Necessitiamo soltanto d' Amore. Parola di Platone

Una nuova traduzione del «Simposio», il testo che nella Grecia fondò la riflessione sui sentimenti
Quello che non possediamo vogliamo possederlo per sempre
……. nella notte in cui si festeggiava Agatone per una sua vittoria in un certame tragico, quello che da tutti, giustamente, è considerato il più importante è il discorso che, a Socrate, fa la sacerdotessa Diotima in una sorta di primo scalino d’ iniziazione ai misteri.
Ma questo discorso non potrebbe esistere da solo se non avesse – a dargli forza, carne, e compimento drammatico – un altro meraviglioso discorso a precederlo (quello di Aristofane) e, a seguirlo, l’ entrata strepitosa di Alcibiade, ubriaco, con la testa incoronata d’ alloro e di viole, desideroso solo, dopo tante parole, dopo tanta filosofia, di esprimere il suo sentimento amoroso nei confronti di Socrate:
insomma, di testimoniare, con se stesso, l’ amore vivente.
Il discorso di Aristofane, e cioè il racconto degli esseri originari che avevano tre sessi – il maschile, il femminile e l’ androgino – ed erano uniti in una figura tonda («un intero rotondo»), tanto che il loro camminare non era un camminare, bensì un procedere rotolando, pone in maniera inequivocabile l’ accento sulla religiosità profonda dell’ amore.
Gli dèi, infatti, tagliarono questo essere-uno e, da quel momento, «ciascuna metà, desiderando l’ altra metà di sé», cominciò a cercarla incessantemente: «Stare insieme il più possibile, vicini l’ uno all’ altro», in modo da non essere separati mai.
Questo desiderio è un desiderio religioso, perché non si manifesta solo come desiderio dell’ accoppiamento con l’ altra metà (con quello che ci manca): è religioso, perché simboleggia il desiderio del Tutto, e dell’ unità nel Tutto.
Lo sapevano anche gli antichi indiani, che in una Upanishad scrivono: «Egli non aveva la felicità, così, ancora oggi, chi è solo non trova felicità. Egli desiderava ardentemente un altro. Egli divenne grande come un uomo e una donna stretti in un forte abbraccio. Egli separò questo sé in due; da qui sorsero lo sposo e la sposa».
Ora, cos’ altro fanno lo sposo e la sposa, congiungendosi, se non ricercare questo sé, quella misteriosa origine nella quale erano confusi e uniti? Diotima non fa altro che spostare il discorso dal piano umano al piano Universale.
Tuttavia, una volta detto che gli uomini desiderano il Bene (perché il Bene è ciò di cui sono eternamente carenti), e una volta identificata la Bellezza nel Bene, è di nuovo lì che ritorna.
Diotima dice che quello che non possediamo vogliamo possederlo per sempre. L’ accento è sulla morte. L’ uomo rifiuta la morte. Vuole il Bene, e la Bellezza, per sempre. Come è possibile? È possibile rientrando nel Tutto che ci ha generati: ricongiungendoci a Dio.
L’ amore fisico, in tal senso, primo passo nell’ iniziazione misterica (questo amore irrazionale, furioso, che ci trascina e che non sappiamo mai dire cos’ è), è davvero un fatto fisico divino. Perché, producendo un altro essere, produce immortalità: «L’ unione di uomo e donna è partorire. E questo fatto è divino: perché nell’ essere mortale è presente questo di immortale: la gravidanza e la procreazione.
La procreazione è ciò che di eterno e immortale spetta a un mortale. L’ immortalità è necessario che si desideri assieme al bene, da quanto abbiamo convenuto, se è vero che eros è rivolto al bene, a possederlo per sempre.
Da questo discorso deriva necessariamente che eros sia eros anche di immortalità». Adesso entra Alcibiade. Lui ama Socrate. Ed è geloso di Agatone. Dice parole stupende sull’ amore che riguardano proprio lui, Socrate: «Quando l’ ascolto molto più che agli invasati dal delirio coribantico il cuore mi si ferma e le lacrime sgorgano sotto i suoi discorsi…».
Con questo, il Simposio è finito.
Tutti se ne vanno, anche perché sta per sorgere l’ alba. Rimangono a parlare soltanto in tre: Agatone, Aristofane e Socrate, bevendo da un’ unica coppa che si passano da sinistra verso destra.
Amore Gratitudine e Gioia
Silvia Paola
Montefoschi Giorgio
http://archiviostorico.corriere.it
(Nel Simposio di Platone, che Einaudi presenta con l’ introduzione di Bruno Centrone (pp. 230, Euro 12) in un’ ottima nuova traduzione di Matteo Nucci (suo è anche il commento, non meno buono) fra i tanti discorsi che furono fatti….)
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