Tra marito e amante: io chi e dove sono?
Una lettera di un’amica lettrice mi porta a fare alcune considerazioni tra l’amarsi, come punto di partenza e fulcro del nostro essere, e il lasciarsi travolgere da sentimenti, fatti e situazioni al di fuori di noi stessi. E’ capitato a tutti, e sempre capiterà, è l’opportunità per una grande lezione: la creazione di un proprio centro di gravità permanente che non ci faccia sballottare dalla nostra mente che si perde nel dirige un’orchestra senza nessun maestro. Il maestro siamo noi che passo dopo passo dobbiamo accordare (dare al cuore) la sinfonia più adeguata nella piena realizzazione dell’armonia più sublime: essere felici sempre e comunque.

Cara Silvia sono arrivata ad un punto di ”confusione”…è vero, che non pratico costantemente Ho-oponopono forse per questo, mi sono ”infilata” nei ”guai”!!
Leggendo i vostri post, e spaziando anche in altre cose, inerenti la crescita spirituale mi è sorto un altro interrogativo, o forse appunto mi trovo davanti a qualcosa che non riesco a ”decifrare”…
Da quello che ho ”compreso” fino adesso, ma spaziando appunto tra un post e l’altro leggo anche di situazioni ”difficili” da sostenere, e che,ad esempio, faccio riferimento a un commento di una cantante, proprio su un tuo post che parla di un uomo, di cui lei era presa, ma quest’uomo non faceva altro che parlare di un’altra persona, alla fine lei si è stufata e lo ha mandato a ”benedire”…”quando ci vuole ci vuole”….
Ma al contempo, privi di giudizio, capire,comprendere pronti al perdono ma soprattutto appunto l’assenza di giudizio.
E qui,forse mi sento un pò ”persa” cioè concordo con l’assenza di giudizio ma ora non distinguo più il ”limite” tra quello che è ”accettabile” o meno, per un essere umano.Ho capito,che quello che conta è essere ”in linea con se stessi” e di conseguenza lo si è anche con l’Universo ma quando si è ”investiti” da un sentimento diventa più di complicata gestione fino a che punto accettare?
O è ”giusto” scendere a ”compromessi” perdonare e accettare l’altro a priori per quello che accettando il ”comunque” si comporta con noi?
La mia situazione, ormai la conosci, dentro di me sò cosa voglio,bne sono consapevole ma non mancano le paure,i rimorsi e i sensi di colpa (lo sò che non servono a niente)
Con Ho-oponopono ho avuto il ”coraggio” di fare anche certi passi e sentirmi ”meglio” ma forse manco di ”costanza” e a volte di ”fiducia” voi siete splendidi, raggianti e trasmettete tanta solarità delle volte ho salito quella cima ma poi, delle circostanze, da cui ancora ”non mi libero” mi fanno ”ricadere”.Il mio rapporto con mio marito è diventato ”amicale” ma solo da parte mia, lui vorrebbe che io gli andassi ”incontro” in altra maniera io non me la sento non sò come sentirmi in relazione a questo. Lui da parte sua, giustamente, mi ha detto di non riuscire più a starmi vicino, per cui vorrebbe andarsene ma la situazione economica al momento non ce lo consente.
Io ho ancora le mie paure legate alle ”stampelle” quando pensi che da solo non sei in grado di ”camminare”…e ti appoggi all’altro è anche vero che contestualmente si ha cmq ”bisogno” di un aiuto e finanziario e di gestione familiare in tutto. Ho il ”pensiero” delle mie bimbe, di non essere in grado da sola di occuparmi di loro e cmq delle ”insicurezze” che mio marito stesso mi menziona. Dall’altro canto, lo chiamo col suo nome ho un’amante ma anche con lui non c’è una ”regolarità” o meglio questa persona, con cui appago il lato sentimentale e sessuale che cmq continuamente mi cambia versione delle cose.
Abbiamo sfiorato la ”realizzazione” quello in cui, anche io speravo uscire alla luce del sole, e andare a vivere sotto lo stesso tetto, nn per ”mettere le catene” ma per vivere una relazione alla luce del sole, senza le paure di essere visti, e così via.
Ma poi, qualcosa si è ”bloccato” ho iniziato ad avere paura anche qui sono stata invasa dai dubbi perchè cmq questa persona non mi dà ”sicurezza” ”garanzie” ma non di un contratto a vita, non di una sicurezza di un’amore senza fine.
”Senza giudizio” lui appare immaturo, ancora giocarella, si appaga di sentirsi piacente, si dichiara pure infedele.
Capisco che non vuole ”’legami” a questo punto, però io purtroppo me ne sono ”innamorata” e in ogni caso, me ne sento attratta molto fisicamente. Ma ogni volta mi propina gelosie e infedeltà ma quello che davvero mi rende più ”difficile” il capire è proprio riferito ai ”segni”. Ogni qualvolta che chiedo all’Universo, inerente questa storia i ”segni” che ho sono ”di buon auspicio” ma a questo punto mi domando? Forse non sono in grado di discernere? O di interpretarli veramente…
Io sto cercando di essere felice, e di non farmi ”coinvolgere” da quello che mi turba ma quando ripetutamente una persona ha con te atteggiamenti contraddittori (mi ha detto di amarmi, ma che è infedele…). Il giorno prima, mi dice che non vede l’ora di fare l’amore con me il giorno che mi vede riparte con le… vorrei chiamarle in altro modo… ma non mi sembra educato….ma credo tu abbia capito!Ho letto, e ora lo rifarò, il post in cui parli della sincronicità ma, appunto, questi segni che chiedo, lo faccio inerenti all’uomo di cui mi sono innamorata e per me sono un riscontro positivo ma se lui però continua a darmi messaggi contraddittori… sono io che non capisco?
Un’altra mia ”curiosità” è sulla questione ”anima”sempre viaggiando nel web, ho sentito dire e letto,di alcune persone che asseriscono, che se non realizziamo quello che l’anima veramente vuole, non c’è legge dell’attrazione che tenga e nemmeno i ”mantra” aiuterebbero in questo, tu che ne pensi?
Io penso che la FEDE possa smuovere davvero le montagne e dal libro, (il primo) ma non l’ho finito di leggere, in riferimento a questo discorso, lo scrittore asserisce che l’anima non prenderà cmq mai il ”sopravvento” lasciando liberi nelle decisioni.
Daniela
Daniela cercherò di essere breve e crudele
abbiamo già affrontato più volte di questa situazione in stallo da molto, troppo. Intanto esordisci con “è vero, che non pratico costantemente Ho-oponopono” e a fine lettera scrivi: “(…) e dal libro, (il primo) ma non l’ho finito di leggere (…)”.
Ma secondo te chi si deve prendere la responsabilità del TUO percorso e della tua vita? Della tua gioia e della tua pace? Tuo marito, l’amante, io…?
Il tuo nick, che non riporto, rappresenta il modo con cui guardi ed esisti il mondo (e non è un caso): timorosa, fragile, disneyana, bisognosa di cure e protezione.
Sei in continuo e pieno marasma con oasi di pace in mezzo a milioni di pensieri e congetture. Tu vuoi tutto, ma vuoi che tutti ti diano tutto quello che ti serve, o ti sembra ti serva per “essere felice”, e realizzare la tua missione di nascita. Intanto una considerazione è che “la missione di nascita” è personale, la devi cercare tu in te stessa e mettere in atto. Gli altri sono specchi, collaboratori e mezzi per arrivarci, possibilmente tramite l’amore che è molto più vasto, possibilista e generoso di quello che pensiamo o speriamo.
Riguardo i “segni”… Se sono “veri” sono fluidi e portano con facilità a destinazione, ma non dove noi vogliamo arrivare (aspettative). Ho amiche che si fanno fare le carte e cambiano divinatore finchè non hanno il risultato che vogliono a cui si attaccano come piovre oppure guardano le “coincidenze” solo dal lato favorevole alle loro speranze e (quando ci sono aspettative) questo modo di agire permette loro di rimanere a crogiolarsi nella propria ossessione senza prendersi il 100% della responsabilità di se stesse.
Tu hai letto “Amore da conquistare e conquistare” dove mi apro a costo di scorticarmi, e sai di cosa parlo, e stai facendo un percorso di crescita ma finchè non metti prima te, e non quello che pensi di volere, attrarrai solo frustrazione, confusione e nodi da sciogliere. Che sono tue creazioni perchè li riannodi tu, giorno dopo giorno, per non fluire verso e con l’Amore per te.
Dici: “Ho capito, che quello che conta è essere ”in linea con se stessi” e di conseguenza lo si è anche con l’Universo ma quando si è ”investiti” da un sentimento diventa più di complicata gestione fino a che punto accettare?” Dico io: “investiti?”. Ma tu dove sei? A fare da bersaglio a ciò che non vorresti?
E scrivi anche anche “(…) perchè cmq questa persona (il tuo amante) non mi dà ”sicurezza” ”garanzie” ma non di un contratto a vita, non di una sicurezza di un amore senza fine” (io dico: ???)
Daniela la tua certezza, il tuo centro, la tua meta, il tuo Amore sei sempre e comunque TU! La Pace comincia da Te, come tutto il resto. Concludendo: decidi tu come vuoi stare e non cosa devono, dovrebbero fare gli altri per “assicurarti” una buona vita.
So che capisci il come e il perchè delle mie parole. Ti abbraccio forte e ti auguro sempre il meglio.
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Relazione: Natale con i tuoi?
Io e Sandro, il mio compagno, stiamo insieme da due anni e mezzo e conviviamo da due. Mi sembra di conoscerlo da sempre e allo stesso tempo ho la sensazione che questa relazione sia nata pochi giorni fa.
Il Natale lo trascorreremo separati, io a Genova dalla mia famiglia, lui a Brindisi da suo figlio e dai suoi. Siamo molto felici di questa scelta senza preconcetti, senza tensioni, senza motivazioni che non siano semplicemente i personali desideri espressi in sincerità. Premetto a lui piacciono i miei (e viceversa) e a me piacciono i suoi, anche questo reciproco. Così io starò insieme a mamma e papà, ai miei fratelli, a mia nipote e sarò in pieno nella mia meravigliosa tribù, lui farà altrettanto con la sua famiglia e ci ritroveremo una settimana dopo per passare il capodanno assieme con un pò di cose vissute diversamente da raccontarci. E con tanta gioia di rivederci. Trovo meraviglioso decidere in piena libertà di ogni cosa che ci facciamo accadere nel nostro importante rapporto fatto di amore, di affetto, di fiducia, di risate, di comprensione e supporto in ogni ambito. E libertà di ampio respiro.
Sandro l’ho conosciuto in un momento in cui essere single, dopo vent’anni di matrimonio, e quasi cinque di semi singletudine, era la mia dimensione perfetta, e questa relazione è arrivata nella mia vita quando davvero non avevo più nessuna urgenza e soprattutto nessun “bisogno” emotivo di accasarmi. Avevo già avuto la mia vita sentimentale, per lunghi anni anche molto felice, e stavo riscoprendo gli innumerevoli pregi di una situazione di assoluta e soddisfatta indipendenza dove ho scoperto la vera me e soprattutto mi sono messa alla prova, uscendone più forte e vincente. Pertanto avendo già avuto molto non avevo da chiedere cose particolari alla vita sotto questo aspetto, non ero in credito, mi sentivo appagata da ciò che avevo vissuto anche se si era concluso, come a volte capita in molti settori dell’esistenza.
Noto che quando arriva la fase terminale nell’ambito di una relazione, spesso, ci si rifiuta di prendere provvedimenti, si temporeggia, si aspetta, si vive in una dimensione di vita a metà (o di doppia vita) senza il coraggio di concludere qualcosa che non ha più senso tenere in moto. Questa mia posizione fa reagire i miei lettori (presumo, e ciò è meraviglioso, innamorati di una persona o dell’amore) infastiditi “Non sono d’accordo, spesso fai capire che l’amore è eterno” o con considerazioni tipo “E’ facile andare di relazione in relazione quando non c’è più la passione, bisogna avere e dare una qualche stabilità”. Magari vivendo infelicemente, e lamentandosene appena si può. Poi se ci sono figli di mezzo la difficoltà oggettiva, le scuse e il senso di colpa aumentano ancora di più la posizione statica che si tende a far perdurare.
Ricordo con estrema chiarezza, al termine di una breve e complessa relazione nei recenti anni single in cui ho “chiesto” all’Universo di non avere mai più situazioni in cui ci fosse stato da “instradare” un qualcosa che non fluisse in modo armonioso e naturale, senza alcun tipo di compromesso o forzatura data dalla passione, dal desiderio o dalla sacrosanta differenza caratteriale.

Nel senso che nessuno deve cambiare per qualcun altro, ma soprattutto in Amore tutto deve fluire in modo chiaro e il più simile possibile all’idea di “anima gemella” che vuol dire semplicemente rispetto e attenzione a 360°. Ho ri pensato a questa richiesta verso l’Alto parlando con una nuova amica mentre mi raccontava con occhi lucenti del suo benessere di donna sola per scelta (almeno fino a quando non arrivi qualcosa di “adeguato” a ciò che lei è adesso) che apprezza il proprio tempo, la propria libertà, i propri spazi, e gode nel sapere che tutta la sua vita dipende da se stessa nell’accezione migliore del termine. Gloria ha un bar che gestisce da sola, si alza alle 5 di ogni mattina, s’è organizzata la vita dopo 24 anni di matrimonio e una separazione, e ha messo in pratica il suo qui e ora esattamente come le sembra il meglio per lei. E’ una persona solare, generosa, piena di energia e di iniziative, e non basa tutto sulla ricerca di un amore o sul lamento di una (momentanea) “non relazione”. Perchè la vita è un percorso momento per momento fatto anche di pause di riflessione da godere al meglio per se stessi, esprimendo la propria unicità e creatività di persona matura, centrata e desiderosa di essere piena e soddisfatta comunque.
Chi sta bene con se stesso sceglie di andare avanti sempre al meglio delle proprie potenzialità e questo porterà sicuramente al meglio del meglio, che non sapremo mai cos’è finchè non impareremo il massimo Amore nei confronti di noi stessi.
Buon Natale su tutta la linea, e tanto Amore per te sempre.

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Il vero Amore cresce sempre
Non è certo un’epoca facile quella che stiamo vivendo, neanche per i sentimenti. Non facile ma estremamente stimolante. In un periodo storico in cui ci si sente (la gente lo pensa o glielo fanno credere) senza valori e senza futuro ma dove c’è lo spazio per comprendere che l’Amore è l’unica sostanza che possiamo espandere e su cui possiamo contare.
E’ un tempo di grande libertà e dalle molte opportunità. Solo poche generazioni addietro le coppie si formavano per molti motivi e non sempre era per amore. I ruoli erano socialmente definiti, le tradizioni avevano oltre che aspetti gioiosi anche un notevole peso: generalmente l’uomo andava e la donna seguiva e c’erano poche alternative per esprimersi o trasformare situazioni non coerenti o decisamente infelici. Ce ne si faceva una ragione e si procedeva, tutto attorno era così e così sembrava dovesse essere per tutti. Hai un ricordo o un’esperienza della tua famiglia da raccontarmi a riguardo? Mi piacerebbe raccogliere in un ebook storie del passato contrapposte alla grande opportunità di creatività, scelta e indipendenza mentale che abbiamo oggi, di cui talvolta non siamo neppure consapevoli.
Oggi che la “parità” ci ha (ri) consegnato, spesso in modo impegnativo e complicato, le stesse opportunità maschili, abbiamo contribuito a creare una nuova realtà nella quale tutti possiamo permetterci di scegliere. Scegliere se e come dedicarci a una carriera, se mettere su famiglia o meno, scegliere di non accontentarci, scegliere di prenderci la totale responsabilità di noi stessi, scegliere di viverci in Amore.
Indubbiamente nel passato c’era più stabilità nella durata nelle relazioni, per tradizione, per convenienza, per abnegazione e per un comprensibile timore di guardarsi in faccia e nel cuore anteponendo a tutto la propria felicità. Che non vuol essere un inno ad uno sterile egoismo ma alla realizzazione della migliore esistenza psico fisica che possiamo mettere in atto. Solo recentemente abbiamo compreso nel profondo, ed accettato senza sensi di colpa, che se io sono appagato e soddisfatto, contribuisco alla perfezione dell’intero cosmo.
Ma questa “mia felicità” la devo prima pensare (creare), averla sempre presente (crederci e renderla possibile) e mantenerla (perchè sarà sempre il mio carburante a prescindere dalle svolte che potrebbero esserci nella mia vita) come obiettivo primario dentro di me.
Questo può accadere solo se riesco a riconoscermi e a trattarmi come un essere prezioso, meritevole e indispensabile al progetto dell’esistenza, cominciando dalla mia. E se sono disposto a trattarmi e condurmi come un essere che non ha bisogno di compromessi o di attaccarsi a qualcuno che faccia da traino nelle questioni della vita. Solo allora mi consentirò di trovare un’altra persona che la pensa come me con cui camminare insieme su una buona strada comune nel meglio, nell’Amore e nella gioia di e per entrambi.
Il vero Amore cresce, innanzi tutto dentro di noi. Per crescere deve essere costantemente seminato, coltivato e nutrito ed io sono la prima persona con la quale devo sperimentare questo stato appassionato. E quando ne sarò colmo, quest’Amore non potrà che uscire avvolgendo chiunque e qualunque altro essere esistente.
Non accontentiamoci mai, si può avere tutto, perchè quando le nostre parti sono in accordo lavoreranno su piani più sottili per portarci quello che è fondamentale, innanzitutto l’Amore in ogni sua forma, mentale, fisica, psichica, universale, che è lo stato da cui tutto nasce, si trasforma e ritorna per chiarirci nel modo più più concreto il senso della nostra partecipazione in questo straordinario passaggio terrestre.
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Relazioni e nuove conoscenze: osiamoci

Quando siamo in cerca dell’amore, come ad ognuno è accaduto nella vita, stiamo stati attenti con gli occhi e i sensi spalancati a qualsiasi persona o segno che si potesse considerare emozionante o favorevole. Per quanto la mia esperienza è stata che meno si cerca più le cose arrivano, è ovvio che con questo concetto non si può chiudersi in casa e lasciar fare all’universo. O meglio io credo che se una persona ci è destinata in un modo o nell’altro la incontreremo, ma l’universo non ci fa mai capire i tempi, visto che il “tempo” è una situazione inventata dagli umani e che riguarda la sfera terrestre. Meglio non rischiare di saltare il turno e incontrare qualcuno di magnifico nel prossimo “giro di Vite”. Una straraccontata storiella illustra bene come a volte fraintendiamo l’aiuto divino (o segni, coincidenze come le vogliamo chiamare):
“C’era un uomo molto credente che abitava in un villaggio. Un giorno questo villaggio viene travolto da un fiume in piena e il poveretto si ritrova da solo sul tetto di casa sua. Arriva una barca che stava salvando le persone sugli altri tetti e gli chiede: vuoi che ti aiuti ?
E l’uomo sul tetto: no grazie! Dio mi salverà. La persona sulla barca se ne va, prende altra gente e ritorna di nuovo da lui dicendogli: Forza, sali, mettiti in salvo, hai l’acqua che ti arriva alla pancia e tra poco affogherai. E l’uomo sul tetto: No grazie, sono sicuro che Dio mi salverà!
L’uomo sulla barca se ne va, prende in salvo le ultime persone e ritorna dall’uomo sul tetto per l’ultima volta: Vieni, ti prego, sali sulla barca hai l’acqua che ti arriva alla gola e tra qualche minuto sarai spacciato! E l’uomo sul tetto: No grazie, Dio mi salverà, Dio farà qualcosa per portarmi in salvo! Il poveretto sul tetto affoga, va in paradiso e si trova davanti a Dio al quale chiede: Dio sono stato sempre a te fedele perchè non mi hai salvato? E Dio: Figlio mio ti ho mandato tre volte la barca e tu non hai voluto salire”!
Questo racconto fa capire molte cose su più livelli e anche quanto libero arbitrio abbiamo sempre, e quanto questo sia ben allacciato all’intenzione e all’essere attivamente propositivi.
Per alcune persone è particolarmente difficile comunicare le proprie sensazioni e la voglia di approfondire una conoscenza quando, e fortunatamente capita, nello stomaco e nel cervello abbiamo quella scossa che ci attrae e ci fa vibrare, se non addirittura battere il cuore.
Da giovane quando mi incuriosiva qualcuno, magari anche semplicemente per particolare simpatia o una forte emozione intellettuale, mi paralizzavo e la persona con cui avrei voluto parlare era l’unica che ignoravo, pur desiderando magari di fare quelle quattro chiacchiere che ti consentono di capire quasi immediatamente se la cosa va da qualche parte (che sia amore, amicizia, opportunità lavorativa o chissà quale altra faccenda potrebbe sviluppare la reciproca conoscenza) o rientra in ranghi “normali” (che “normali” non sono mai.. magari semplice ed efficace scuola di coraggio nel buttarsi fuori). Emotivamente era troppo forte il salto di tradurre a parole magari con un semplice “andiamo a prendere un caffè insieme?”
La paura del giudizio, del rifiuto, la soggezione, il senso di inferiorità verso se stessi a volte ci fanno agire al contrario di come vorremmo e perdere preziose o quantomeno piacevoli occasioni sia di conoscenza che di vittoria sui propri limita(n)ti comportamenti sociali.

Una cosa che dobbiamo ricordarci sempre è che è davvero splendido essere apprezzati e che è meglio fare (e ricevere) un complimento in più che aver paura d’essere invadenti, se ciò che facciamo e sentiamo è spontaneo e naturale. Quante volte ho apprezzato l’uomo che pur non interessandomi è riuscito, con educazione e gentilezza, a esprimersi e a giocare la sua carta. Ognuno di noi ricorda con piacere quei ricevuti tentativi di conoscenza fatti con semplicità e, se è sensibili, ognuno di noi sa quanto è apprezzabile (e a volte faticoso) porsi e proporsi. Tutto questo è comunque buona energia, empatia e allenamento alla propria autostima.
…per cui: non perdiamo nessuna occasione di conoscenza se la captiamo come una cosa piacevole, perchè ne avremmo rimpianti sia a livello concreto (chissà che poteva succedere, magari era un anello di altre scoperte) sia di autostima poichè partiranno gli stessi pesanti ritornelli interni (sono sempre il solito/a, non riuscirò mai a esprimermi con la naturalezza che vorrei ecc) e quelli, davvero, bene non fanno.
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Il Bello e il Buono dell’Amore

Leggendo questa affermazione all’interno di un commento di una lettrice a un post su Ho-oponopono.info mi sono domandata se è vero, o meglio perchè sia generalmente diffusa questa “lamentosa considerazione”: “‘le persone non arrivano da te per caso’….è molto bello, sono dispiaciuta però che in questi ultimi anni, siano in aumento le separazioni tra coppie, abbiamo bisogno di pace, di amore, di stare uniti se vogliamo migliorare… come mai le giovani coppie invece si lasciano con maggior facilità di prima? Eppure la sensibilità del pensiero positivo è… in aumento!!!!”
Probabilmente è da molto tempo che questo accade perchè lo sento dire da tanto… ed effettivamente è constatabile, le relazioni anche se “sacralizzate” durano meno che in qualsiasi altro periodo storico. A parte il fatto che “una volta” ci si sposava (anche) addirittura per procura, e talvolta pur se per amore senza la possibilità di conoscersi in maniera adeguata. Eppure mediamente i matrimoni duravano tutta la vita. Erano considerati folli o smidollati quelli che lasciavano la famiglia, e visto che nel passato si facevano più figli c’erano quindi più famiglie che “coppie”, E sempre “una volta”, il fatto stesso di convivere e non sposarsi era considerato una disdicevole eccentricità.
Quello che non si dice in modo chiaro tanto quanto la ritritata considerazione che “ci si lascia con più facilità di un tempo” è che di massima le relazioni sono decisamente più chiare, “sincere” e meno inclini al compromesso. Dell’epoca dei miei vent’anni o poco più, ricordo con piacere e gratitudine le chiacchierate a tutto campo con un anziano prete, un amico, una mente illuminata.
Con l’ovvio segreto professionale raccontava quanto fosse diffuso il tradimento che gli confessavano i suoi parrocchiani, senza troppe differenze nell’accadere a uomini o donne. Tradimenti confidati da coppie sposate e perbene, in normali matrimoni, normali vite, normali famiglie. Da sconcertato e preoccupato, quando agli inizi della sua missione cercava di redimere il suo gregge, si ritrovava a parlarne vecchio e saggio, (e a causa dei suoi sermoni rivolti all’essere umano libero da schiavitù mentali di ogni tipo fu conseguentemente trasferito in un innocua spopolata e decentrata curia), si ritrovava, dicevo, a comprendere e a non giudicare con il metro che la chiesa cercava di imporgli. E che avrebbe dovuto imporre. E, onestamente, scrollava la testa in quanto si rendeva conto di come la religione avesse messo nelle condizioni di continue mareggiate le menti e i corpi degli individui che componevano la sua comunità Uno slalom perenne tra sacro e profano, tra regole terrene verso premi e punizioni “divine”. Sbandamenti forse ancora più urgenti proprio perchè proibiti da un contratto e contemporaneamente più “giustificati” proprio perchè obbligati da un contratto..

Questo è solo un dato ufficiale tra le confidenze che ho ascoltato in una vita, il resto viene da fonti più terra terra… amici, conoscenti, lettori, pettegolezzi. Tradire e restare nella coppia è la via di “sopravvivenza” più diffusa che ci sia. Non che io lo consideri “grave” o disdicevole, ognuno ha la sua vita e il diritto di condurla come meglio crede, ma mi fa sempre sorridere quanto sia la norma trovare “il bello dell’amore” al di fuori della storia che si sta vivendo “per tutta la vita” e allo stesso tempo ci sia ancora chi se ne stupisce, chi si scandalizza o ne fa una tesi di discussione morale.
A mio parere lo stare insieme per battere un record di durata non dovrebbe entrare in una statistica seria e ragionevole e che ancora in troppi considerano il bene (trasparente onestà) da contrapporre al “male” (separazioni o cambi di rotta) ovvero quello che la sincerità di pensiero e di comportamento ha portato nelle relazioni e nei rapporti.
Quindi cosa è “bene” insegnare ai nostri figli? A mantenere un rapporto costi quello che costi anche quando è evidente che malgrado tutto “non sa’ da continuare”? Oppure a restare nel nucleo a parole ed agire “fuori nucleo” segretamente, o magari il coraggio di essere allineati a se stessi decidendo di voltare pagina?
O forse possiamo imparare ad essere responsabili anche se la vita ci porta in direzioni diverse. E’ così utopistico e “banale” pensare che quello che conta è amarsi e sostenersi perchè siamo esseri consapevoli e come tali possiamo farlo anche senza la pistola alla tempia dell’obbligo di legge, che sia di natura religiosa o giudiziaria, e far marciare tutto con amore sempre e comunque, soprattutto nel caso di figli?
Magari rinunciando alle lotte, alle fughe, alle pretese economiche, alle ripicche, ai sotterfugi, alle bugie, alla convenienza sociale e materiale? Io credo fermamente che in questa svolta planetaria epocale ci sia largo spazio per crescere tutti, anche se “non insieme” come ci raccontano le favole (o ci piace far credere per ottenere la buona pagella sociale dagli “altri”, l’autorevolezza con i figli, l’ammirata stima dei vicini) ma assieme come una grande, saggia e amorevole tribù.
P.S.: e poi i selvaggi sarebbero loro ?
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