il loro comportamento.
Pregare insieme è avere lo stesso tipo di sensibilità attraverso una rispettosa gentilezza d’animo nei confronti di qualsiasi essere, portando nel reale quello che si dice e quello che si è, più che muoversi in un’etica di facciata, quelle convenzioni sociali di cui siamo inconsciamente impregnati, memorie dell’ego che appena ci accorgessimo di agire tramite loro, sarebbe meglio ripulire quanto prima.

E fondamentale, da soli o in compagnia, pregare non deve essere un impegno, un lavoro o un peso. Quando decidiamo di donarci uno spazio quotidiano dedicato alla preghiera, facciamo in modo che sia un tempo grato e sacro e altrettanto leggero e amorevole come una brezza.

La preghiera più efficace è saper stare nel presente in consapevole attenzione, quel prezioso essere in Amore momento per momento, ed è lì che siamo veramente insieme, con noi stessi e con tutto il creato come unica sostanza di Dio.

Ti amo, mi dispiace, perdonami, grazie

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inaugurato l’11 gennaio 2015 insieme a Sandro Flora.

Sono Amore adesso?

“E ti dico ancora: qualunque cosa avvenga di te e di me,

comunque si svolga la nostra vita, non accadrà mai che, nel momento

in cui tu mi chiami seriamente e senta d’aver bisogno di me,

mi trovi sordo al tuo appello. Mai.”

Hermann Hesse

cuore

 

L’esistenza di tutti noi è un qualcosa che nasce da un’idea. L’idea che abbiamo di noi, degli altri, delle situazioni. Quest’idea, insieme a ogni pensiero successivo, a ogni emozione e sensazione correlati, oltre a diventare ricordo e memoria, diventa quella struttura che tessiamo, momento per momento, per manifestare la creazione di noi stessi nel nostro unico e irripetibile adesso.

Spesso ci sembra piuttosto complicato guardandolo nell’insieme e diviene invece semplicissimo vederlo nel qui e ora.

La domanda più importante che posso pormi è: sono amore adesso?

Fondamentalmente la faccenda più complessa è la gestione delle aspettative. L’umano, a differenza degli altri regni ritenuti ‘inferiori’ (animale, vegetale e anche il più sottovalutato e ignorato, quello minerale di cui i cristalli sono essenze vive e sapienti) vive ‘con l’elastico’. L’essere umano condivide amore, che ritiene incondizionato, principalmente in una fase di entusiasmo e poi quando le cose cambiano, se non sono andate come avrebbe voluto, sperato e desiderato (aspettative), tende a ritirare indietro, in un certo senso cercando di riappropriarsi di quello che era stato così bello, gioioso e generoso donare.

Perché inconsapevolmente l’idea è donare agli altri per goderne insieme, perchè quando si sta insieme ogni dono che facciamo agli altri lo facciamo anche a noi stessi. E, quando siamo in purezza, godiamo direttamente anche semplicemente della gioia di sapere (anche senza vedere o partecipare) un altro essere inaspettatamente felice magari proprio a causa nostra.

Ma l’essere umano è complicato e impaurito e più che tendere alla gioia suprema (aldilà dello spazio e del tempo) persegue il piacere (che è uno stato temporale spesso condizionato da un obiettivo).

E’ la storia di molti matrimoni per vivere i quali abbiamo dovuto inventare un contratto, che non a caso è utile e spesso necessario per delineare il ‘valore’ di una relazione, proteggersene dalla paura dell’incertezza futura o per obbligarci a ricordare che quello che si è vissuto e costruito insieme è un investimento di tempo, sentimenti ed emozioni che ha riguardato entrambi. Che guaio se qualcuno non avesse inventato i patti legali: finito l’amore non ci sarebbe spesso alcuna giustizia, perché invaghiti dal nuovo si tende a dimenticare e rinnegare il passato e a scordare che il trascorso ha fatto di noi ciò che siamo grazie anche alla relazione in questione, in qualunque modo sia andata.

I contratti servono a noi umani, il regno evoluto, perché a un certo punto quando calano – o cambiano – entusiasmi, passione e interesse subentra la mente, che viaggia carburata dell’ego e dalle aspettative, e l’amore rimane in quel passato remoto dove a parlare erano i cuori, i sogni, i progetti comuni, le gioie ma anche l’impegno dei compiti condivisi, in quel momento che era il presente in un luogo e un’energia che adesso sono così lontani.

Ma cos’è poi l’amore? E’ un sentimento, un’emozione o tante piccole grandi sfumature di un’idea?

Amore oltre a tutto quello che sappiamo pensare in termini di profondità e concetti preconfezionati è anche l’ascolto, la generosità, la disponibilità, il tempo, la dedizione, la cura, il conforto, il servizio, il supporto. L’amore è gioia perchè non ha parentela con l’obbligo e il dovere, l’amore non è come decido io, o l’altro, o gli altri.

Amore è quello che è il bene, il buono, il magnifico e il luminoso in maniera equa per tutti gli esseri coinvolti in una relazione.

“Ti amo!”

“Ti amo anch’io!”

E’ iniziato il miracolo e la meraviglia! E’ bellissimo, possiamo essere pari pur nella nostra imprescindibile diversità. Anzi sono proprio le nostre differenze che ci fanno sperimentare tante emozioni e sensazioni importanti. In quell’adesso possiamo e desideriamo condividere tanto con estrema generosità, mettere tutto nel piatto comune perché siamo uno e perchè ognuno di noi porta le energie di cui entrambi usufruiamo, con le quali cresciamo, espandendole, espandendoci. Grazie!

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Ma talvolta accade che l’esperienza termini magari perché la relazione ha svolto il suo compito nel far evolvere le parti ed è ora di andare oltre. E qualcuno dice:

“Mi dispiace… non ti amo più”

E chi ha dimenticato risponde:

“Allora mi ridai indietro tutto l’amore che ti ho dato, perché quell’amore era mio e voglio rientrarne in possesso!”

Forse non è un discorso che l’umano fa esattamente in questi termini, ma quando ci sono aspettative ed egoismi il succo è proprio questo. Non c’è più il siamo e neppure l’eravamo, non c’è più compassione, comprensione, tenerezza, generosità. Non c’è più amore. E forse non c’è mai stato.

La Natura è sempre un grande riferimento, una pura fonte di ispirazione: i piani ‘inferiori’ certo agiscono per istinto di sopravvivenza e mantenimento della specie, stati che potrebbero assomigliare, nelle debite proporzioni e differenze, a quel livello del cuore che noi esseri evoluti ci sforziamo costantemente di raggiungere, e soprattutto che ci piace tanto decantare, insegnare e farcene maestri virtuali.

Una pianta, un frutto o un fiore non solo si offrono attraverso i loro meravigliosi colori, profumi e sapori, aumentando la nostra gioia e la nostra gratitudine di esistere, ma consentono a ‘chiunque’ di godere di loro, dall’insetto che li impollina all’umano che li utilizza, e sostengono con la loro preziosa esistenza quell’infinito piano indispensabile al nostro nutrimento su tutti i livelli. Noi siamo altro, e a volte non meglio, ma questa generosità originaria, insita, manifesta e osservabile, oltre che utilizzabile, ci può insegnare moltissimo.

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Ogni volta che abbiamo la necessità di vederci come testimoni non coinvolti, ogni volta che abbiamo il bisogno di uscire dal nostro ego, dalla nostra rabbia o dalla nostra afflizione leggere e rileggere La piccola anima e il sole di Neale Donald Walsch (la trovi QUI) è sempre rivelatore per tutti, prima di reagire o giudicare noi o gli altri, invece di indagare la nostra totale responsabilità nel silenzio del nostro cuore. E soprattutto per comprendere il perchè abbiamo creato chi e cosa ci circonda e a cosa tutto questo ci serva per evolvere.

Anche se non ne siamo consapevoli emanando la nostra vibrazione di Amore e luce influenziamo benevolmente persone, situazioni e ambienti. Naturalmente è vero anche il contrario:

“Da Adesso, momento per momento, io scelgo di essere una luce armoniosa per me e per tutto ciò che mi circonda. Grazie!”

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L’amore non è una passione. L’amore non è un’emozione. Non solo. L’amore è una comprensione profonda del fatto che in qualche modo l’altro ti completa. Qualcuno che ti rende un Cerchio perfetto. La presenza dell’altro rinforza la tua presenza. L’amore dà la libertà di essere se stessi, e amare davvero è volere il Bene dell'amato quanto il proprio.

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