Kumulipo il canto epico della creazione secondo il popolo hawaiiano

 

1. KUMULIPO*

2. KUMULIPO • Mele ko`ihonua o canto genealogico • Oltre 2000 righe di lunghezza • Risalta la complessità e i dettagli del processo di pensiero e della prospettiva hawaiiana.

3. KUMULIPO • Divide l’antica storia hawaiiana in 16 periodi di tempo o wā • Diviso in 2 sezioni – Ka pō: L’oscurità, l’età degli spiriti (1 ° 8 periodi) – Ua ao: Arrivo della luce e degli dei (ultimi 8 periodi)

4. KUMULIPO • Il lignaggio di Papahānaumoku (nota anche come Papa o Haumea) e Wākea sono menzionati nel Kumulipo, il canto epico della creazione secondo il popolo hawaiano. • Secondo il Kumulipo, Papahānaumoku (Madre Terra) nacque nell’oscurità e Wākea (Padre Cielo) è stato creato nella luce. La loro unione, che simbolizza la penetrazione della luce maschile nell’oscurità femminile, ha portato alla nascita delle isole hawaiiane e del popolo hawaiiano.

5. PAPA • Il Dr. Taupōuri Tangarō definisce Papa come “la terra, la crosta su cui galleggiano gli oceani, il fluido amniotico; la roccia che nutre la crescita del corallo, la placenta della vita oceanica. Mentre Wākea ci unisce all’universo, il Papahānaumoku ci unisce ad una geografia, la nostra sacra terra base, concreta.”

6. WĀKEA Tangarō definisce Wākea come “il genitore maschile delle origini prematrimoniali, questo ci informa che la tradizionale consapevolezza delle Hawai’i non è solo terrestre, ma celeste, non solo ancorata in una terra vivente ma anche nel cielo.”  Il Dizionario hawaiiano definisce Wākea come il mitico antenato di tutti gli hawaiiani.

7. HÀLOA • Il mito di Hāloa si trova nel Kumulipo ed è stato tramandato di generazione in generazione

8. MITO DI HÀLOA • La prima nascita era un feto informe (keiki’alu’alu), nato prematuramente. Fu chiamato Hāloanakalaukapalili, che significava il tremolante stelo lungo. • Hāloanakalaukapalili fu sepolto nell’angolo orientale della casa e dalla sua sepoltura si sviluppò la prima pianta di kalo (taro).

9. MITO DI HÀLOA • La seconda nascita era un bambino chiamato Hāloa in onore di suo fratello maggiore. Hāloa è nato forte e sano e si crede di essere il primo kanaka maoli, o uomo hawaiano. • Hāloa significa respiro lungo.

10. KULEANA • Così, Haloanakalaukapalili, il kalo, è considerato il fratello maggiore e il kanaka Hawai`i (popolo hawaiano) il fratello più giovane.

11. KALO • La pianta del kalo (taro) svolge un ruolo vitale nella genealogia del popolo hawaiano come coltura e principale sostentamento.

12. `OHANA • È anche importante notare che il termine ‘ohana (famiglia) proviene dalla stessa pianta del kalo. Il bulbo del kalo è chiamato ‘ohā.

13. MOSTRARE RISPETTO • Nella tradizione hawaiiana, è considerato irrispettoso combattere di fronte a un anziano. Non si dovrebbe alzare la voce, parlare con rabbia, fare commenti o gesti maleducati.

KUMULIPO:

Nella spiritualità hawaiiana il Kumulipo è un canto del XVIII secolo in lingua hawaiana, che racconta una storia della creazione. Include anche una genealogia dei membri della famiglia reale hawaiiana ed è stato creato in onore di Kalaninuiamamao e tramandato oralmente a sua figlia Alapaiwahine.

Kumulipo il Canto della creazione

Nel Kumulipo il mondo fu creato durante una notte cosmica. Questa non fu solo una notte, ma molte notti nel tempo. Gli antichi hawaiiani kahuna e sacerdoti della religione hawaiiana recitavano il Kumulipo durante la stagione makahiki, onorando il dio Lono.

Nel 1779, il capitano James Cook arrivò nella baia di Kealakekua sull’isola di Hawai’i durante la stagione makahiki, e fu salutato dagli hawaiiani che recitavano il Kumulipo. Alcune storie dicono che Cook fu scambiato per Lono, a causa del tipo di vele sulla sua nave e della sua carnagione pallida.

Nel 1889, il re Kalākaua stampò un opuscolo di sessanta pagine del Kumulipo. Allegato all’opuscolo c’era un documento di 2 pagine su come il canto era originariamente composto e recitato.

Anni dopo la regina Lili’uokalani descrisse il canto come una preghiera per lo sviluppo dell’universo e la discendenza degli hawaiani. Lili’uokalani tradusse il canto agli arresti domiciliari nel palazzo Iolani. La traduzione fu pubblicata nel 1897, poi ripubblicata da Pueo Press nel 1978.

Il Kumulipo ha una lunghezza totale di 2102 linee, in onore di Kalaninuiamamao, reale che ha creato pace per tutti fin da quando è nato. Ci furono molti combattimenti tra la sua famiglia e la famiglia Keawe, erano cugini, così che la sua nascita fermò i due dalle faide. Il Kumulipo è una genealogia cosmogonica, il che significa che si riferisce alle stelle e alla luna. Delle 2102 linee, ha 16 “wā” che significa era o età. In ogni wā, qualcosa nasce se si tratta di un essere umano, una pianta o una creatura.

Il Kumulipo è diviso in sedici wā, sezioni. I primi sette wā cadono sotto la sezione di pō (oscurità), l’età dello spirito. La Terra può o non può esistere, ma gli eventi descritti non hanno luogo in un universo fisico. Le parole mostrano lo sviluppo della vita mentre attraversa fasi simili come un bambino umano. Vengono create tutte le piante e gli animali di mare e terra, terra e cielo, maschio e femmina. Alla fine, porta ai primi mammiferi.

Queste sono le prime quattro linee del Kumulipo:

O ke au i kahuli wela ka honua
O ke au i kahuli lole ka lani
O ke au i kuka’iaka ka la
O ke au o Makali’i ka po
O ka malamalama ho’okumu honua
O ka walewale O ka walewale
E hoe’omalamalama i ka malama
Nel momento in cui la terra è diventata calda
Nel momento in cui i cieli si sono voltati
Nel momento in cui il sole era oscurato
Per far risplendere la luna.

La seconda sezione, contenente i rimanenti nove wā, è ao ed è segnalata dall’arrivo della luce e dagli dei, che sorvegliano il cambio di animali nei primi umani. Dopo di che è la complessa genealogia di Kalaninuiamamao che va fino alla fine del 18 ° secolo.

Nel primo wā, nacquero i ricci di mare e il limu (alghe marine). Il limu era collegato attraverso il suo nome alle felci terrestri. Alcune di queste coppie limu e felce includono: Ekaha ed Ekahakaha, Limu’A”ala’ula e’ala’alawainui mint, Limu Manauea e Kalo Maunauea taro dell’altopiano, Limu Kala e fragola dell’Akala. Queste piante sono nate per proteggere i loro cugini nel mare.

Nel secondo wā, 73 tipi di pesci. Alcuni pesci di alto mare comprendono la Nai’a (focena) e la Mano (squalo). Anche pesci di barriera corallina, tra cui Moi e Weke. Alcune piante che hanno nomi simili sono legate a questi pesci e nascono come protettori del pesce.

Nel terzo wā, 52 tipi di creature volanti, che includono uccelli del mare come Iwa (fregata o uccello da guerra), il Lupe e il Noio (sterna nidifica hawaiana). Questi uccelli marini hanno parenti della terra, come Io (falco), Nene (oca) e Pueo (gufo). In questo wā, nacquero anche gli insetti, come Pe’elua (bruco) e il Pulelehua (farfalla).

Nel quarto wā nascono le creature raccapriccianti e striscianti. Questi includono Honu (tartaruga marina), Ula (aragosta), Mo’o (lucertole) e Opeopeo (medusa). I loro cugini sulla terra includono Kuhonua (vite maile) e Ohe’ohe (bambù).

Nel quinto wā, nasce Kalo (taro).

Nel sesto wā, sono nati Uku (pulce) e Iole (ratto).

Nel settimo wā, sono nati’Īlio (cane) e Pe’ape’a (pipistrello).

Nell’ottava w, sono nate le quattro divinità: La’ila’i (femmina), Ki’i (maschio), Kāne (Dio), Kanaloa (polpo), rispettivamente.

Nel nono wà, La’ila’i prende il suo fratello maggiore Ki’i come compagno e i primi umani nascono dal suo cervello.

Nella decima la donna, La’ila’i, prende suo fratello Kāne come compagno, dopo aver perso interesse per Ki’i, e poi ha avuto quattro figli da Kāne: La’i’olo’olo, Kamaha’ina (maschio), Kamamule (maschio), Kamakalua (femmina).
Laila torna presto a Ki’i e nascono tre bambini: Ha’i (F), Hali’a (F) e Hākea (M). Essendo nati da una madre con due uomini, diventano “Po’olua” e rivendicano il lignaggio di entrambi i padri.

L’undicesima rende omaggio al Moa.

Il dodicesimo wā è molto importante per gli hawaiiani perché onora il lignaggio di Wākea, il cui figlio Hāloa è l’antenato di tutti i nativi.

(Papa and Wakea Terra e Cielo hawaiiani)

 

Anche il tredicesimo wā è molto importante per gli hawaiiani perché onora il lignaggio della madre di Hāloa, Papa.

Nel quattordicesimo wā Li’aikūhonua si accoppia con Keakahulihonua e ha il loro figlio Laka.

Il quindicesimo wā si riferisce a Haumeanui’āiwaiwa e al suo lignaggio, spiega anche le avventure ei fratelli di Maui.

Il sedicesimo wā racconta tutto il lignaggio di Maui per quarantaquattro generazioni, fino ai Mo’i di Maui, Pi’ilani.

Fonti:

– Wikipedia Kumulipo.
– Mary Kawena Pukui e Samuel Hoyt Elbert (2003). “ricerca di Kumulipo”. nel dizionario hawaiano. Ulukau, la biblioteca elettronica hawaiana, University of Hawaii Press. Estratto il 26 novembre 2010.
– John Fischer. “The Kumulipo- Song of Creation”. Sito Web di About.com. La nuova York Times Company. Estratto il 26 novembre 2010.
– Martha Warren Beckwith (1951). Il Kumulipo: un canto di creazione hawaiana. Università di Chicago Press. ISBN 0-8248-0771-5.
– “Il canto di creazione hawaiano”. Ka Leo O Na Kahuna Lapa’au O Hawai’i; Hale O Lono sito web. 2001. Recuperato il 26 novembre 2010.
– La regina Lili’uokalani (1978) [1897]. Il Kumulipo. Pueo Press. ISBN 978-0-917850-02-8.
– Lilikala Kame’eleihiwa (2008). Kumulipo. Università delle Hawaii. p. 174.
– Hawai’i: Centre of the Pacific, Lilikalā Kame’eleihiwa. Kumulipo.

– The Kumulipo Un’altra copia di “The Kumulipo” con commenti e traduzioni di Martha Warren Beckwith.
. The Kumulipo: un canto di creazione hawaiano Un’altra copia online del libro Beckwith, edizione in brossura 1981. University of Hawaii Press
– Into the Source Articolo sulle traduzioni di Kumulipo di Shannon Wianecki. Maui No Ka ‘Oi Magazine Volume 12 Number 6 (novembre 2008).

 

Le relazioni e i 3 Principi Ho’oponopono

10 maggio 2017

 

Chi ti ama non ti sporca e non sporca chi ami. Chi ti ama pulisce se stesso e pulisce con te. Chi ti ama sa lasciar andare un amore che non sa curare e mantenere senza condizioni. Chi ti ama sa voltare pagina con te o senza di te.
Chi ‘dice’ di amarti non può pensare, dire e fare differentemente da ciò che l’AMORE è.
e altrettanto:
Quando amo non sporco ciò che amo, e quello che ama chi amo. Quando amo pulisco me stesso e chi mi ama. Amo se so lasciar andare un amore che non so curare e accogliere senza condizioni.
Se amo davvero so voltare pagina senza fare male né a me né a nessun altro.
Quando ‘dico’ di amare non devo e non posso pensare, dire e fare diversamente da quello che l’AMORE è.

Tutte le esperienze della vita sono incommensurabilmente preziose. E questa è un’ovvietà che ciascuno può chiaramente vedere mentre percorre la propria unica e preziosissima esistenza.
Ma almeno personalmente, e sono certa di parlare con il già vissuto di tanti, questa affermazione la possiamo collocare in noi stessi quando la pulizia è stata ed è talmente profonda, incessante, fiduciosa e quotidiana che ci consente di osservare tutto ciò che ci siamo lasciati accadere con imperturbabile presenza. Questo succederà ‘appena sarà possibile’, perchè a botta calda la mente proprio chiara non è per nessun umano mentre osserva il quadro che l’esistenza gli ha proposto di dipingere.

Quando impariamo, magari appunto in seconda battuta, a vedere i fatti e le persone attraverso i 3 Principi guida di Ho’oponopono tutto prende il proprio senso e ci ritroviamo ad apprezzare la verità che abbiamo contribuito a manifestare.

I 3 Principi sono semplici da comprendere ma non sempre facili da applicare.

Il 1° in ordine di importanza è la mia Responsabilità al 100% e a 360° di tutto (TUTTO) ciò che si manifesta, che lascio o collaboro a manifestare, nel mio percorso. E perciò è mia responsabilità ‘accorgermi’ (essere accorto) della buona fede (mia o degli altri), della manipolazione (mia o degli altri), dell’interesse che esula o che prevale (in me o negli altri), e di tutto quello che sostiene o ‘indirizza’ il tenore e la qualità delle mie relazioni.

“Gli altri” non sono esattamente me ma sono l’opportunità di sviluppare e migliorare me stesso, a prescindere e al di là del tipo di rapporto che attraggo e manifesto attraverso di loro.

Nella mia completa responsabilità devo (dovrei o dovrò) valutare una serie di faccende, tra le quali i campanelli di allarme che sono costantemente in moto e che possono suonare amorevoli come le campane di cristallo dell’albero di natale o stridere scompostamente come la frenata di un vecchio treno sulle rotaie arrugginite alla fermata di un paesino desolato.

E’ mia responsabilità la delega che consegno agli altri (o all’altro) per sostenere, risolvere o occuparsi delle faccende che mi competono, materiali o spirituali, che io non conduco con presenza e attenzione.
E’ mia responsabilità anche la fiducia ‘cieca’ che scambio (spesso per per comodità) con candore, perchè come dicevano le nonne “un fosso si fa sempre con due rive” e ognuno è responsabile della propria di riva, e del proprio comportamento presente o indolente, in ogni momento del film che sto accogliendo e mettendo nell’onda della mia esistenza.

Dipinto di Gloria Julia Diffen

E’ comprensibile che la mia pulizia possa essere in un certo senso parziale perchè magari inesperta, e questo si evidenzia quando ci rendiamo conto di vivere relazioni che, spesso lo capiamo molto tempo dopo, sono ‘trappole’ dove ci ritroviamo in pasto al ragno che abbiamo assecondato, allevato e favorito a servirsi di noi come il proprio pasto preferito. In realtà queste esperienze che a volte ci spezzano il cuore sono dei grandi doni per mettere in pratica la purezza del proprio operare, ognuno responsabile della propria.

Se l’universo (di cui ciascuno è veicolo in terra) non ha un obiettivo impeccabile anzichè personale, per istinto, che non va confuso con l’Ispirazione, tende a inglobare, fagocitare e fare proprio tutto ciò che è inerte o infantilmente fiducioso, in quel tipo di innocenza che non ha malizia, quella purezza assoluta che ci potremmo permettere solo in quel nuovo mondo che stiamo cercando di costruire per il bene di tutti gli esseri.

“Tutto ciò che mi accade ha sempre un significato e mi accade esclusivamente per darmi l’opportunità di evolvere”.
da Ho’oponopono La Pace comincia da te

E quindi proprio perchè siamo noi stessi i responsabili di tutto dovremmo vivere da malfidati? No, non esattamente, perchè la fiducia, la benevolenza e la gratitudine sono essenziali per una corretta pulizia ma nel tempo comprenderemo che se proprio ciò che viviamo non ci sembra confacente o siamo sordi ai segnali di allarme, pulendo sarà sempre più immediato vedere e sentire i segni che l’universo invia costantemente a chi è realmente sveglio nel momento presente.

Quando ad esempio dobbiamo fare qualcosa o incontrare qualcuno e constatiamo degli impedimenti esterni, visto che ancora non raccogliamo quelli interiori, ciò è sempre il soccorso dell’universo che mette ostacoli per farci comprendere e riflettere la relazione o la situazione anche differentemente.

Ad esempio quando dopo tanto tempo io e il mio compagno avremmo dovuto incontrare una persona con la quale c’era (sembrava) una profonda amicizia e futura collaborazione, regolarmente accadeva di tutto, dal riempirsi di dolorose bolle in tutto il corpo per un mese, ai problemi di salute dei nostri genitori (i miei stanno in Liguria e quelli di Sandro in Puglia, per cui non proprio dietro l’angolo per noi che abitiamo in Emilia Romagna) fino a un grave attentato internazionale (false flag tra l’altro) esattamente nella località dove dovevamo incontrarci e trascorrere qualche giorno insieme a questa persona.

Nel caso (ma in ogni altro caso) tutto ci appare evidente nel tempo, quando sempre ‘papà universo’ ci consentirà di osservare molti più dettagli e mettere insieme il puzzle di quelle faccende che lì per lì sono quasi esclusivamente emotive, e proprio per la destabilizzazione che portano in quel presente, non si riescono a mettere a fuoco  con pacifica chiarezza e centratura e a relativizzare tutte le interazioni avvenute nel frattempo.

“Siate puri come colombe e attenti come serpenti” diceva Gesù, dove l’attenzione non è furbizia o scaltrezza ma semplice e pura presenza nel momento”. Maria Rosaria Iuliucci

Il 2° Principio Ho’oponopono che dobbiamo imparare a tenere sempre in presenza è che ogni cosiddetto problema è un’opportunità mascherata da intoppo, spesso più che doloroso.

Che cosa significa questo?

Significa la messa in moto della mia conoscenza su tutti i piani insieme alla confidenza con un oceano di dettagli terrestri che servono e serviranno a rendermi migliore, più attento, presente e responsabile. “L’opportunità” naturalmente non è solo da una parte ma è un banco di prova per entrambi (o tutti) i partecipanti alla relazione, una specie di esame generale (ogni volta) che sta a noi con che voti superare, quando in una relazione di base desideriamo – e siamo in grado di dare – trasparenza, rispetto e ‘disinteresse’.

Dal dizionario “disinteressato” agg. (part. pass. di disinteressàre)
1 di persona che agisce senza tenere conto del proprio interesse: amico disinteressato.
2 di cosa, azione, che non è fatta per interesse: dono, consiglio disinteressato.

L’opportunità migliore la troviamo quando non abbiamo mire che superino e scavalchino l’affetto e la collaborazione reciproca, o desideri dissonanti con il corretto che ci fanno decidere e scegliere di condurre i nostri rapporti da trafficanti di sentimento.

Rispettare chi merita rispetto è amore.

Quando una relazione è pulita e trasparente non è egoistica, assolutista e non contiene nè invidie nè gelosie. Quando un compagno (o una compagna) ci toglie aria e libertà di espressione o azione, o cerca di allontanarci da qualcuno o qualcosa attraverso un fiume di chiacchiere o manovre spostamenti e movimenti, i campanelli d’allarme dovrebbero suonare come prima di un bombardamento, e nel futuro lo faranno grazie alla nostra esperienza, presenza e chiara visione.

Consiglio personale in queste occasioni: diffidare da chiunque parli troppo, mettendo in paralisi le proprie sensazioni e condizionando con informazioni che ci fanno giudicare/allontanare senza andare direttamente a verificare i fatti con le altre eventuali persone coinvolte.

Ed è esattamente ciò che accade quando parliamo di terzi e diamo la nostra opinione cercando – magari per il suo bene – di condizionare chi abbiamo accanto, con le nostre considerazioni, convinzioni e sensazioni.

Perciò è sempre meglio imparare l’arte del silenzio e della pulizia riducendo al massimo le proprie opinioni (che sono soggettive e personali) e non immettendo negli altri – volutamente o meno – informazioni che diventano costruzione di strutture (memorie) e confusione, e talvolta portano a sè il potere di voler condurre la relazione.

In pratica ciascuno è responsabile di se stesso e delle proprie interazioni e intenzioni, e dovremmo osservare sempre con maggior attenzione cosa c’è dietro alle chiacchiere, anche di chi ci fidiamo ciecamente.

E quindi DOVE è l’opportunità in tutto questo?

L’opportunità è di riuscire a vivere ogni contatto (che non è mai, mai mai MAI a caso) cercando sempre di portare compassione, evidenziando tutto il bene, il buono e il positivo che possiamo; comportarci nel migliore dei modi e agire con trasparenza senza nessun giochetto di potere/condizionamento o approfittazione di alcun tipo. Qui sta tutto al grado della nostra pulizia, all’innocenza e alla scelta + responsabilità di tirare fuori il meglio di noi stessi, invece che cedere alla “paura di perdere” qualcosa o qualcuno, convincendoci (e convincendo) di star agendo correttamente.

Il 3° Principio è non avere aspettative ed è forse il più difficile perchè siamo umani e condizionabili, sia dalle nostre memorie che da quelle altrui.

Per arrivare a vivere nella pulizia, che deve essere momento per momento sennò tutta la struttura del nostro lavoro precedente inevitabilmente collasserà, dobbiamo ‘semplice mente’ pulire e osservare le nostre relazioni in ogni dettaglio, e contemporaneamente dare ascolto al sostegno interiore che ci è dato dall’alleanza dei nostri 3 Sè (Padre/Aumakua/Superconscio, Madre/Uhane/Conscio e Figlio/Unihipili/Subconscio) in armonia, e dalle indicazioni che sono sempre presenti nel sottile e nel concreto, imparando ad ascoltarle e tradurle, ma spesso semplicemente a vederle e collegarle.

L’universo è sempre amorevole – molto più di quanto possiamo immaginare perchè la sua amorevolezza risuona con la qualità della nostra pulizia – e il suo intervento con chi vuole davvero (veramente, in verità) vedere, sentire e agire nella direzione del Bene supremo, quella Sorgente alla quale siamo tutti collegati, che ci nutre e ci consegna le istruzioni corrette per un’esistenza trasparente e connessa alla grande missione che CIASCUNO deve portare a compimento in questo viaggio interattivo che chiamiamo vita.

Per rassicurare chi sta iniziando la propria resurrezione in terra: l’universo è sempre preciso e amorevole e mentre il nostro vissuto può sperimentare “delusioni inaspettate” (sempre nella nostra responsabilità al 100%, vedere ciò che sono abituato a pensare problema come opportunità e senza aspettative) SEMPRE ci porta doni a compenso della nostra partecipazione alla “prova”, e mentre usciranno compagni di viaggio con i quali l’esperienza è conclusa, ci porterà altre anime sempre più in risonanza con ciò che siamo adesso, oltre a permetterci di “vedere e agire” nella correttezza della famiglia che desideriamo frequentare per costruire quel mondo ideale dove il Ben essere è a beneficio di noi stessi e in egual misura di tutta l’umanità.

“Ohana significa famiglia, e famiglia significa che nessuno viene abbandonato o dimenticato.” Lilo e Stitch

Famiglia è chi è disposto al confronto e a far chiarezza con i propri familiari quando è necessario.
Famiglia è chi sa che sarà sempre accolto, se ha dimostrato onestà e coerenza tra pensieri, parole e azioni.
Famiglia è chi non fa giochetti di prestigio che poi tanto si scoprono confrontando dettagli ed episodi tra gli altri familiari.

Famiglia è chi vuole l’unione e non la separazione.
Famiglia è chi non butta una bomba in casa e scappa.
Famiglia è chi è trasparente e vuole la medesima trasparenza.

Ti Amo Mi Dispiace Perdonami Grazie

Un Amore senza rimpianti ma finalmente LIBERO di scegliere

29 ottobre 2016

“Due settimane fa, versando le lacrime di un ennesima aspettativa che non sarebbe stata realizzata prometto a me stesso che era giunto il momento di far si che quelle lacrime potessero essere un trampolino questa volta.

Mancavano due giorni al viaggio per andare a frequentare il Seminario di SELF “I”-Dentity Trough Ho’oponopono. Basic 1, di Verona. Per la settima volta.

Così alzai gli occhi al cielo, guardai Dio fuori ma con la consapevolezza di averlo dentro di me.

E chiesi che una volta per tutte, i miei conflitti con gli uomini potessero terminare e che la causa originale delle continue Dinamiche che mi ricreavano li stessi rapporti venisse pulita definitivamente.

Parto, faccio i due giorni di pulizia, intensi, fortissimi  e contro ogni idea che essendo il mio settimo seminario, non avevo nulla di nuovo da aspettarmi… mi ha stravolto tutto.

Sono stato distrutto… nel profondo di me stesso.
La Merda (passatemi il termine) è venuta a galla… tutta, insieme.

Finisco il seminario domenica sera, nella totale pace di essermi ritrovato, e mi preparo alla mezza giornata di lunedì nel cuore di Verona un posto che rapii già l’anno scorso il mio cuore.

Lunedì arriva, e, arrivato in centro vado a salutare la statua di Giulietta, che avevo ansia di rivedere.

Mentre mi trovavo davanti la statua, e pronto a farmi la foto, guardai il suo sguardo, e un senso di angoscia inizio a prendere piede dentro di me…no so come è quando ma cominciai ad avere una conversazione con lo spirito che viveva dentro la statua di Giulietta.

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Mi dice: “Tutti mi toccano… mi usano… ma nessuno mi chiede il permesso, e soprattutto dopo vanno via.”

Alquanto scioccato da quello che i miei sensi avevano percepito, ho iniziato a ripulire perché sapevo che quel messaggio reale o meno rappresentava come mi sentivo io.

Ho portato nella mia pulizia, tutto il giorno quella Donna di bronzo. Nella quale mi rivedevo o con la quale forse, avevo comunicato.

Salgo sul treno per tornare alla vita di tutti i giorni, quando dopo essermi promesso che al momento del mio ritorno in è nella pulizia, ogni situazione malsana precedente sarebbe rimasta chiusa inaspettatamente arriva il messaggio proprio di chi aveva fatto scendere le mie ultime lacrime poco prima di partire.

Non sapevo se ridere o piangere per l’ironia del destino ma ho scelto comunque di pulire.

Il mio ritorno è stato qualcosa di sconvolgente poiché mi sono veramente reso conto di voler solo prendermi cura di me momento per momento insieme alla mia famiglia interiore che una volta incontrata non ti lascia più solo.

Le grandi pulizie mi portano finalmente a fare una grande richiesta… una preghiera senza disperazione ma con la consapevolezza che dovevo:

1 – essere grato del miracolo del momento presente

2 – chiedere a me, o a quella parte di me Divina, connessa al tutto

3 – promettere di prendermi le mie responsabilità, e di agire senza dubitare al primo segnale.

Quindi faccio la mia richiesta che era appunto mettere sulla mia strada la persona giusta per me, e rimuovere quindi una volta per tutte i programmi e le dinamiche che mi portavano continuamente a sperimentare le stesse situazioni, senza svolta.

Fare questa richiesta mi apre un mondo la notte successiva a questa preghiera  sogno il mio primo grande Amore  storico al quale ho sempre associato una storia mai finita, perché non c’è mai stata una fine dichiarata, ma solo la mia fuga dalla Calabria a Roma.

E al mio risveglio giù di pulizia, rassicurando KEOLA la mia Unihipili che sarebbe andato tutto bene.

La sera del medesimo giorno del sogno, Applico vari procedimenti di pulizia, e durante una mia meditazione mi trovo catapultato in un viaggio, per finire davanti a GIULIETTA, la statua di Verona, immagine simbolo dell’Amore da sempre, che con il contributo della mia pulizia si libra nell’aria…splendente e luminosa più che mai mi ringrazia e con un Amore profondo mi accompagna a tagliare i cordoni Aka con vari uomini…concludendo alla fine…con lui…con il primo Amore.

Mi risveglio da questo viaggio e pur sentendomi strano vado a dormire.

Faccio un ennesimo sogno, dove mi vedo ricevere una chiamata importante… ma di cui non ricordavo il nome.

Questa mattina mi sveglio molto tranquillo mi recò a lavoro
Fino a che alle 12:45 non trovo 4 chiamate anonime sul mio numero ricordo il sogno e capisco.

Capisco che quelle chiamate anonime appartenevano a lui il Ragazzo che ho amato dai 12 ai 20 anni e che non sentivo da ben due anni.

Preso dall’ansia e dal batticuore ricevo dal nulla un chiaro messaggio: “MANUEL CHUDI QUESTA PORTA UNA VOLTA PER SEMPRE.”
All’ennesima chiamata rispondo CONSAPEVOLE che dovevo riprendermi la mia libertà, in onore e amore della mia Bambina e della mia “I”-Dentitá del Sé.

La sua voce rompe il ghiaccio e la mia rompe il Cordone di AKA.

Mentre parlava e dava la sua versione e le sue giustificazioni io finalmente pulendo scoppio, tirando fuori tutte quelle parole che dal 9 settembre del 2013 non avevo mai avuto il coraggio di usare…

Il cui succo è rappresentato da:

“Ti amo… ti ho sempre amato.. e ti amerò. Per sempre… così come Amo la mia nonna o chiunque ti abbia fatto conoscere l’Amore.
Mi prendo la piena responsabilità per tutto quello che ho fatto per te… perché in realtà oggi so che lo facevo per me… perché volevo sentirmi bene io… nel far star bene te.
Ad oggi non rifarei mai più nulla di tutto quello che ho fatto ma non per rabbia o rimpianto, semplicemente perché chi ti ama c’è, senza se o ma.
Chi ti ama ti ama per ciò che sei nel cuore e per l’aiuto che offri.

Io ti ho amato e questo sarà reale per sempre oltre il sentirsi o meno. Io ti porterò sempre con me ma oggi non lo faccio per malinconia lo faccio come un dolce ricordo… duro… ma che mi ha spianato la strada per essere chi sono Adesso.

 "Un Amore senza rimpianti ma finalmente LIBERO di scegliere" Keola Manuel Andrea Lucchini


“Un Amore senza rimpianti ma finalmente LIBERO di scegliere” Keola Manuel Andrea Lucchini

Grazie perché chiamandomi mi hai ricordato la forza che ho avuto nel lasciar andare te, incluse le dipendenze, l’anoressia e l’obesità.
Grazie perché mi hai ricordato che tutte le storie vissute dopo di te ma con le stesse IDENTICHE DINAMICHE mi sono servite a capire che dovevo affrontarti prima o poi.
Questo poi è arrivato e finalmente ti dico che ti amo ma che sei libero, libero da me dal mio legame e dalla mia dipendenza. Poiché questa storia finisce oggi con l’augurio che tu possa essere felice… così come ho sempre voluto vederti.”

Finisce qui senza rimpianti ma finalmente LIBERO DI SCEGLIERE.

Dire come mi sono sentito dopo… è impossibile… e dire che ho realizzato tutto ancor di più.

Ma se questa non è una prova che l’universo ci ama, ci ascolta e ci invita ad agire… ditemi voi Cos’è.

Oggi non so realmente dire cosa sia giusto e cosa no.
E non ho idea di cosa porterà il futuro.
In un modo o nell’altro qualcosa è successo.
Qualcosa di delicato e profondo.
Qualcosa che ha a che fare con la libertà del sé e da tutte quelle menzogne che ci raccontiamo.

Oggi so che l’Amore, quello reale, va oltre parole, pensieri, immagini, aspettative ma soprattutto i ricordi.

I ricordi sono la nostra gabbia più grande o il nostro trampolino.

Oggi io mi sono liberato dalla gabbia e ho scelto me la mia libertà e l’assunzione totale di responsabilità.

Ma ancora di più, ho sciolto ho liberato ed ho voltato quella pagina troppo a lungo rimandata, di una vita che non era ferma, che stava solo aspettando che io fossi pronto e AUTENTICO per dire la verità più dura… che ha liberato entrambi.

Adesso si può proseguire, adesso si può vivere, adesso è Amore.

Amore per me e per quella parte pura di me che avevo  condannato all’ombra di una lama che continuavo a infilare nel mio petto senza pietà.
Oggi quella lama è stata tolta. E con quella lama quella vita che mi ha formato e che ora serve solo per essere felice.

Senza rimpianti… ma finalmente LIBERO di scegliere.”

Keola Manuel Andrea Lucchini

Un saluto al tuo cuore

Caro

quando ieri ho cercato in internet, come di tanto in tanto facevo, per vedere se trovavo tracce di te sono rimasta gelata. All’inizio dell’anno hai deciso di concludere la tua esistenza terrestre con lucidità e signorilità, sistemando per quel che hai potuto figli e nipoti.

E la mente è andata a noi, io 19 e tu 36 anni, ai superficiali anni ’80 che ci hanno fatto incontrare, e alla nostra storia, 4 anni molto complicati. Un amore strano e profondo, una passione fatta di tenerezza e gelosia, di dolcezza e incomprensioni reciproche, di follie e creatività. E di coraggioso poco coraggio, mio e tuo. Poi la mia sofferta decisione di concludere con te.

Ieri è stato scioccante, oggi è smarrimento, domani sarà ricordo. Sto pulendo i miei pensieri adesso ancora sconnessi per ricordare il bello e il buono di noi, e mi rendo conto che non avrei potuto fare niente per la tua solitudine, da tanto non era più il nostro tempo. Ti amo, mi dispiace perdonami grazie.

Dopo tantissimi anni le poche volte che ti ho cercato mi hai risposto che non riuscivi a pensare di prendere un caffè insieme perché il tempo, dicesti, aveva fatto di te un vecchio, di te che eri bellissimo, e una delle tue paure più grandi era quella di invecchiare. Io ti risposi scherzosamente che avremmo usato uno stratagemma in codice per riconoscerci perché anch’io ormai ero ben più che stagionata. Ricordandomi che il tuo amore per me era intatto hai detto di no, e sei sparito definitivamente.

La foto, l’unica sul web, mi ha mostrato il tuo viso certo appassito ma eri sempre tu, bellissimo e triste dietro quella facciata di ragazzaccio vincente, quel personaggio che ti piaceva interpretare per nascondere a te a me e al mondo la tua umana fragilità.

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Ora posso solo abbracciarti con i miei ricordi. E voglio dirti che ti amo, di quell’amore puro e senza condizioni che non siamo riusciti a condividere quando era il nostro tempo, mi dispiace profondamente per questo, perdonami per la nostra giovinezza inconsapevole, grazie dei momenti bellissimi che il passato mi ha riportato con infinita dolcezza e riconoscenza.

E mentre sto finendo di scrivere queste parole l’amico Paolo Martini mi invia questo messaggio:

“Dio non ti dà le persone che vuoi. Lui ti dà le persone di cui hai bisogno… per aiutarti, per ferirti, per lasciarti, per amarti e per farti diventare la persona che eri destinata ad essere.”

Credo proprio che sia per te, per me e per tutti noi fragili e coraggiosi terrestri in perfezionamento verso l’infinito.

Ciao eterno ragazzo, che la luce sia sempre con te.

Relazionandomi nella mia pulizia

“Bisogna avere un caos dentro di sè per generare una stella danzante.”
Nietzsche.

Le relazioni sono parte essenziale della nostra crescita. Rapportarsi con gli altri è quello stato di intimità che ci permettere di esprimere e di sperimentare noi stessi attraverso l’incontro e il confronto. Non sempre accade in accordo ma l’interazione è sempre preziosa, contando che se  fossimo soli al mondo non servirebbe a nulla il nostro esistere ma neanche le nostre idee, le nostre preferenze, le nostre proposte e neppure il nostro amore.

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Anche se a causa della nostra turbolenza emotiva sperimentiamo altro, per vibrazione attrarremmo più facilmente chi e ciò che risuona con noi, perché per natura l’essere umano appagato riesce a condividere il meglio di se stesso con i suoi simili.

Ma in un mondo dove la virtualità è diventata predominante, dove la natura e la naturalezza delle cose e dei rapporti è filtrata da “interessi” – per sopravvivenza, per abitudine, per paura, per la nostra interiorizzazione del conflitto invece della collaborazione, per la sfiducia che ci consegnano attraverso informazioni subliminali o non oltre che per contratti mai firmati che hanno trasformato gli individui da esseri umani in qualcosa di differente – ogni incontro è condizionato da una quantità di memorie vecchie e nuove che neanche possiamo immaginare. E quindi viviamo ogni relazione inconsapevoli di essere “contaminati” da un sistema nel quale tutto è suggestionato.

Fin da bambina ho sempre guardato poco la televisione perchè mi ha sempre annoiato, e non ho mai seguito storie a puntate perchè l’aspettativa a me crea disinteresse. Quindi a parte qualche film, guardavo quasi esclusivamente documentari sulla natura, seduta accanto a papà che ne è sempre stato un grande appassionato. All’epoca ce n’erano molti di documentari ma da tempo la produzione di storie scollegate dall’ambiente naturale predomina, come è in aumento chi va troppo raramente a trascorrere qualche ora a rigenerarsi nell’ambiente naturale.

Inoltre da tempo il virtuale ci distrae con ogni tipo di sogni e di irrealtà – cosicchè ora in molti vivono praticamente risucchiati dal proprio telefonino – e nel contempo è come se ci fosse una qualche intenzione per “togliere la bellezza” nel reale. La bellezza dell’ordine e della cura degli spazi comuni ad esempio, che hanno preso il posto del disordinato cantiere in perenne manutenzione, e non solo, ambiente non corretto al quale ci siamo abituati come sfondo “normale” delle nostre città.

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Città che dovrebbero essere di proprietà dei cittadini e sviluppate per il benessere dei cittadini, pensate, curate e costruite per farli stare bene. Perché ‘i cittadini’ sono coloro che danno il consenso e il proprio contributo economico per “mettere le cose a posto” in tutto ciò che vediamo e viviamo.

Però mancano, o sono al minimo della manutenzione, quei servizi che ci sono dovuti non solo perché il cittadino paga (con una percentuale folle dei propri  guadagni); i servizi ci sono dovuti perchè è “il patto” sottinteso a tutti i sacrifici economici e comportamentali che vengono imposti dalla società. Non ci dobbiamo stupire se il dipendente o l’imprenditore che hanno la fortuna di avere un lavoro e che contribuiscono forzosamente al benessere collettivo, debbano fare qualcosa di alternativo per sopravvivere, sia economicamente che psicofisicamente.

In realtà semplicemente cominciando a curare e a mantenere anche nell’estetica il suolo italico, il lavoro ci sarebbe per tutti. La bellezza e la cura del fuori – insieme a quella del dentro – sicuramente porterebbero del bene su tutti i livelli, e l’ambiente potrebbe riflettere immediatamente l’armonia che noi esseri umani abbiamo insita e portiamo per natura dentro e fuori di noi.

Perciò sempre:

“Grazie per la Bellezza che porti nel mondo!”

Se siamo in pace, se la (banda) governante che ci accudisce ci istruisse su cosa significhi essere e mantenere uno stato di pace così dentro come fuori, sarebbe tutto diverso, e quantomeno saremmo consapevoli di cosa stiamo spesso inconsapevolmente sostenendo.

E quindi ci si rivolge alla spiritualità anche per alleviare lo stress burocratico quotidiano, e perché comunque considerare primario il pensiero rispetto all’azione ci solleva dall’esercitare la nostra responsabilità al 100% di chi siamo e di cosa stiamo costruttivamente facendo per il nostro pianeta.

L’era del desiderare benessere solo per se stessi, anche se la pace comincia da me ma non è la stessa cosa, non mi esime dal fatto che ogni mia intenzione e azione debbano essere volte a favore del benessere collettivo. Non per fare delle comuni, ma perché no?, ma per ritornare alla ri-conoscenza individuale della direzione che sto percorrendo attraverso la mia esistenza.

Perciò pulire, controllare lo stress e essere emotivamente centrati ci consente di cancellare le memorie e poter vedere con chiarezza e consapevolezza tutto quello a cui diamo il consenso.

L’individuazione della nostra scelta migliore – per noi e per tutti – la possiamo fare solo in coordinazione con la nostra anima. Che non deve evolvere, perchè lei, l’anima, è già perfetta a differenza di noi e della nostra auto psicologia, e ci sta aspettando nel giusto e nel corretto per agire insieme. Anche per proseguire con quei compagni che non perdono l’orientamento e che hanno ben chiaro il lascito utile per tutti gli esseri che intendono manifestare attraverso la propria esistenza.

“La preghiera pensata come un mezzo per realizzare un fine personale è una meschinità, è un furto. Suppone un dualismo e non una unità in natura e nella coscienza. Non appena l’uomo sarà tutt’uno con Dio, non pregherà più. Vedrà la preghiera in ogni atto.”  Ralph Waldo Emerson

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La pulizia è un’intenzione di animo, di pensiero e di parola, in direzione del bene comune, ognuno attraverso il proprio canale divino.

La preghiera senza condizioni mette in moto la comunicazione in un circuito energetico non stop, attraverso la linfa vitale che collega questo piano al luogo vibrazionale da cui proveniamo e verso il quale siamo diretti. Ma non vedendolo con gli occhi questo circuito che ci rigenera quotidianamente, tendiamo a dimenticarlo o a sottovalutarlo pur essendoci immersi (e come in tutti i circuiti l’unico aiuto reale che abbiamo, a riguardo della nostra stabilità nella pace, lo riceviamo da noi stessi e dalla nostra pulizia).

La pulizia ci aiuta a non attaccarci alle abitudini e alle credenze, e a mettere in pratica “quell’efficacia che è la misura della verità” con il quale il 7 principio sciamanico Huna conclude i propri punti salienti. Verità che se non mi piace scelgo di manifestare differentemente con il mio intervento, dentro ma anche fuori di me. Non sempre la mia pace è immediata, e spesso per mantenerla stabile devo occuparmene intenzionalmente, perciò non mi stanco mai di pulire me momento per momento.

Allenandomi all’osservazione di me e di ciò che mi circonda mi viene più facile lasciar andare quello che si smuove e si scioglie in me, e quello che non mi è nè utile nè efficace. Non mi ci attacco, non mi lascio diventare parte di ma vedo che tutto accade sempre come qualcosa per contribuire a “mettere le cose al posto giusto”.  Questa consapevolezza necessita però della mia attenzione e della mia presenza.

Restando in osservazione lascio accadere il disegno, accolgo senza oppormi cercando di andare oltre il giudizio, oltre il muro di critica e analisi a causa delle mie memorie e della mia abitudine a voler aver ragione prima che i miei 3 Sé possano manifestare il mio equilibrio.

L’esperienza attraverso le relazioni – anche e paradossalmente ancor di più tramite conflitti e incomprensioni – si fa delicata nel punto dove gli altri mi indispongono, e il primo sguardo lo faccio nei miei stessi confronti per capire se risuona con qualcosa in me che devo ripulire, per poter considerare vedere agire anche diversamente.

Questi momenti sono occasioni speciali che mi consentono sia l’azione che la compassione, mentre sperimento differenti punti di vista che non avevo indagato. Ogni relazione è un’opportunità per mettere le cose a posto, per ripulire, integrare e sviluppare a 360° la mia completa responsabilità dentro con il di fuori di me. Che è sempre me, che è sempre utile e indispensabile per andare al di là di me, e delle mie memorie, abitudini e convenzioni.

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Accolgo ogni punto di vista perchè attraverso la propria unicità ognuno porta la sfumatura soggettiva per comporre al meglio l’intero disegno, che diventa ricchissimo se combinato attraverso quella dedizione e quel senso di fratellanza che dobbiamo riconquistare, per riconquistare la nostra anima, soggettiva e collettiva.

“Con cura e rispetto dirigo la mia azione, coerente alla realizzazione dello stesso benessere a favore di tutti gli esseri su questo pianeta. La Pace comincia sempre da me, e sono riconoscente ad ogni essere con il quale mi relaziono che mi riflette, mi fa riflettere e proprio per questo mi fa espandere.”

Ti Amo, mi Dispiace, Perdonami, Grazie.

AMORE da conquistare e con cui stare








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