Coppia

Ti amo ma solo per oggi

Quello che ognuno di noi cerca ogni volta che si relaziona – in qualsiasi tipo di relazione – è amore, e dentro questa definizione, che ci piacerebbe sempre senza condizioni, ci stanno tante belle cose, c’è la gioia, la gratitudine, la fiducia, la complicità, l’appartenenza, il piacere di trascorre il tempo migliore possibile tra quelli probabili.

Per giungere a questa ovvia consapevolezza ognuno di noi ha un grande cammino da compiere, e non esistono scorciatoie. Riuscire a osservare e osservarci è già una posizione ottima, ma niente vale quanto l’esperienza sul campo, quell’agirsi dal quale ognuno trarrà l’essenza del vero viaggio personale e della propria gioia condivisa, o meglio con moltiplicata, con un essere altrettanto perfetto quanto noi.

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Con Sandro, il mio compagno, stiamo insieme letteralmente 24 ore al giorno dal 2009, è stato davvero l’inizio di una nuova fase sentimentale, innanzitutto nei miei confronti. Un tempo realmente mio, fatto di crescita personale e spirituale, di grande ossigeno e di opportunità reciproche.

E’ stato finalmente il “mettere in pratica”.

Precedentemente sono stata impegnata 20anni in un legame che è finito a conseguenza del mio scegliere me, rapporto che rivivrei mille volte, avendo però più coraggio e chiarezza nel concludere una storia importante e fondamentale. Prima di questo sono cresciuta per tre anni in una relazione troppo complicata, ma ero giovane mi e lo perdono.

Dopo il divorzio ho vissuto per circa due anni un rapporto a tempi matrimoniali (suoi) con un uomo sposato. Relazione intensa che mi ha permesso di conoscere la mia insofferenza nel sentirmi limitata, parzializzata e nascosta al mondo. Un rapporto dove ho potuto conoscere la “disperazione dell’amante”, e capire definitivamente che cos’è l’amore, quello vero e non il raccontarsela con equilibrismi penosi che chi non ha il coraggio delle proprie scelte chiama ‘amore’. In mezzo a tutta questa vita c’è stata qualche altra storia che, anche se con pochi presupposti per essere definita tale da parte mia o dell’altro, mi ha (ogni volta, ogni storia) insegnato in modo leggero o doloroso ulteriori dettagli su di me.

Insomma dopo aver vissuto tutte le angolature della relazione amorosa ho constatato con gratitudine che da ognuna ho tratto illuminanti insegnamenti e per questo sono riconoscente ai compagni del mio passato come a divinità in terra.

Uomini diversissimi tra loro, con una me in cammino confuso e condizionato da un’età fertile, quegli ormoni pazzi che accendono la passione in direzione della continuità della specie talvolta travestita da grande amore (che vedendola dall’età dell’adesso ha il suo peso nella reciproca scelta e nell’interpretazione della ‘verità’). Esseri maschili che partecipando alla mia evoluzione, mi hanno offerto il loro esserci per come sapevano o potevano, e più che spesso è stato un tempo di cui ho ricordi bellissimi. Loro mi hanno amato e hanno agito per come era la loro confidenza con il “meglio” per se stessi, ma in realtà sono stati la mia spada nella roccia, per sgrezzare e svegliare me.

Senza l’esperienza avuta con ciascuno non sarei io, l’attuale me che il loro incontro, confronto e talvolta scontro, mi ha permesso di diventare. La me nel perenne adesso, con tutta l’immensa ricchezza del bagaglio di esperienze che solo una vita pienamente vissuta porta. La me fatta di emozioni, sentimenti, di errori, riposizionamenti del Sè, che i dispiaceri e le delusioni, anche nei confronti di me stessa, hanno spronato ancora di più a non rinunciare mai alla pace interiore e alla mia personale chiamata e direzione.

Così, passo dopo passo, sono arrivate la comprensione del mio valore e del mio spazio, del mio tempo e delle mie scelte. Del mio coraggio, del mio perdonarmi, del mio sapere come cavarmela sola, della mia forza che è cresciuta attraverso ogni nuova situazione a cui ho dato il permesso di espandere. E quindi sono arrivate la creazione e costruzione della mia strada, l’apertura a nuovi entusiasmi e alle vere gioie senza condizioni e condizionamenti dell’oggi. Tutto questo semplicemente lasciando libera quella me in connessione sottile e da sempre alleata nel mio Viaggio.

La mia fiducia, il mio affidarmi – e anche il tempo che diluisce e relativizza tutto – mi hanno portato a vedere con amore e comprensione l’io della me nel costante adesso, figlia di ogni attimo precedente.

“Non sono più quella di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri.”
Alda Merini

Questo per dichiarare una volta di più che non esiste una relazione sbagliata ma sempre e solo incontri che sono dei veicoli sacri e fondamentali, necessari per accedere a grandi opportunità di cambiamento e chiarezza personali, indispensabili per stabilizzare il nostro centro. L’armonia della nostra esistenza è l’unica cosa che davvero ci riguarda e la componiamo noi stessi – sempre e comunque – tramite le nostre scelte, e sta solo a noi farne una musica che ci piace.

Perchè davvero quello che viviamo, di quello con cui risuoniamo e manifestiamo, nulla va perduto, e niente è inutile o è “troppo doloroso”, ma solitamente ce ne accorgiamo nel futuro.

E quindi Grazie uomini della mia vita!

Strada facendo sono diventata una persona realmente aperta, non solo nella teoria, cioè quella presunta saggezza che spesso è di apertura solo nei riguardi delle storie altrui, e quando ci tocca ragionare con la propria vita la faccenda diventa decisamente meno semplice, una zuppa zeppa di giustificazioni, giudizi, drammi… di troppo.

Camminando nella mia storia attraverso le mie storie, ho dato voce a quella me che sa quello che vuole, che sa quello che non vuole, che sa rispettare se stessa e che finalmente non ha (più) aspettative. Che libertà! Mi commuove l’essere diventata una bella persona che ha avuto segni e conferme di verità alla propria irrequietezza, dalla propria confusione, perchè un traguardo c’era, ed era me. Sono felice di conoscermi e di meritare tutto l’amore che sono, che sento, che c’è, sempre e comunque.

La conoscenza (ri conoscenza eterna) di Sandro mi ha fatto risuonare con un compagno gemello, aperto, sensibile, paziente, divertente, profondo, leggero, sdrammatizzante, con il quale è facile ridere, lavorare, giocare, vivere e reagire in purezza con la vera me, che anche per merito suo, è ormai l’unica verità che mi conduce. Per certo non posso sottovalutare che abbiamo avuto la fortuna di conoscerci e di crescere insieme all’inizio della nostra pratica Ho’oponopono, una pulizia che sappiamo non finirà mai.

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Nel passato mai continuativamente avevo osato dar sfogo al mio risentimento o alla mia frustrazione in modo chiaro, nè con i miei partner nè con me stessa. Facevo in modo di appianare e smussare, di comprendere e di guardare il mondo da una nuvoletta santa, senza sperimentare apertamente l’opposto nelle relazioni, la sporca e oscura miniera di carbone che sta in fondo a ognuno.

Noi abbiamo imparato insieme a lasciar accadere lo tsunami, quella meteora che dura pochi secondi o qualche minuto, e finisce praticamente subito in un abbraccio e una risata del cuore, dei corpi e delle nostre anime.

Ci vuole sempre tanta attenzione per rendersi conto che il valore di un rapporto si percepisce essendolo completamente e onorandolo nella quotidianità, e non agendolo con un filtro opacizzato da aspettative, preconcetti, segreti, abitudini, consuetudini, influenzamenti, posizioni rigide, pretese, binari permessi o no e credenze popolari.

Nella vecchia me – quella giovane di età – esistevano quasi esclusivamente tolleranza, ascolto, gentilezza e comprensione a costo di avere perenni, e a me inspiegabili, mali di stomaco e dolori fisici di varia natura. Quei dolori (erano preziosi  amici, ora lo so, grazie) si manifestavano con voce stridente per farmi comprendere che era una mia scelta quella di non affrontare cambiamenti o chiarimenti, essendo occupata a osservare le esigenze altrui mi dimenticavo perennemente di qualcuno… della persona più importante, di me.

Io e il mio partner (l’io scritto prima non è casuale nè mai più sostituibile) abbiamo una linea comune di pensieri, di modi di vivere, di passioni, di interessi, di intenti e il medesimo sguardo sull’esistenza.

Sandro è l’essere perfetto per me e la mia gratitudine per lui, e per il tempo meraviglioso che trascorriamo insieme, mi commuove e mi riempie il cuore di verità. Il nostro motto, per tutto ciò che ci riguarda ma anche per tutto il resto, è “solo per oggi”. E il nostro tempo insieme diventa semplice e anche estremamente divertente oltre che prezioso.

Fondamentalmente per intercettare e risuonare con un altro essere “perfetto” dobbiamo solo conoscere e accogliere noi stessi nel profondo, e questo può chiarirsi solo vivendo completamente ogni esperienza, traendone insegnamenti concreti per poter ricevere quel meglio che meritiamo (tutti), e poterne godere con la nostra più trasparente e sincera amorevolezza.

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Ti Amo, mi Dispiace, Perdonami, Grazie

Chi vuol esser lieto sia perchè l’Amore è sconfinato

Ieri su un nostro gruppo di Facebook  (bel gruppo affollato di oltre 25.000 iscritti), nel quale si posta e si discute di tutto e di più con interessanti fuori tema (pertanto evviva la libertà finchè è etica e costruttiva) Francesco B. ha pubblicato questa affermazione:

“Vorrei che tutti stampassero in testa queste parole: quando una persona tiene a voi vi cercherà in qualsiasi modo. ..non esisteranno scuse del lavoro, degli impegni e cavolate varie! Quindi smettiamola di essere ipocriti e non assecondiamo chi vuole giustificarsi con scuse che non reggono!”

Le considerazioni sono ancora in atto e attualmente oltre 60 le condivisioni, oltre 350 i mi piace e tantissimi i commenti, ne riporto alcuni per riflettere insieme:

“Poco piu’ di un mese fa mi e’ proprio successo di avere a che fare con una persona che si e’ nascosto dietro la scusa del non tempo… del lavoro… di una crisi personale! e mi fa sempre molto arrabbiare questa balla gigante perchè offende la mia intelligenza e la mia sensibilità!! Ste persone vanno a intermittenza..! Che delusione incontrarle! Credo anche io che bisogna scegliere persone belle … belle dentro che abbiano voglia di donare e donarsi!” Chiara M.

Piera B.: “Hai ragione! Dobbiamo alimentarci di amore e sentimenti puri e sinceri. I falsi affetti ostacolano la nostra crescita “sana” e genuina!!!

Lorena A.: “Eh già…. trovano tempo per tutto e poi ti dicono che non hanno tempo…. mi dispiace ti prego perdonami grazie ti amooo… mi assumo la responsabilità al 100% quello che e in voi e in me….”

Lia M.: “Verissimo ragazzi! È proprio per questo è un bel po’ che sto sola soletta, ma meglio sola che solo per metà accompagnata!!!!”

Teresa G.: “Concordo con te siamo noi per primi che dobbiamo pretendere persone migliori vicino a noi !!!”

Beate Z.: “Anch’io sono d’accordo …. Anche se spesso sento la solitudine che si fa strada. Specialmente durante il fine settimana … Mi dispiace, perdonami …”

Simonetta P.: “Fatto …anche se sono morta dentro un anno fa ho “eliminato” chi aveva un po’ troppe “scuse ” e piano piano guarirò anche se fa tuttora un male cane!”

Lydia J. N.: “È vero semplicemente! Giustificare chi gioca con i nostri sentimenti la vedo come una mancanza di autostima! Però Siamo tutti un po’ egoisti e a volte, inconsapevolmente, giochiamo con i sentimenti degli altri, forse perché dovremmo imparare a stare da soli per comprendere prima di tutto noi stessi…”

Nausikaa K.: “Quanto sono vere queste parole e lo sappiamo tutti !!!! Ma il cuore non va allo stesso passo con cervello gli piacciono i SE i MA, insomma trova sempre una scusa quando non vuole ammettere l’evidente!”

Sandra B.: “Ho capito, a leggere tutti questi commenti mi convinco sempre più che é meglio lasciare nel nascere. ………ognuno di noi si merita il meglio…..questo non é il mio meglio.”

Edy B. S.: “Anche perché io tengo a mente questo :
Tu non sei l’eccezione. Tu sei la regola. E la regola dice che se un uomo non ti chiama, è perché non vuole chiamarti. Se ti tratta come se non gliene fregasse un cazzo, è perché non gliene frega un cazzo.!!!!!! Se ti tradisce….. è perché non gli piaci abbastanza. Non esistono uomini spaventati, confusi, disillusi. Non esistono uomini tragicamente segnati dalle passate esperienze, bisognosi d’aiuto, bisognosi di tempo. Gli uomini si dividono in due categorie soltanto: Quelli che…ti vogliono. E Quelli che non ti vogliono. Tutto il resto è una scusa.
E Tu, Tu di mestiere fai l’avvocato, la commessa, la cameriera, l’insegnante, la casalinga, la commercialista, la modella, la ragioniera, l’attrice, la studentessa. Non la crocerossina. Tieniti lontana dagli uomini sposati. Non lasceranno la moglie per te. Meno che mai lasceranno i figli per te. E non credere alla storia dell’amica della sorella di tua cugina, appena convolata a nozze con quello divorziato. Tu non sei l’eccezione. Tu sei la regola. Al bando quelli che ti costringono ad aspettare ore accanto ad un telefono che non suona. Non hanno perso il tuo numero. Non hanno investito un cane. Non hanno appena scoperto di avere un tumore alla prostata. Probabilmente sono al telefono con un’altra. ……Oppure sono gay. Fanculo quelli che non declinano i verbi al futuro. Non sono analfabeti. Semplicemente non vogliono impegnarsi. Perché non gli piaci abbastanza. Non consumare le tue belle scarpe nuove (e neppure quelle vecchie) per correre dietro un uomo che non ti vuole. Usale, piuttosto, per prenderlo a calci in culo!!”

Sabrina C.: “Edy sei grande hai espresso chiaramente il concetto purtroppo è quello che sta capitando a me dopo mesi di giustificazione ora ho la certezza che di me non gliene frega niente non gliene è mai fregato niente mentre io aspettavo un qualsiasi gesto ma ora basta io voglio di più… grazie ancora.”

Daniela B.: “Complimenti Edy…hai descritto così bene la realtà che molti di noi hanno vissuto in prima persona.
L’importante é aver capito la lezione di vita e metterla in pratica ogni giorno.
Ognuno di noi merita rispetto.”

 

E sempre ieri rientrando in auto con Sandro da una settimana trascorsa in Liguria, ho riascoltato dopo ‘secoli’ l’emozionante “Piccolo uomo” dell’indimenticabilmente malinconica (ti amo, mi dispiace, perdonami, grazie) Mia Martini.

E proprio ri ascoltandola mi sono resa conto quanto, eoni fa, mi risuonasse naturale questa lacerante parte di dolore sperimentata visceralmente in più di una relazione, all’interno di quella remota dimensione pressochè inconsapevole, ossia quando ero perennemente in balia delle mie violente emozioni e sensazioni.

Quindi posso immaginare, e lo constato nei miei coaching  ma anche nella media dei rapporti, quanto questo vivere nel dolore sia sempre un ‘naturale’ e largamente utilizzato costume umano. Una modalità di afflizione che ancora risuona in eserciti di persone che si trovano in un amore in bilico, e soprattutto che intendono loro stessi come cuori persi ai margini di un dirupo (mentre all’altro, il soggetto del proprio desiderio, scelgono di dare molta più responsabilità e potere di quello che credono e vogliono avere per sè).

E ieri, con orecchie nuove di qualche decennio, ho capito come ‘non a caso’ il geniale paroliere abbia utilizzato i termini ‘piccolo uomo e piccola donna’, ed è facile ormai comprendere il perchè, o meglio come la mia interpretazione attuale è, e sarebbe adesso completamente diversa.

Certo è che vivere appassionatamente ogni incontro è giusto, soprattutto quando gli ormoni ribollono in una fascia di età durante la quale la Natura ha stabilito che l’ardente passione sia necessaria all’evoluzione della specie. Perchè alla natura, all’istinto, non importa del nostro cuore e dei nostri malesseri emotivi, di quelli dobbiamo averne sempre cura noi, ma solo come farci incontrare e possibilmente proliferare con altri esseri, mettendo in moto il meraviglioso strumento/corpo che nell’umano è collegato a tutti gli altri sensi, talvolta anche alla testa, intesa come consapevolezza.

Ma, strada facendo, abbiamo l’opportunità di imparare anche il ruolo dell’osservatore, di dar vita e autonomia a quella parte di noi che esiste ogni sentimento e ogni sensazione in posizione corretta nell’accogliere e nel donare, domandolo, Amore.

Perchè comunque se ancora vogliamo evolvere, almeno nel pensiero, a ‘destabilizzarci’ ci sono visioni anche differenti, più radicali, ampie e infinite, come quella di Paolo Barnard. Che possono essere discutibili dalla nostra ‘morale’, quella scomoda faccenda acquisita dalle regole sociali (più o meno imposte) che copre la nostra immensa paura d’essere Esseri totali in totale Amore incondizionato:

Amore

“Quanti cieli ha un falco libero? Infiniti. Quanti mari ha un delfino libero? Non si contano. Quanti amori può vivere un cuore libero? Tanti.

L’umanità ha messo lacci alle zampe dei falchi, paraocchi neri, e li ha costretti a un solo ripetitivo volo, egoistico, per soddisfare la bramosità predatoria dell’uomo.

L’umanità ha chiuso i delfini in vasche, li ha costretti a ripetitivi balli clowneschi, per soddisfare la meschina emozionalità dell’uomo.

L’umanità ha costretto i cuori a un solo amore secondo la leggenda della fedeltà, per soddisfare la bramosia del possesso dell’uomo.
Tutto questo è mostruoso.

Pensateci. Oggi, e da sempre, la persona che vorrebbe donare il suo cuore d’amore a più di un singolo essere umano; che vorrebbe col suo cuore far sorridere, piangere di gioia, salvare, emozionare, proteggere, baciare, rendere felice più di un singolo essere umano, è chiamata bastarda, bastardo… un traditore, una traditrice… fedifrago, fedifraga… puttana, puttaniere. Il suo crimine è amare più di un cuore. Il suo crimine è saper rendere felici più di una singola persona.

Abbiamo reso l’amare tanto, tanti, un crimine.

No, l’umanità vuole un cuore coi lacci, chiuso in vasca, solo, a tu per tu con un unico altro cuore, sempre e per sempre, e tutti gli altri cuori, tutti gli altri cieli, tutti gli altri mari saranno dietro un muro di piombo, filo spinato, lame mortali, eretti contro le bastarde, i bastardi… i traditori, le traditrici… i fedifraghi, le fedifraghe… le puttane, i puttanieri, che amano tanto e tanti.

Abbiamo reso l’amare tanto e l’amare tanti un crimine, odiato, vilipeso, condannato. E crediamo di saper amare… “Amore mi sei fedele?” “Certo tesoro!”… E invece siete due mostri al di qua di un orrendo muro di piombo. Amare in un’unica direzione non può mai essere un giuramento, solo una scelta, e chi non la condivide non merita la crocifissione al muro di piombo. Mostri.
Al di là di esso sono i cieli, i mari, gli amori. Ma lì non vive quasi nessuno di noi.
Siamo mostri che hanno resto l’amare tanto, tanti, un crimine.”

 

Quindi ognuno di noi ha il non sempre semplice compito, ma anche la piena facoltà di decidere, chi e come essere in ogni momento della propria esistenza, possibilmente in profonda sincerità con se stesso e con tutti gli esseri con i quali si sta relazionando

Per concludere queste considerazioni a tutto raggio, ecco le parole di ‘Ti troverò’ – 1986 – di Andrea Mingardi (Premio Lunezia alla Carriera 2014) perchè a mio parere è la più bella canzone (parole e musica) sul tema, e anche perchè in rete il testo non si trova da nessuna parte.

L’autore canta e racconta il sentimento di un cuore attento alla propria ricerca d’Amore, e lo fa con quelle parole e quel desiderio che il cuore di ognuno di noi ha già autonomamente pensato, maschi o femmine che si sia. Perchè per quanto sembrino principalmente le donne quelle sempre dolorantemente tese verso una storia appagante, Amare è l’anelito di ogni individuo che cammina questo straordinario Viaggio, che alla fine, ma pure all’inizio, è l’unica cosa che conta.

 

Ti troverò – Andrea Mingardi

Ti troverò
dovessi metterci una vita
ormai è quasi una partita
solo tra me e il destino.

E 1000 storie non fanno neanche un vero amore
conosco già questo sapore amaro, tra noi è già finita.

Ci pensi, magari stai dalle mie parti
e io non so come incontrarti
un segno un gesto e ci sarò
per caso al bar ti fermerò.

Ti troverò in fondo non ho rinunciato
e chi si è poi accontentato
ora invidia un Amore.

Restare soli è meglio che buttarsi via
tanto ormai so cosa sia
una barca senza il molo.

Ti cerco
nella ragazza di un amico
in uno sguardo che non dico e non tradirò
imbarazzato sul metrò

Ma, chissà dove sei, e poi se mi vuoi

Dovessi metterci una vita

Ti cerco
nella ragazza di un amico
in uno sguardo che non dico e non tradirò
imbarazzato sul metrò

Ci pensi, magari stai dalle mie parti
e io non so come incontrarti
un segno un gesto e ci sarò
per caso al bar ti fermerò

Dovessi metterci una vita…

“Ti troverò” è contenuta anche nel cd “Sogno” (1993) altra perla finalmente premiata qualche giorno fa con il premio Lunezia 2014, con la Menzione Speciale al Valore Musical-Letterario.

Silvia Paola Mussini

Ho-oponopono nella Reale Identità della coppia

Ciao Silvia

non ci conosciamo ma ho avuto l’istinto di scriverti dopo aver letto un post sulla tua pagina che mi e’ piaciuto molto ma che mi produce anche tanta amarezza: “Temere l’amore è temere la vita. B. Russell”

Nonostante io lavori come theta healer su molta gente, nonostante la mia attivita’ lavorativa sia improntata alle tecniche energetiche e psicospirituali e nonostante abbia fatto e continui a fare tanti percorsi di crescita interiore, la mia vita e’ tutt’ora un grande paradosso.

Da una parte aiuto le persone a stare meglio e a far fluire la propria vita aprendosi alle meraviglie dell’esistenza (amore compreso), dall’altra parte (ti prego di non giudicarmi per questo, lo faccio gia abbastanza da sola) l’amore per me e’ una sofferenza infinita, le mie relazioni sentimentali e gli uomini che ho incontrato nella mia vita raccontano sempre la stessa storia e la stessa energia: quando mi innamoro mi annullo dentro e smetto di esserci come donna, come identita’, l’uomo che ho sempre incontrato in tanti corpi e sembianze diverse e’ quello che s’innamora di me nella misura in cui mi sente sfuggente e poco disponibile ad “esserci”, e’ quello che mi ama chiedendomi subliminalmente di non amarlo e nel momento questo si realizza… il finale e’ scontato, da manuale psicoanalitico: coazione a ripetere o evitamento.

Da due anni evito qualunque relazione, affettiva in particolare, le rifuggo come la peste perche’ non riesco a trasformare la mia energia per poter attirare uomini differenti, una relazione piena e sana.

So che tutto parte da me, ho praticato anche l hoponopono per qualche mese, ma non e’ cambiato nulla.

Prima, per anni ho lavorato sui rancori e sui risentimenti fortissimi che avevo per mio padre e grazie ai lavori fatti… sono riuscita persino ad accompagnarlo durante il suo trapasso quando e’ mancato. Nonostante cio’, le mie relazioni col maschile non sono cambiate.

Sto valutando una psicoterapia convenzionale, ma ne ho gia’ provate tante in passato anche di quelle… e alla fine non ho ottenuto molto.
Se puoi, mi farebbe piacere ricevere un consiglio da te. Grazie di cuore e scusami.

G.

P.S.: Scusami forse mi sono espressa male, volevo dire che attiro sempre uomini finti, inconsistenti e sfuggenti, che non sanno amare. Eppure ho lavorato sui miei programmi, sulle vite passate, ho fatto anche qualche costellazioni familiare… ma dove devo ancora guardare che mi sfugge ?

ombra e luce

Carissima G.

quello che è più straordinario è che spesso ‘insegniamo’ o supportiamo gli altri dove ne abbiamo più necessità noi stessi. Ma ‘accorgersi’ è sempre bene anche se questo ci pone davanti a un conflitto interiore: cosa sto facendo, lo sto facendo ‘bene’ se neppure io l’ho ancora compreso?

Sono convinta che tu lavori con coscienza su queste tematiche nei confronti altrui, proprio perchè ‘sai’ davvero quanto è vasto e insidioso il problema e sicuramente anche tu, parallelamente, percorri la tua strada mentre la mostri.

Partendo dal ‘fondo’ del tuo scritto, se continui ad attrarre uomini con la stessa energia è perchè non hai ancora scelto (o avuto il coraggio) di esporti con un’energia differente. Molto probabilmente la teoria ti è chiara ma nella pratica hai ancora bisogno di ‘battere il muso’ prima di disintegrare e ricreare completamente la nuova te.

La mia esperienza è stata che quando mi sono detta ‘adesso basta!’ (basta con gli ‘innamoramenti’ passionali e ossessivi, basta con le aspettative, basta con i vecchi schemi, basta star male) d’improvviso mi sono accorta che la mia libertà (mentale, professionale ed emotiva) era la cosa più preziosa di cui potessi godere, e quasi contemporaneamente è arrivato un uomo simile a me. Inizialmente anche questa relazione non è stata indolore, il passaggio nella nuova me ha avuto bisogno di farmi sperimentare ulteriori contraddizioni, scorie, richiami al mio vecchio modo di pormi e di pensare (e creare), a tutta quella spazzatura emozionale che mi aveva intasata fino a quel momento. Per un po’ pur con l’uomo giusto ho continuato a vivere interiormente tra il paradiso e il caos. Ma ero sempre io che continuavo a percepire dalla parte storta, per paura di volare senza paracadute.

Nel frattempo era arrivata anche la conoscenza di Ho’oponopono e questa pratica ha dato il via ad una pulizia profonda, che non finisce mai, al di là di ogni aspettativa. Noto che tu scrivi più volte ‘ho provato’, ‘provo’. E’ poco. ‘Provare’ è fare qualcosa con metà Intenzione e con metà fiducia e quindi metà dei dubbi, delle paure e delle montagne invalicabili rimangono.

E quando dici “attiro sempre uomini finti, inconsistenti e sfuggenti, che non sanno amare”, sono uomini attratti (e che supportano) quella parte di te che mantiene quella tua stessa vibrazione, sarebbe impossibile sennò portarli nella tua orbita.

Evidentemente sei ancora, e sai che non è un giudizio, finta (che vuol dire protetta), inconsistente (stai a metà) e sfuggente (hai pre giudizi) almeno in quella parte di te che ha ancora bisogno di attenzione nel porsi come figlia e principessa e non come donna adulta pronta a costruire mettendo in conto di poter perdere ma non più di perdersi. E quindi un parte di te indossa un make up per paura di non essere accolta per ciò che esattamente sei, pertanto ti nascondi dietro te stessa mandando avanti la maschera che hai (inconsciamente) creato per non soffrire.

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Quello che è certo che ancora in quest’epoca siamo in contatto con echi di comportamenti e memorie che non ci appartengono ma ci influenzano, e queste suggestioni perlopiù contrastano con la nostra Reale Identità.
Perciò ‘essere’ (e non solo provare) Ho-oponopono, è un ponte di decollo, una partenza verso altro, un simbolo, un mezzo, una faccenda inaspettatamente magica che trasmuta ciò che siamo, ciò che viviamo e ciò con cui abbiamo a che fare.

Diventiamo uno stato che ci lancia in orbite sconosciute alla razionalità umana per accedere oltre. Oltre quelle zone inesplorate e altrettanto ‘sporche’ di informazioni, abitudini, concetti e preconcetti accumulati anche nel cercare per comprendere. Nozioni che certo ci soddisfano intellettualmente ma contemporaneamente ricoprono e confondono con il risultato di velare il canale intuitivo (divino) dell’Ispirazione ad integrarci con il nostro reale Sè.

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Se non rido non ti amo (al meglio)

In questo periodo ho avuto modo, attraverso diverse riflessioni e qualche concreto colpo di scena inaspettato, di approfondire una volta di più quello che “per me” significa Amore.

O meglio quali ingredienti fondamentali deve avere una relazione che non finirà mai anche se si rarefacessero le occasioni di incontro e di condivisione.

Per relazione intendo non solo quella di coppia ma anche quelle amicali e collaborative, ma ciò è poi così diverso da un rapporto a due?

A causa appunto di alcune faccende inaspettate ho rifatto per l’ennesima volta un tuffo panoramico nel mio vissuto fino all’adesso ed è emerso forte e chiaro qual’è il tratto di unione con tutte le persone, in questa esistenza o passate nel sottile, che rimangono stabilmente nel mio cuore: il divertimento.

Nulla è stato mai realizzato con le lacrime dice il Brucaliffo ad Alice nel paese delle meraviglie

“Nulla è stato mai realizzato con le lacrime” dice il Brucaliffo ad Alice nel paese delle meraviglie

Parlare di divertimento è un po’ come farlo del “piacere” qualificazioni spesso sottovalutate e sotto stimate, sanno di roba scadente, poco intellettuale e dubbiamente etica. Chi si diverte è leggero e in diversi contesti anche questa lievezza è guardata con sospetto quasi fosse un sinonimo di vacuità. E anche questo termine porta ancora ulteriore ambiguità… cerchiamo il vuoto ma ci riempiamo senza sosta di tutto e di più, di impegni, di informazioni, di cibo, di pensieri e quando siamo un po’ più evoluti di tecniche per… svuotarci.

Abbiamo compreso di dover far di tutto per abitare il qui e ora e contemporaneamente essere così sottili da riuscire a stare a cavallo dei due piani di esistenza e poi ci carichiamo regolarmente sulle spalle pensieri, aspettative, situazioni e persone pesanti (e spesso siamo noi il macigno più indigesto) che ci pare diano un senso alla solenne gravità che in certi contesti sembra debba avere la vita. …o almeno così ci dissero i genitori, gli insegnanti, e gli altri luminari sapienti preposti a stabilire le regole.

E mentre cerchiamo di istruirci per riportarci alla spensieratezza dell’infanzia guardiamo con curiosità mista a fastidio (una specie di non riconosciuta invidia) quegli esseri leggeri che sembra sappiano godersi davvero la vita. Naturalmente mai potremmo sapere fino dove siano così “disimpegnati” come sembrano perchè, ricordiamolo sempre, ognuno vive le sue di complessità da sgrovigliare e c’è chi riesce a farlo sembrando anche in un certo senso superficiale. Ma la nostra mente contorta invece di riconoscere in quegli esseri un sano modello di salute emotiva ci suggerisce il pre giudizio invece di fare altrettanto leggeri.. i fatti nostri.

Le persone che più ho amato e che più amo sono quelle con le quali rido, quelle con cui ogni percorso, discorso o esperienza ha una sdrammatizzazione almeno a triplo senso.

Il rapporto col mio compagno è nato ridendo e così si è sviluppato e si mantiene, è la nostra base e forza. Mia sorella diceva sempre “devo sentirti e vederti più spesso possibile perchè come con te non rido con nessuno!”, con Franco, il mio miglior amico, una relazione 30nnale, ci vediamo poche volte l’anno ma ogni volta prepariamo i fazzoletti perchè ogni discorso affrontato ci fa lacrimare dal ridere tra battute e scientifiche dissacrazioni.

“E falsa chiamo ogni verità che non fu espressa con una risata”. Friedrich Nietzsche

Guardo con una certa pena, poco e velocemente, l’investimento più sprecato che ho esistito: i momenti del mio passato dove ho galleggiato in bolle di dolore esistenziali, emozionali e o sentimentali. Il tempo non torna, prima lo focalizziamo meglio riusciremo a stare in ogni adesso. Se proprio mi capita di dilapidarne ancora, il che naturalmente capita, ho imparato a farlo col massimo divertimento possibile unito alla massima stima per me stessa per questa auto istruzione così elementare da apparire perfino… ridicola! 😀

L’Amore è gentilezza

La gentilezza delle parole crea fiducia.

La gentilezza di pensieri crea profondità.

La gentilezza nel donare crea amore.

Lao-Tzu

Sono sempre stata convinta che uno degli ingredienti più preziosi dell’Amore sia la gentilezza. Ognuno ha il proprio carattere e ciò è sacrosanto e tale deve esprimere ed espandere ma ci sono persone che rovinano tante relazioni e situazioni solo perchè non hanno, o non usano a sufficienza, disponibilità, sensibilità e gentilezza.

“Gentilezza” sembra un termine antico e fuori moda, talvolta lo si travisa con debolezza, sdolcinatezza o affettazione, in realtà è quel modo empatico, rispettoso ed amorevole di porsi e di relazionarsi che hanno certe persone che saranno tra quegli esseri che non dimenticheremo mai anche se li avessimo incontrati una volta soltanto. Perché per gentilezza non si intende solo come un parlare armonioso (nel suono e nella sostanza e già ciò è meraviglioso) ma è un’emanazione dell’anima in accordo col cuore e quando si è centrati capiamo dove, se c’è e davvero chi ce l’ha o è solo un atteggiamento di superficie.

Come nella vita e nell’amicizia la gentilezza nella relazione di coppia è indispensabile, è quella base di attenzione, armonia e coerenza che dovremmo prima imparare nei nostri confronti per poterla utilizzare anche in quelli degli altri. Anche se talvolta potrebbe essere più facile essere delicati con gli estranei che con noi stessi (se siamo immersi nella disistima) ma questo è un altro discorso.

Per il mio tipo di sensibilità chi non sa essere gentile, e che questo stato gli provenga dal cuore pertanto non a intermittenza a seconda dell’umore e delle situazioni, ha una marcia in meno. E, personalmente, non riesco ad avere un rapporto profondo con questo tipo di persone perché la mia psiche non gli si allinea mentre la mia anima resta in allerta e in timore, soprattutto se con quella persona ci sono precedenti. Se la gentilezza è altalenante non la sento sincera ma un razionale calcolo e opportunismo del momento, finchè non ci siano intoppi differenti.

Indubbiamente lavorare su noi stessi ha un grande valore, ogni crisi personale è un’esperienza per migliorarci e migliorare il mondo anche se talvolta qualche vittima la potremmo fare.

Anna e Claudio si misero insieme dopo il fallimento dei precedenti matrimoni, due persone adulte dal carattere formato che si incontrarono in quest’amore importante a un’età nella quale non è da tutti né l’aver fiducia del nuovo né l’aver così voglia di rinunciare alla propria libertà per ricominciare da capo qualcosa.

Ma l’amore è magico per questo, non guarda in faccia nessuno e quando l’attrazione esplode lo fa come la più gradita bomba possibile alla quale non si pensa quasi neanche per un attimo di sottrarsi.

Per entrambi il problema che aveva disintegrato i rapporti precedenti era il loro carattere determinato e reattivo. Certo i fallimenti erano avvenuti con partner diversi, in tempi e situazioni diverse ma qualcosa non consentiva loro di portare avanti questo attuale rapporto nel meglio che avrebbero “voluto”.

Quando tutto andava bene erano molto affiatati e si divertivano un mondo insieme ma appena nasceva un problema comune nessuno dei due era propenso a cedere e quando accadeva non era mai una situazione definitivamente appianata. Lui era più astuto e cercava di tirare Anna dalla sua con ragionamenti al limite della manipolazione. Lei comunque riteneva di avere le idee chiare e se decideva che era no era no, ancor più vedendo come lui cercava di approfittare prima sottilmente poi impetuosamente sia per avere ragione che nella conduzione della questione in conflitto.
Spesso, e neppure capivano come accadesse, non riuscivano a gestire la situazione senza arrivare al limite della separazione tra urla da una parte e musi dall’altra e gran finale, una quantità di taglienti dichiarazioni reciproche e inopportune quando la situazione degenerava.

Entrambi sostenevano che quello era il loro carattere, lui era per indole più furioso di lei quindi Anna era quella che capitolava più spesso, ma nel frattempo aveva accumulato frustrazione e rancore sia per non riuscire a gestire come avrebbe voluto la situazione che nell’aver incamerato un numero più imponente di frasi incancellabili che a freddo lui non le avrebbe mai detto. Rabbia, rancore, sfiducia e demotivazione erano parte della loro relazione.

La gentilezza per loro era una sorta di formalità finché non arrivavano a situazioni nelle quali avrebbero entrambi voluto primeggiare e quindi lasciavano da parte il cuore e andavano tutti e due, in modo diverso, fuori di testa.

Una cosa importante da ricordare: vero è che ognuno ha la sua personalità ma star attenti alle parole è il primo atto di gentilezza, sia nei propri confronti che in quelli dell’altro. Per quanto ci si possa poi scusare o dispiacere le parole hanno un loro peso, sono energia espressa e solidificata che crea muri per certi versi invalicabili nel caso non fossero adeguate alla pulizia e alla probabilità credibile di un futuro comune.

Nessun atto di gentilezza, non importa quanto piccolo, è mai sprecato.

E, altra cosa importantissima, quando la situazione si fa dura se proprio non si riesce a staccare dalla propria opinione considerandola “giusta” si deve arrivare a cedere entrambi nella stessa proporzione (una volta io, una volta tu) anche “se non lo capiamo” o “non ci andrebbe”. Se si vuole stare insieme, o meglio se stare con “quella” persona lo riteniamo importante a turno si deve imparare ad essere gentili che vuol dire relazionarsi con rispetto, comprensione, compassione, valutazione (parola che non è astratta, vuol dire dar valore) di un altro punto di vista senza voler vincere o condurre a proprio modo poiché sarebbe assoluta presunzione pensare di essere sempre, o più che spesso, nel “giusto”.

Quando la misura e la gentilezza si aggiungono alla forza, quest’ultima diventa irresistibile. Gandhi

Anna e Claudio dopo vent’anni sono ancora insieme, di certo non hanno vissuto al meglio di come avrebbero potuto fare ma ce l’hanno fatta, a modo loro. Entrambi hanno rancori, amarezza e sfiducia sotto la pelle, entrambi hanno troppo spesso preferito portare nella relazione il “carattere” piuttosto che il “dare” per paura che l’altro potesse abituarsi a “prendere” e per l’incapacità di essere davvero in una relazione amorevole.

La domanda che dovremmo porre a noi stessi è: “Preferisco aver ragione o essere felice?” E con ciò costruire una strada comune di tolleranza e accortezza, di generosità e leggerezza. Oppure decidere di stare da soli perché una coppia felice e longeva è, tra le tante altre cose, elastica e in perenne “aggiustamento” sempre nel reciproco rispetto.

“Abbiamo bisogno di leggerezza, di albe e di tramonti, di profumo di buono, di pienezza soddisfatta, di verità. Certo anche di ardore, eccitazione, vitalità, piacere, divertimento, entusiasmo. Ma anche di gentilezza, distensione, coscienza pulita, gioia del cuore, gratitudine e sacralità per l’adesso. Abbiamo necessità di imparare a generare costantemente quel semplice benessere su tutti i nostri piani di esistenza, per la nostra gioia e quella di chi ci sta accanto.”
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L’amore non è una passione. L’amore non è un’emozione. Non solo. L’amore è una comprensione profonda del fatto che in qualche modo l’altro ti completa. Qualcuno che ti rende un Cerchio perfetto. La presenza dell’altro rinforza la tua presenza. L’amore dà la libertà di essere se stessi, e amare davvero è volere il Bene dell'amato quanto il proprio.

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