FLORITERAPIA E(‘) AMORE

Cos’è dunque la Floriterapia? E perchè proprio ora? Proprio qui?
Non è un caso che io abbia voluto raccontare la mia storia prima di introdurre la Floriterapia, perchè mai nulla è a caso, tutto ha un perchè.
Anche adesso che tu sei qui, e stai leggendo, e vuoi scoprire i nostri amati fiori la loro forza spettacolare. E già li senti, e già ne hai bisogno.
La Floriterapia è Amore! Tutto ciò che ti sta accadendo ora è Amore, tutta l’energia che senti ora è Amore… e arriva da lì.. sono i fiori che ti chiamano a sè, non sei realmente tu che li vai a cercare.
Il nostro cammino è costellato da opportunità che la Vita ci manda. Sono opportunità di tipo karmico (per risolvere problematiche passate) ma anche legate al nostro programma di incarnazione, come dire che ognuno di noi ha un suo preciso compito nella vita, e seguirlo ci porta alla nostra elevazione spirituale ma anche a portare il nostro contributo all’Unità.
Le essenze floreali ci riconducono dunque a Noi, al nostro Centro, al nostro equilibrio.
La floriterapia nasce dal programma di incarnazione di Edward Bach, nei primi del ’900, nelle campagne dell’Inghilterra.
Questo grandissimo uomo, la cui interessante vita rimane una cometa nella storia del secolo passato, ha dedicato l’ultima parte della sua esistenza (nella forma terrena) alla scoperta di 38 rimedi floreali in grado di “curare” qualsiasi tipo di creatura andando a riempire i vuoti energetici creati nel passato (anche Karmico) di ogni essere vivente.
E’ dunque una tecnica vibrazionale.
Ogni essere vivente vibra ad una certa frequenza, i sensitivi, che riescono a vedere l’Aura hanno ben presente di cosa sto parlando. E’ come se intorno a noi ci fossero diversi strati concentrici di materiale energetico che vanno a completare la nostra totalità, intesa come corpo-mente-spirito.
L’intuizione geniale di Bach è stata molto semplice, come del resto tutte le vere intuizioni. Ciò che viene utilizzato non è il fiore in sè stesso (come può avvenire in fitoterapia ad esempio) ma il suo potere vibrazionale.
Questo è un grande regalo che ci ha fatto non solo il dottor Bach, ma, ovviamente, anche la natura stessa. E’ per questo che la definisco un atto incondizionato d’Amore.
Assumere essenze floreali vuol dire riempire la nostra totalità di Amore, di Bene incondizionato, di Consapevolezza.
I rimedi entrano in noi e nella nostra vita in una maniera dolcissima, accarezzando le nostre esperienze, guidandoci in un abbraccio infinito. Essi agiscono in maniera diversa da persona a persona, adattandosi alla nostra forza di poter reggere eventuali cambiamenti.
Anche quando non ce ne accorgiamo, essi lavorano, incessantemente.
Per alcuni di noi essi non si esprimono in prima persona, ma attraverso EVENTI SINCRONICI, facendoci trovare ad esempio nelle giuste situazioni nel momento giusto. Per altri invece avvengono delle vere e proprie CATARSI, cioè delle prese di coscienza dal torpore o dalle maschere che il nostro inconscio ha stratificato per anni.
Per tutti questi motivi la floriterapia a volte può risultare quasi “violenta”. Il termine è improprio e non vi deve spavenatare, perche essi come ho detto si adattano al nostro grado di sopportazione.
E’ anche vero che per alcuni il momento in cui avviene un determinato evento sincronico non è mai quello giusto. Spesso si assumono essenze floreali ma non si è veramente convinti di voler cambiare, di tornare a sè, di scoprirsi.
A volte abbandonare una determinata malattia o un certo stato equivale a denudarsi, soprattutto davanti agli occhi della propria coscienza, non riconoscendosi più.
E’ per questo motivo che ritengo importante inserire SEMPRE le essenze floreali in un contesto di terapia (spesso non solo eseguita dal floriterapeuta, ma affiancata a varie figure professionali, anche appartenenti al mondo medico) perche il fai da te non solo porta a scarsi e demoralizzanti risultati, ma bisogna anche tener presente che il nostro inconscio talvolta ha elevato dei muri talmente alti e spessi che può opporre una resistenza tale da non essere abbattuto con la semplice forza di volontà. Senza contare il fatto che, nei momenti di catarsi, quando il percorso ci sembra difficile, potete sempre contare sull’amore più umano di una terapeuta che come voi ha affrontato la stessa strada, e vi saprà capire, consigliare, e cambiare sinergia al momento opportuno.
Le essenze floreali non hanno, in linea di massima, effetti collaterali anche se una parentesi a parte deve essere aperta per floriterapie piu potenti come quella californiana o australiana per esempio, ma questi sono capitoli che vedremo in un secondo tempo.
Non voglio spaventarvi con tutto questo, è solo una questione di professionalità mettere al corrente chi decide di assumere essenze floreali e di mettersi in gioco.
I fiori sono una forza d’Amore, non vi faranno mai del male nella misura in cui deciderete di affrontare il cambiamento, di accettare la vostra totalità e la realtà così com’è. Nessuno vi giudica per ciò che siete e i fiori, grazie al vostro floriterapeuta vi prenderanno per mano, alla scoperta del vostro vero Io.
Scoprirsi, nel bene o nel male, è la cosa piu bella che vi auguro di sperimentare nella vostra Vita.
E forse non è un caso che tu sia qui, proprio ora…
TI VOGLIO BENE,
Laura
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L’ essenza della Gentilezza è circolare

Attributo sfuggente “gentile”, che nella storia si è ammantato spesso di significati molto diversi fra loro.
Gentile era, presso i Romani, l’appartenente ad una Gens, raggruppamento di famiglie unite tra loro da un nome comune e dalla discendenza da un capostipite unico.
Oltre ai membri delle suddette famiglie, la Gens annoverava anche, fra i suoi membri, i loro schiavi e clienti. I Gentili erano uniti da tenaci vincoli di solidarietà e da obblighi di reciproca assistenza, con assemblee proprie, in cui si decideva tutto ciò che riguardava la comunità.
Col tempo, nella sua accezione separativa, acquisì il significato più ampio e più generico di “popolo” o “nazione”, tanto da indicare infine i non romani. Sotto questa accezione, nella Chiesa primitiva, sull’esempio dell’uso ebraico di chiamare “popoli” tutti i non ebrei , fu usato per designare i cristiani non ebrei in contrapposizione ai cristiani ebrei. Infatti, San Paolo fu chiamato l’apostolo dei “gentili”.
Su questa linea di evoluzione, nella tradizione ebraica post-testamentaria, il termine divenne sinonimo di “cristiani”, per acquisire anche accezioni riguardanti appartenenti a fedi diverse da quella ebraica.
Vediamo quindi che la storia dei significati di questo termine è la storia stessa delle comunità umane, in cui dapprima la cura della solidarietà era racchiusa nell’ambito strettamente familiare, per poi aprirsi, con la crescita politica dei popoli, verso coloro che condividevano gli stessi modi di vivere o gli stessi credo religiosi.
Si è quindi giunti nel tempo, per irrigidimento del significato, ad indicare anziché l’appartenenza la estraneità , la diversità, l’esclusione dalla comunità.
Strano viaggio di una parola, che partendo da un’espressione di solidarietà giunge al suo opposto, al rifiuto. Un lungo viaggio nei secoli, in cui però anche questa accezione negativa si sgretola, tornando ad un significato aderente all’espressione di solidarietà iniziale, che perde però ogni chiusura comunitaria e diventa col termine “gentilezza” azione di solidarietà, sostegno ed empatia che chiunque rivolge a chiunque.
Siamo giunti infatti, nel nostro viaggio all’interno dell’evoluzione di una parola come esteriorizzazione dell’evoluzione stessa dell’uomo, all’Era dell’Acquario, nella quale, fermando la sguardo interiore nella visione futura, si dovranno realizzare i “giusti rapporti umani”.
E in quest’ottica, essere gentili significa essere amorevoli; significa offrire una relazione in cui il riconoscimento del valore umano dell’altro fa in modo che anch’egli riconosca in sé questa dignità, unitamente alla propria identità ,ruolo e funzione, e che ciò lo aiuti a realizzare “sé stesso”.
Significa donare all’altro, che ” altro ” non é, il meglio di noi stessi e con quest’atto diventare coscienti di ciò che è il ” meglio di noi “, approfondendo così la conoscenza delle nostre potenzialità e l’amore verso noi stessi.
Significa aprire il cuore a ciò che condividiamo e che ci unisce, il seme profondo della nostra umanità, che ci dice che questa è ora la nostra Gens, la nostra famiglia, e che amare il prossimo tuo come te stesso è l’eredità genetica di ogni figlio di Dio, è insito nel suo evolversi fra ciò che si evolve, spinto, nonostante tutto, in avanti dall’impulso iniziale del primo soffio di vita.
Come il raggio che caratterizza l’espressione dell’essere vivente porta in seno le caratteristiche degli altri sei, così la gentilezza, attributo della Legge d’Armonia, non può esprimersi senza il rispetto, la simpatia, la dolcezza e tutte le altre venature che ne fanno risaltare la qualità in ogni occasione.
L’uomo gentile lo è sin dal suono dei suoi passi ed è destinato ad armonizzarsi fino al punto di far della sua vita pura poesia.
Gentilezza nei modi, nei toni, nei suoni, nelle attese e nelle azioni.
La gentilezza è la Vita che invita la vita stessa a danzare ad un ritmo tale che bellezza e pace risuonano fino a spegnere ogni eco disarmonico.
Tutte le leggi della Vita hanno un fondamento di gentilezza perché l’armonia è in Loro.
Ad esempio è gentile il karma con gli esseri viventi più di quanto a volte, per ignoranza o superficialità, essi sono portati a valutare, perché come tutto anche la legge di Causa-Effetto, di Espiazione, è soggetta alla Legge Suprema: l’Amore.
Così per risonanza sono invitati alla gentilezza gli esseri umani. Nel rimprovero, nel monito, nell’indicar la via, nel saluto e nella descrizione, nel dir la verità o nel tacere, la gentilezza ha il dono di rendere irresistibilmente degno il messaggio e il messaggero.
Guardare alla gentilezza con cui il Creato risponde agli umori umani significa comprendere con quale armonia l’uomo deve intendere ed accettare la prova e il proprio mondo di appartenenza. Per contribuire a far della Vita l’opera d’arte quale in realtà già è.
Essere gentili è come aprire la porta della propria anima: ci protendiamo verso l’altro in un abbraccio amorevole donando la nostra disponibilità ad accoglierne la sua natura, sia che appartenga al regno umano, animale, vegetale o minerale.
Un atto gentile è una dichiarazione d’amore: è costruire un ponte che ci consente di comunicare, confrontandoci con l’altro da noi e al contempo riconoscendo la nostra comune appartenenza al Tutto.
L’ essenza della gentilezza è circolare in quanto, essendo essa stessa espressione di volontà di bene e di armonia interiore, genera benessere che ritorna come un boomerang arricchito di Forza e Potenza.
In questo modo il confine tra la nostra personalità e l’Anima diventa sempre più sottile.
Essere gentili è quindi una grande responsabilità che noi abbiamo non solo nei confronti di noi stessi, ma anche verso i nostri fratelli al fine di costruire la pace e vestire ogni nostro atomo di luce nel Creatore.
Appendice d’astrologia esoterica.
Venere, Signora della Gentilezza, nasce dal Mare, sorgente di Vita; domina il Toro, l’amore passionale, la Bilancia, Armonia e Comprensione, che salva dalla passione.
Venere, amante di Adone, l’affetto e la purezza, governa esotericamente i Gemelli, le Colonne del Tempio, la dualità inerente alla manifestazione, per insegnare agli uomini come raggiungere l’equilibrio e liberarsi dalle limitazioni del regno umano e salire verso la vibrazione spirituale.
Venere, coesione di Armonia, Bellezza, Generosità, Disponibilità, Dolcezza, Sensibilità, agente di sintesi, ha la funzione di fondere ed armonizzare gli opposti , le Colonne Gemellari.
Ella spinge quindi l’uomo a vivere i rapporti personali con gli altri all’insegna della gentilezza, del dono di sé, del sorriso, dell’attenzione costante verso il prossimo.
Sorella maggiore della Terra, responsabilizza nell’uomo la capacità d’amare e mette in evidenza in lui il bisogno di unione , di fusione, di attrazione, di scambio tra l’io ed il tu, non per esorcizzare la paura di solitudine ed i propri limiti ma per imparare a dare per dare, per capire l’importanza del servizio alla società , all’umanità, unendo Mente e Cuore.
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Perdonare per fare entrare l’amore nella nostra esistenza
• Perdonare per guarire
• Perdonare per lasciare andare
• Perdonare per essere liberi
• Perdonare per essere felici
• Perdonare per aprirsi alla vita
• Perdonare per fare entrare solo l’amore nella nostra esistenza
Talvolta durante la nostra esistenza continuiamo a farci carico di antiche ferite causate da sensazioni di sofferenza e da rancori provati, vecchi o recenti che vengono perpetuati nei confronti di qualcuno qualche volta anche vicino a noi e alla nostra esistenza. In questo modo l’anima (che è la nostra parte energetica, quindi il nostro magnete) viene appesantita dal vissuto che interpretiamo come negativo e dal blocco della sensazione.
Fino a quando non risolviamo le ferite dell’ anima esse rimangono aperte continuando a nutrire sentimenti negativi di rabbia e frustrazione dannose per la nostra esistenza attuale e per il nostro benessere psico-fisico.
Spesso avviene che la reale causa della ferita è celata nel profondo del nostro inconscio e quindi noi non la vediamo.
In questo modo tendiamo a dare la colpa agli altri di ciò che non va anziché guardarci dentro e sanare gli antichi dolori semplicemente lasciandoli andare.
Sono molte le persone che rimangono prigioniere del passato non risolto.
Per essere liberi è importante iniziare a guarire la nostra vita risolvendo gli antichi rancori che ancora ci tengono inconsapevolmente intrappolati a quelle situazioni, talvolta ripetendole e quindi richiamandole alla nostra esistenza.
Come un magnete.
Il primo passo per liberarci dal passato è prendere consapevolezza delle ferite e sanarle dentro di noi, lasciandole andare senza più preoccuparcene.
In questo modo possiamo vivere liberi e responsabilmente la nostra esistenza.
Dobbiamo innanzitutto comprendere quale insegnamento abbiamo tratto dalle esperienze di sofferenza.
In cosa le esperienze “forti” volevano “rafforzarci”? Perché la nostra anima le ha attratte, le ha cercate inconsciamente?
Dobbiamo ringraziare coloro che ci hanno offerto l’opportunità di crescere ed ora possiamo lasciarli andare, perdonarli.
Mantenendo il rancore verso qualcuno restiamo legati e ad ancorati a queste sofferenze, richiamandole ed impedendoci di essere LIBERI!
Questo atteggiamento ci impedisce di vivere un esistenza serena anche se spesso non ne siamo consapevoli. Dobbiamo imparare a perdonare coloro che pensiamo ci abbiano causato sofferenza, sembra strano o difficile, ma è l’unica medicina che può curare la nostra esistenza e renderci liberi e felici.
E soprattutto è importante ricordarci che la persona per la quale proviamo rancore non ha colpa,
la sofferenza è nostra e siamo solo noi abbiamo provato quell’emozione,
ad averla interpretata come tale, noi l’abbiamo attratta e la persona o le persone che a noi sembrano avere provocata la sofferenza erano soltanto un mezzo senza reali colpe personali.
Non esistono reali colpe ma solo interpretazioni della realtà a seconda della propria mappa mentale e della propria visione.
Carnefici e vittime si fondono in un unico richiamo energetico e si scambiano i ruoli fino a quando non sono realmente liberi.
Il rimedio è il perdono che porta amore e serenità. Dobbiamo imparare a sostituire l’odio con l’amore, sempre, e la guerra con la pace, non esiste intervento migliore per sanare le ferite dell’anima.
Dobbiamo innanzitutto perdonare noi stessi.
Viviamo in una società ed in una cultura in cui il senso di colpa per ogni caduta o disagio è la prima cosa che ci viene inculcata da piccoli.
Purtroppo tormentarsi non serve e ad ogni decisione che abbiamo preso nell’arco della nostra vita esiste una motivazione ed un insegnamento da trarre e al quale dobbiamo essere grati.
Il senso di colpa abbassa la nostra autostima e l’amore per se stessi. Non lasciamoci ingannare!
Un vecchio proverbio citava cosi: “Se c’è rimedio perché ti arrabbi? E se non c’è rimedio perché ti arrabbi?”
Possiamo sempre rimediare a delle scelte che riteniamo inadeguate e cambiare il nostro percorso per percorrrere la strada della libertà emozionale e del miglioramento.
Le esperienze passate negative dobbiamo solo lasciarle andare e lasciare che si sciolgano come neve al sole. Per sempre!
Non permettiamo che le nostre stesse emozioni ci possano trarre in inganno abbassando la nostra energia, MAI!
Non preoccupiamoci delle emozioni altrui, di ciò che gli altri pensano di noi, di come gli altri vorrebbero che fossimo e dei loro comportamenti a riguardo.
Lasciamo andare e andiamo verso l’ indipendenza emozionale, la libertà di scegliere la nostra vita, cosi come noi la desideriamo!
E SOLO NOI! In prima persona!
Dobbiamo liberarci dalla trappola del senso di colpa e non formulare critiche o giudizi né nei nostri confronti né nei confronti di altre persone.
Evitiamo di giudicare gli altri per le loro azioni, qualcosa in loro li ha mossi in una certa direzione, comprendiamoli, diamogli amore e pace.
I rancori rimangono dentro di noi disturbandoci, influenzando negativamente le nostre scelte e la nostra vita attuale, bloccandola proprio dove noi non vorremmo che fosse. Ed ecco che in questo modo si attrae ciò che non si vuole. Il senso di colpa ci carica di dubbi.
Liberiamoci di questi fardelli negativi che non fanno che appesantire la nostra esistenza come una zavorra che non fa decollare la nostra anima, la nostra energia e quindi tutta la nostra vita.
Iniziamo a visualizzare la parola PERDONO e la parola AMORE ed a inviarla a noi stessi per primi e a tutte quelle persone che pensiamo possano avere contrbuito alla sofferenza e alla non comprensione.
Liberiamo loro ma soprattutto liberiamo noi stessi da quel peso che ci portiamo appresso e che rende faticoso il cammino.
Rendiamo la nostra anima più leggera, la nostra vita più leggera, rendiamoci liberi e lasciamo andare ciò che non ci serve più, che è diventato inutile per la nostra crescita e per il nostro miglioramento.
Con le mani sul plesso solare, una mano sullo stomaco ed una mano sotto, sulla pancia, facciamo 3 respiri profondi e poi recitiamo il seguente mantra:
Io, “nome” merito amore…
Io, “nome” mi amo completamente…
Io, “nome” mi accetto così come sono…
Io, “nome” merito di essere libero/a…
Io, “nome” mi perdono di tutto e sono felice…
Lo stesso mantra lo possiamo recitare sostituendo l’ “Io” con il “Tu” e quindi sostituendo il nostro nome col nome dell’altra persona.
E’ un ottimo esercizio per imparare a perdonare e che porta noi quindi la nostra anima ad essere libera dal peso dei rancori, leggera, libera di proseguire il cammino della serenità e della realizzazione personale.
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Ho’oponopono la Creazione Responsabile

Il week end scorso, 12 e 13 settembre a Villa Bartolomea in provincia di Verona, ho partecipato ad un seminario di autoguarigione e guarigione condotto dal dott Ihaleakala Hew Len.
Una full immersion in due giornate, Corso Base 1° Livello di Ho-oponopono.
Sono state due giorni intensissimi: estremamente concentrati, leggeri e faticosi, densi e trasparenti, e focalizzanteMente decisi a portare gli appassionati partecipanti al cristallino Vuoto Interiore.
Avevo gia’ letto di questo terapeuta hawaiano che ha guarito un reparto completo di pazienti alienati criminali, senza mai vedere nessuno di loro.
Lo psicologo studiava la cartella di un internato ed in seguito cercava in se stesso per vedere come egli avesse potuto creare la malattia del paziente.
Mentre migliorava se stesso, il paziente migliorava.
Quando ho letto in uno scritto di Joe Vitale questa storia per la prima volta, ho pensato che fosse una leggenda metropolitana. Com’era possibile che qualcuno potesse curare qualcun altro curando se stesso? Come poteva un auto-miglioramento curare un alienato mentale?
Questo psichiatra utilizza un metodo di cura hawaiano chiamato Ho’oponopono, riveduto e aggiornato con gli insegnamenti intuitivi del suo cuore.
Nel mio pensare, il concetto di “responsabilità totale” significa che sono responsabile di ciò che penso e di ciò che faccio.
Credo che la maggior parte della gente consideri la responsabilità totale in questo modo. Siamo responsabili di ciò che facciamo, non di ciò che chiunque di altro fa.
Cio’ non è cosi’.
Il dottor Ihaleakala Hew Len ha curato questi malati mentali e questo mi ha vividaMente aperto una reale prospettiva basata sulla responsabilità totale.
In poche parole e con estrema semplicita’ ci ha raccontato la storia del suo lavoro come terapeuta.
Molto tempo fa ha lavorato quattro anni all’ospedale dello Stato di Hawaii, nel reparto di criminali malati mentali pericolosi, dove gli psicologi cambiavano ogni mese.
Il personale prendeva molti congedi per malattia o se ne andava, semplicemente. La gente andava in questo reparto rasentando i muri, temendo di essere attaccata dai pazienti. Non era un posto piacevole dove vivere, lavorare o andare in visita.
Il dott. Len dice che non vedeva mai i suoi pazienti. Accettò di avere un ufficio e vedere le cartelle. E mentre osservava le cartelle, lavorava su sé stesso.
E mentre lavorava su sé stesso, i pazienti iniziavano a guarire.
“Dopo alcuni mesi, alcuni pazienti che erano stati legati ai letti, furono autorizzati a circolare liberamente. Altri, che erano curati con psicofarmaci iniziarono ad abbandonare le loro medicine. E coloro che non avevano alcuna possibilità di essere rilasciati, perché troppo pericolosi, furono liberati”,
” Ero stupefatto” dice “e non è finita, proseguì, il personale iniziò a venire a lavorare volentieri. L’assenteismo e la rotazione dei dipendenti si fermarono. Abbiamo finito per avere più lavoranti del necessario perché i pazienti erano sempre di meno e tutto il personale si presentava per lavorare. Oggi, quel reparto è chiuso.”
Gli abbiamo chiesto “Cosa faceva in lei stesso che induceva questa gente a cambiare?”
“Semplicemente… curavo la parte di me che li aveva creati” ci ha detto
Il dott. Len ha spiegato che la responsabilità totale della nostra vita significa che Tutto nella nostra vita – semplicemente perché E’ nella nostra vita – è la nostra responsabilità.
In senso letterale, il mondo intero è la nostra creazione.
E’ difficile da inquadrare! Essere responsabile di ciò che ho detto o fatto è una cosa. Essere responsabile di ciò che ciascuno nella mia vita dice o fa è un’altra cosa.
Tuttavia, la verità, è che se ci prendiamo la responsabilità completa della nostra vita, allora tutto ciò che vediamo, sentiamo, gustiamo, tocchiamo, sperimentiamo, in qualche modo è della nostra responsabilità perché E’ nella Nostra vita.
Ciò significa che le attività terroristiche, il presidente, l’economia – qualsiasi cosa sperimentiamo e che non gradiamo-, spetta a noi di curarli.
Esistono, per così dire, soltanto come proiezioni che vengono dall’interno di noi. Il problema non è loro, è nostro e per cambiarli, dobbiamo cambiarci.
So che ciò è difficile da afferrare, che è difficile da accettare e viverlo realmente.
La critica è molto più facile della responsabilità totale, ma mentre ascoltavamo il dott. Len ho iniziato a comprendere come la cura per lui é nel Ho’oponopono, ovvero la cura è amare se stesso.
Se vogliamo migliorare la nostra vita, dobbiamo curare la nostra vita. Se vogliamo curare qualcuno – anche un pericoloso malato mentale – lo faremo guarendoci.
E’ stato chiesto al dott. Len come faceva a curare se stesso. Cosa faceva esattamente, quando egli osservava le cartelle di questi pazienti?
“Io non facevo che ripetere “Mi dispiace e Io mi scuso” e “Io ti amo” ancora ed ancora come un mantra, provando gratitudine e sentendo la sincerità del mio sentimento”, ha spiegato “È tutto?” “Si , è tutto.”
Il fatto è che amando se stessi è il più bel modo di migliorarsi, e mentre ci miglioriamo miglioriamo il nostro mondo.
Quando ci osserviamo, facciamolo con amore.
>Mi dispiace >Perdonami >Grazie >Ti Amo
Amore Gratitudine e Gioia
Silvia Paola
Ho’oponopono significa rendere diritto, rettificare, correggere
(con anche ispirazione a scritti di Joe Vitale)
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Dimentica la relazione e impara a relazionarti con un altro essere.
Quando entri in una relazione, cominci a darla per scontata, sia tu che il tuo partner vi date per acquisiti: questo distrugge tutti gli amori.
La donna pensa di conoscere l’uomo e l’uomo pensa di conoscere la donna: in realtà nessuno dei due conosce l’altro.
E’ impossibile: l’altro rimane un mistero.
E dare per scontato l’altro significa insultarlo, mancargli di rispetto. Sei davvero ingrato se pensi di conoscere tua moglie.
Come puoi conoscere la donna? Come puoi conoscere l’uomo?
Sono esseri in evoluzione, non cose. La donna che hai conosciuto ieri, oggi non c’è più. Nel gange è fluita moltissima acqua: quella donna è un’altra, è una persona totalmente diversa.
Entra di nuovo in contatto con lei, ricomincia da capo, non dare niente per scontato.
E tu, al mattino, guarda il viso dell’uomo con il quale hai dormito la notte scorsa. Non è più la stessa persona, in lui sono avvenuti tantissimi cambiamenti, al punto da essere incalcolabili.
Questa è la differenza tra una persona e una cosa.
L’arredamento nella camera è immutato, ma l’uomo e la donna non sono più gli stessi. Continua a esplorare, comincia da capo. Questo è ciò che intendo, quando dico di relazionarsi all’altro, di essere in contatto con lui.
Relazionarsi all’altro significa che ricominci sempre da capo, tenti continuamente di familiarizzare con lui, ancora e di nuovo vi presentate, continuate a scoprirvi a vicenda, tentate di vedere tutte le sfaccettature della personalità altrui.
Cerchi continuamente di penetrare sempre di più in profondità nei regni interiori dell’altro, nei recessi più intimi del suo essere.
Tenti di svelare un mistero che non può essere svelato.
Questa è la gioia dell’amore: l’esplorazione della consapevolezza. E se entri in contatto con l’altro e non riduci questo relazionarsi a una relazione, per te l’altro diventa uno specchio.
Mentre esplori lui, inconsciamente esplori te stesso. Mentre vai in profondità nell’altro e conosci i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue emozioni più profonde, conosci anche le tue.
Ciascun amante diventa lo specchio per l’amato, in questo caso l’amore diventa meditazione. La relazione è qualcosa di orribile, relazionarsi è bellissimo.
In una relazione entrambe le persone diventano cieche rispetto all’altro.
Prova a pensarci: quanto tempo è passato dall’ultima volta che sei stato “occhi negli occhi” con tua moglie? Oppure quanto tempo è passato dall’ultima volta che hai guardato tuo marito? Forse sono passati degli anni! Chi guarda la propria moglie? Dai per scontato di conoscerla a fondo. Che cosa potresti vedere di più?
Sei più interessato agli estranei che a una persona che conosci: conosci l’intera topografia del suo corpo, conosci le sue reazioni, sai che tutto ciò che è accaduto tra voi accadrà di nuovo. E’ un ciclo che si ripete continuamente.
Non è così, in realtà non è così!
Niente si ripete, mai: tutto si rinnova ogni giorno. Sono solo i tuoi occhi che invecchiano, è la tua facoltà di recepire che invecchia, è il tuo specchio che si impolvera e tu diventi incapace di riflettere l’altro.
Ogni persona è un mistero incredibile, infinito, inesauribile e inestinguibile, al punto che non è possibile poter dire, un giorno: “Ormai lo conosco”. Al massimo potresti dire: “Ho fatto del mio meglio, ma il mistero rimane un mistero”.
Di fatto, più conosci l’altro e più l’altro diventa un misterioso.
In questo caso l’amore è una continua avventura.
Da:
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Con Te e Senza di Te
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