Abbracciamo l’Amore
Tanti anni fa, circa 25, partecipai al seminario “Puoi guarire la tua vita” tenuto da docenti italiani che erano stati formati direttamente da Louise Hay. Adesso sono cose risapute ma all’epoca ero ancora in uno stato di involuzione e la ricordo come un’esperienza di grande apertura. Un passaggio complesso fu quello di imparare ad abbracciare “con la pancia”. Molti degli allenamenti preliminari furono dedicati a prendere confidenza con se stessi, esercizi personali allo specchio alternati ad altri con i compagni del corso, e passo dopo passo ci siamo ritrovati sempre più intimi nelle confidenze e nelle condivisioni.
La maggior parte di noi ha dovuto mollare molte riserve quando il secondo giorno abbiamo iniziato prima, durante e dopo ogni esercizio, a donarci dei lunghissimi abbracci con la persona con la quale interagivamo. Ad ogni esercizio si cambiava compagno – era un gruppo misto, in prevalenza donne pertanto molto importante fu lo scambio tra femmine – ed era sostanzialmente vietato rimanere con lo stesso partner per lo step seguente. Quindi in quei 3 giorni ci siamo comunque conosciuti abbastanza profondamente tutti.

Dal timore iniziale, anche solo di dire a voce alta il proprio nome e il motivo della scelta di quel corso ci siamo trovati al termine di quel bel week end pieni di entusiasmo e quasi più che fratelli. Questo accade ad ogni workshop o seminario che abbia l’intenzione anche di oltrepassare quelle barriere fisiche che noi umani abitualmente costruiamo e in cui dimoriamo la maggior parte del tempo.
Questo fine settimana a Modena ho partecipato insieme ai miei soci Josaya, ad un evento splendido, Il Cerchio della Vita e mi sono resa conto una volta di più di quante persone che, pur essendo immerse in un percorso di condivisione, e che magari lo insegnano, hanno un reale disagio nell’abbracciare i propri simili. Di abbracciarli veramente intendo.
Socialmente siamo abituati come prassi a tenere le distanze, agiamo “in difesa” e in modo razionale, intimoriti di dare quella confidenza che potrebbe essere scambiata per un’intimità difficile da gestire. Spesso anche dagli amici si ricevono quelli che definisco “abbracci di testa” attuati con la volontà del dover/voler farlo ma in velocità, sbrigativamente e frettolosamente, senza quella sensazione di abbandono, di tempo amorevole che è sempre bello dare e ricevere. C’è una sorta di paura o disagio che tiene gli esseri distanti e solo in caso di eventi eccezionali (come le giornate degli abbracci, note come “free hugs“) o momenti pericolosi (come durante un terremoto o un incidente) riusciamo a vederci come quel TuttoUno di cui spesso parliamo e “pensiamo” (con la testa) sia l’umanità intera.
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In questo week end ho abbracciato molte persone, mi piace farlo, e mi piace ricevere abbracci veri ed è sempre interessante “sentire” e guardare come gli esseri si abbracciano.
Apprezzo il coraggio di chi lo fa visceralmente, di chi si da, di chi lo fa con la pancia o ci prova almeno per qualche attimo. Che vuol dire mettere a contatto davvero “le pance” e non solo le braccia o le spalle.
Certo non è facile farlo “a freddo”, con chi non si conosce o per quel tempo giusto che non è troppo e non è poco, che poi è un accordo che devono decidere i corpi che si stanno salutando a seconda di cosa sentono e scoprono reciprocamente. Ci vuole allenamento a trovare in questa pratica quell’attimo di piacere assoluto che è lo stabilire il “contatto” che sta tra pancia e braccia, il contatto anche dei cuori.
Allenamento (al contatto, al passare dalla mente al cuore), comprensione (che la persona che sto abbracciando ne ha bisogno/piacere umanamente quanto me), abbandono (del razionale, della paura, dei preconcetti) e fiducia (che non sono in pericolo, anzi), mentre si riesce a “vedere” l’altro semplicemente come parte di quel prezioso e delicato “siamo Uno” che in realtà siamo sempre e non solo durante le recite o le catastrofi.
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L’Amore è un’unione di libertà
Coppia felice, coppia infelice, relazione giusta o sbagliata, pregiudizi, felicità, passione, disperazioni, obblighi, libertà, catene, gelosie, tradimenti, ricatti, separazioni, lotte e battaglie. Ma c’entrano qualcosa tutte queste definizioni schematiche e talvolta traballanti con l’Amore?
Per libertà s’intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, usando la volontà di ideare e mettere in atto un’azione, ricorrendo ad una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a metterla in atto.
da wikipedia
I momenti di riflessione per noi umani, e senza essere settari magari non solo per noi umani, sono continui. Riflessione intesa sia come analisi del pensiero che come il continuo specchiarsi in altri esseri, situazioni e momenti, tutte esperienze che paiono impalpabili ma sono decisamente più che concrete. E diventano noi.
A due giorni dalla data più temuta ma anche più desiderata dall’intero pianeta per l’opportunità evolutiva, almeno da parte di quelli che sanno qualcosa dei Maya e soprattutto del loro Calendario, qualche riflessione in più la si fa.
Ormai giunti davanti a un momento così risonante a livello planetario non si può che essere invasi dolcemente da una disposizione d’animo di completo amore e comprensione.
Per tutto e per tutti. Potrebbe accadere di tutto e perchè ragionare ancora con le piccole miserie che a volte contraddistinguono quasi tutti gli umani, perlopiù quelli infelici (ovvero bloccati, bisognosi, risentiti, addolorati, rigidi, disperati, vendicativi in una parola impauriti) tra l’altro?
Io sono sempre più serena, e ringrazio il TuttoUno ben più intelligente di me, ritengo che tutto ciò che verrà sarà perfetto, sarà la giusta situazione per l’intero Sistema che è entrato da tempo in un’epoca Nuova, e come tali dovrebbero essere ora i nostri pensieri e i nostri sentimenti.
Nuovi come puliti, sinceri, attenti e coerenti nell’adesso del mente/cuore. E Nuovi noi, nel percepire il sottile, che non vuol dire stare misticamente rapiti in una qualche vetta dell’Io a mugolare canti sacri. Nuovi come allineati al Ritmo della Natura in evoluzione che è ben di più che stare o abitare in campagna anche se quell’ambiente sempre può facilitare la messa a punto della nostra armonia (e contemporaneamente disperare la mente dei cittadini abituati a presunte comodità che spesso neppure utilizzano).
Tutto è uno stato mentale prima che oggettivo, i pensieri creano cose e tutto il mondo che poi sperimentiamo.
Dobbiamo essere nuovi con una mente nuova, un’immaginazione nuova, una creatività nuova e un’Intenzione Nuova.
Cominciare dall’essere a noi più vicino e importante per creare il Nuovo Mondo è una grande idea, cioè esattamente dal “dentro di noi”, partendo semplicemente da noi stessi e poi parallelamente dalle/alle nostre relazioni.

Pertanto “ama il prossimo tuo come te stesso”, sì ammesso che sappiamo finalmente amare profondamente noi stessi; “fai al tuo prossimo quello che vorresti fosse fatto a te” assolutamente sì quando sappiamo abitualmente trattarci con pazienza, comprensione e affetto; “sii generoso, flessibile e abbi una visuale ampia” che vuol semplicemente dire “lascia agli altri la loro libertà, il loro spazio, la loro porzione di sperimentazione”, esattamente quella che vorremmo, e vogliamo, per noi.
Più che “dare” la generosità è non prendere o pretendere ciò che non è nostro. Questo è valido anche nei confronti dei bambini e una palestra straordinaria sono i propri figli, a qualsiasi età.
Coltiviamo quella zona personale di ossigeno che è sorgente di vitalità, creatività ed è necessaria per qualsiasi essere umano, per la sua personale gioia e per la propria salute.
Quell”ambiente che porta tutto in armonia e diventa la sostanza della vibrazione da condividere e ci consente di con moltiplicarne all’infinito.
Amare è libertà, questa è la più grande forma di generosità che possiamo offrire, e dobbiamo ottenere, in una relazione che possa considerarsi sana, viva e longeva.
Essere esseri liberi e concedere libertà ha un significato personale e concordato all’interno della coppia, dove le regole sono stabilite esclusivamente dai partner ed elasticamente riformulate con l’obiettivo di condividere amore incondizionato, cioè “senza condizioni” (come impongono invece i contratti, le aspettative, gli obblighi, i ricatti sentimentali).
Io non ho formule da dare, sì certo posso accompagnarti a trovare la tua migliore modalità, perchè ognuno deve trovare la propria, ma, la definizione che più amo dell’Amore è lo slogan di questo blog dedicato alle relazioni, tre quarti è di Osho con una mia piccola aggiunta:
L’amore non è una passione. L’amore non è un’emozione. Non solo.
L’amore è una comprensione profonda del fatto che in qualche modo l’altro ti completa.
Qualcuno che i rende un Cerchio perfetto.
La presenza dell’altro rinforza la tua presenza.
L’amore dà la libertà di essere se stessi, e amare davvero è volereil Bene dell’amato almeno quanto il proprio.
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Amore è… non aver bisogni o necessità
L’Amore è la faccenda che più preme a ciascuno di noi. E, a volte non lo focalizziamo, l’Amore è tutto quello che facciamo ed esistiamo. E’ tutto importante nella vita di ciascun essere: la propria soddisfazione è fondamentale e a ruota la professione (che vuol dire indipendenza), le amicizie, i rapporti interpersonali e naturalmente una buona relazione di coppia. Chissà perchè quando si parla di “amore” spesso ci si riferisce per automatismo a quest’ultima situazione. Forse perchè è quella su cui investiamo più ascolto/desiderio/immaginazioni/emozioni… e bisogni.
Si può avere tutto e tutto al meglio? Sì, magari a fasi alternate, come ogni vita che vive davvero, propone. Perchè a volte le relazioni non saranno esattamente come vorremmo, capiterà di sperimentare momenti di sconforto e incomprensioni, ma se davvero siamo consapevoli che Amore è in tutto ciò che esistiamo avremo il lavoro e la carriera su cui spostare l’energia e la creatività. Viceversa quando la professione potesse riservarci momenti down, le relazioni e l’affettività ci sosterranno nel nostro viaggio terrestre con tutto il loro calore e le loro certezze. Tutto è necessario per un buon Viaggio nel tempo dell’adesso ma tutto deve essere vissuto come una danza, una festa e dobbiamo mettere in modo le cose perche così sia.
Quando siamo allineati alla più onesta e aperta fluidità ci aspettiamo, e facciamo bene, sempre e solo il meglio, ma questa speranza a volte sconfina con logoranti aspettative e queste sono spesso sinonimo di bisogno. Ma bisogno può essere ancora letto in due dimensioni molto diverse, come “necessità” o “opportunità”. Sta sempre e solo a noi la scelta di indirizzare i nostri desideri e le nostre creazioni nella maniera più utile e meno dolorosa possibile.

Sembra facile e soprattutto sembra comprensibile da tutti e attuabile da molti. E allora perchè c’è ancora tanto dolore quando si parla e si condivide il vissuto che stiamo portando avanti? Perchè molti anche quando raccontano “tutto bene o non c’è male” c’è sempre uno o una serie di “ma e però”?
Modalità donna versione base, ovvero lagna verso bisogno:
“Andrebbe tutto bene ma lui esce sempre troppo con i suoi amici!”, “Però non si ricorda mai del mio compleanno e di nessuna ricorrenza”, “E’ una buona relazione ma c’è sempre prima il calcetto, la palestra o i suoi figli”. Però, ma, però…
Modalità principessa autosufficiente:
“Va tutto bene e ho anche parecchi momenti per me, lui per fortuna non ha abbandonato i suoi amici, come io non ho intenzione di fare con i miei”, “Gli uomini sono pianeti a parte, daltronde ci piacciono proprio per questo! Ma io come tutte le donne uso strategia! Al mio ultimo compleanno ho organizzato una seratina a sorpresa con i suoi piatti preferiti e solo all’ultimo gli ho detto perchè… Il giorno dopo mi sono arrivate rose rosse con un biglietto di amorevoli scuse perchè si era al solito dimenticato… e, da buona regina che sono, mi sono anche fatta promettere un week end noi due da soli per rimediare in pieno!”
“E’ un uomo indipendente, proprio come me! Mantiene le sue abitudini come piace fare anche a me, cura il suo corpo, e questo mi piace davvero molto!, e lo stimo perchè trova anche il tempo di coltivare il rapporto con i figli (del suo precedente matrimonio)”.
Ecco l’opportunità che prende il posto della “necessità”. Necessità di controllo, di esprimere aspettative in modo soffocante, di dirigere i tempi e i modi della relazione, di non essere mai contente (perchè di solito siamo noi donne ad aver queste malate visioni, se un uomo si riconosce in questo è decisamente più grave!), di non fluire con amorevole libertà nell’esistenza.
Perchè il “bisogno” non ci fa vedere l’insieme ma la personale interpretazione della realtà dove il famoso “fluire” si limita a quello che funziona nell’ottica personale (nostra) impedendoci la gioia, la comprensione e di approfittare di tutta la libertà che possiamo donare e ricevere per fare di ogni nostro momento di vita una festa dell’Amore concentrandosi esclusivamente su tutto il buono che c’è.

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Coppia e Relazione: Essere Felice in Amore
Una sana e felice vita di relazione è uno stato a due che ha bisogno di una ricetta fondamentalmente semplice ma estremamente raffinata. E ognuno dei partecipanti deve fare del suo meglio perchè questa delicata alchimia non vada mai a male, a far male, a farci stare male. Perchè di stare male capita a molti, e molto spesso, portandoci via per troppo tempo gioia, allegria e benessere sia a livello emotivo che fisico. E’ davvero così difficile essere una coppia felice?
Sembra impossibile si possa soffrire per Amore. E’ una contraddizione, un tempo drammatico e ingiusto, un errore che comincia in modalità sottile e può rovinarci la vita. Ci sono persone abbonate a meccanismi crudeli che continuano a scambiare e a interpretare l’amore come una sorta di guerra di territori (principalmente emotivi) e se non di entrambi almeno di uno dei soggetti della coppia.
Ma la cosa più sconveniente, e falsa, è credere che sia la normalità.
Abituati a sentire lamentele e problematiche da parte di amiche, amici, conoscenti ma anche chiacchiere di mamme o persone che consideriamo sagge, risolte o “fuori zona”, ormai alla percezione di molti sembra una prassi dell’esistenza che i dolori dell’amore non evitino nessuno, anzi che siano regolari e inevitabili come il raffreddore (ma molto più dolorosi e terribili) e che essere destabilizzati e piegati dal sentimento più bello e buono del mondo sia un tempo che arriva per tutti. Per alcuni chi non soffre per amore non è normale, sensibile, sentimentale e forse neanche… umano.
Lo stato di smarrimento, e talvolta ossessione, che i problemi in amore ci procurano non sono la norma. E lo stare male non è ovviamente ciò che speriamo o vorremmo quando siamo in una relazione di coppia, ufficiale o meno che sia, recente o di lunga data, eterosessuale o no.
Perchè l’Amore è fatto di comprensione e attenzione oltre che di passione e desiderio ma certo mettere in pratica la personale disponibilità alla soluzione, o tendere la mano e la mente all’altro, non è sempre facile quando qualcosa ci destabilizza nel profondo.
Spesso troppe dinamiche si accavallano non permettendoci lucidità, dialogo e neppure “buon senso”. Lo abbiamo sperimentato tutti. Quando si è “dentro” al marasma difficilmente si riesce a vivere con gioia almeno le cose “al di fuori”. E non ci si riesce neppure a distrarre perchè l’amore solitamente assorbe tutte le energie e le focalizza nel bersaglio del nostro dolore di cuore.
La relazione con il suo complesso abbraccio emotivo è un prisma che accoglie ben oltre i nostri ragionamenti e le nostre intenzioni e quando “stiamo male in amore” tutto è filtrato dalla nebbia triste e gonfia di dolore (o densa di paura, rabbia, scontento, aspettative, risentimento, vendetta, desiderio non condiviso, ossessioni) che viviamo e contribuiamo inconsapevolmente a diffondere e a far lievitare riuscendo a stare sempre più male.
Ovviamente ogni caso di disagio nelle relazioni è soggettivo e allacciato alle infinite variabili messe in moto, coscientemente o meno, dai componenti della coppia. Ogni situazione è una situazione unica e a se stante, con una propria angolazione e come tale va vista e indagata per arrivare a sciogliere innanzitutto la percezione del dolore che ciò che “non sopportiamo” ci provoca.
La prima cosa da fare è dare sollievo al nostro cuore e alla nostra mente, poi si può affrontare il resto con forza e lucidità e indubbiamente la centratura di accedere alla soluzione più felice.
La vita è troppo breve per sprecarla in dolore, recriminazioni, paure o infelicità. E l’Amore merita davvero tutta la nostra attenzione, la nostra passione, la nostra gioia e il nostro piacere. In ogni senso.
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Silvia Paola Mussini
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Siamo liberi o prigionieri di noi stessi?

E’ sempre interessante conoscere e aver a che fare in diretta con le persone, che spesso sono specchi di noi stessi e sicuramente riflessi del mondo ben più delle statistiche dei media e di quello che a volte ci sembra l’evoluzione della specie. Lo dico con rispetto, perchè ognuno di noi ha una strada da compiere e indubbiamente fa del proprio meglio con le informazioni, le credenze, le scelte e il bagaglio che vuole avere.
A fine giugno ho trascorso una piacevole settimana alle terme da sola mentre Sandro rientrava a casa dopo aver passato una settimana con i suoi in Puglia. Per noi che lavoriamo gomito a gomito 365 giorni all’anno è importante e fondamentale avere qualche intermezzo di “solitudine” nel cui tempo ritrovare il ritmo dell’essere che si è, che non è la coppia per quanto rispettosa, scherzosa, amabile e piacevole che noi siamo. Uno dei motivi, simbolico e reale, per cui stiamo insieme è che entrambi potremmo decidere senza preavviso (a meno che non ci siano impegni di lavoro comuni) di partire immediatamente per un viaggio senza dover giustificare assolutamente nulla, come due adulti e veri compagni che scelgono di stare insieme nella massima trasparenza e apertura della reciproca crescita con la visione alle proprie esigenze. Di più, la priorità per entrambi è stare nella gioia e questo è ancor più se l’altro è appagato, entusiasta e motivato nella e alla propria crescita. Questa è l’armonia che noi consideriamo il non plus ultra della convivenza.
Tornando ai mie giorni trascorsi alle terme avevo vicina di tavolo a pranzo e cena, anche lei singola, una signora avanti negli anni (qualcuno in più della mia mamma) con un invidiabile carnagione freschissima. Pertanto abbiamo chiacchierato molte volte e una volta di più mi sono resa conto come le scelte e le credenze personali siano abitualmente scambiate per ineluttabile carattere.

La signora, di cui non so il nome perchè tutti continuavano a chiamarla come lei desiderava per cognome inchinandosi al suo passaggio “Buongiorno Signora XX”, mi ha raccontato tutta la sua vita, esistenza costellata da fatti particolari e ordinari come tutte le vite, molto sincera, molto desiderosa di chiacchierare, molto giustificativa nel sè e molto poco nei confronti degli altri. Ne aveva per la società, per i figli, per il cibo, per tutto ciò che non andava come avrebbe voluto, anche in modo intransigente.
Della serie “Io sono fatto così” malgrado il desiderio (intellettuale) di cambiare o migliorare, o quanto meno di essere sereni ma la maggior parte degli umani sposta questo desiderio fino al margine di non averne più tempo, voglia e motivazione, “perchè il mio carattere è questo, sono nato così”. E comunque più di una volta volta è uscita con una frase più introspettiva (o almeno mi pareva che non fosse solo un’ovvietà alle mie considerazioni pacifiche) “E comunque lo sa? I soldi non danno al felicità!”.
Ritengo molto importante osservare e non giudicare. Il mio modo di captare la vita mi fa constatare che le persone si dividono in esempi utili o contrari, è tutta esperienza da mettere a frutto per migliorare i propri lati e portarci al nostro fulcro di verità, gratis tra l’altro, per chi è in connessione al proprio sé e decide di vedere.
La cosa che mi ha colpito che “il suo essere fatta così” metteva innanzi a tutto l’opinione degli altri. Il matrimonio non si disfa mai, succeda quello che succeda all’interno, il rispetto della gente è fondamentale, vivere negli agi molto importante, sposare un uomo benestante comunque un parametro abbastanza… essenziale. Discorsi di una persona nata in altre epoche e oggi si ragiona in modo diverso? Mia nonna, classe 1910, aveva voluto studiare da infermiera contro il parere dei suoi genitori, anche perchè significava andare a stare in convitto lontana da casa, cosa che lei ha fatto a 16 anni. I miei bisnonni avrebbero preferito una tranquilla ragazza dei suoi tempi ma lei ha dimostrato ben presto di non ragionare nè con i tempi nè con la testa di altri, facendo esattamente tutto quello che desiderava per attuare le sue scelte, stabilire la sua professione e la sua vita e rimarrà sempre per me un esempio di indipendenza, coraggio, forza e chiarezza.
Quello che noto è che ancora troppe donne ragionano con l’eco romantica (o scientifica) del principe azzurro possibilmente abbiente e questo le indirizza quasi sempre in situazioni lontanissime dal proprio sentire e dai propri talenti. Questo vale anche se ci si appoggia a un uomo non necessariamente benestante ma magari decisionista, delegando a lui, all’uomo che ci pare forte, le presunte difficoltà dell’esistenza. Si entra così in un’orbita dove non si sceglie ma si assecondano situazioni opportunistiche perchè non dipendono da noi, si delega, si va a ruota di qualcuno per mancanza di coraggio e di fiducia in se stesse. In un certo senso si vende la propria integrità per avere quel “rispetto sociale” che ancora troppe donne non ritengono di essere in grado di procurarsi da sole, magari con accanto un compagno evoluto che le sproni ad essere completamente se stesse e dirigersi insieme verso il meglio. Di se stessi innanzitutto. Tutto questo discorso è ovviamente rigirabile al maschile, accade e forse più spesso di una volta.
La vita è viva perchè è mobile e fluida. Noi siamo vivi quando siamo integri e liberi nel pensiero, nell’azione e nelle scelte.
Succeda quello che succeda.
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Silvia Paola Mussini
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