Rispetto

L’Amore è gentilezza

La gentilezza delle parole crea fiducia.

La gentilezza di pensieri crea profondità.

La gentilezza nel donare crea amore.

Lao-Tzu

Sono sempre stata convinta che uno degli ingredienti più preziosi dell’Amore sia la gentilezza. Ognuno ha il proprio carattere e ciò è sacrosanto e tale deve esprimere ed espandere ma ci sono persone che rovinano tante relazioni e situazioni solo perchè non hanno, o non usano a sufficienza, disponibilità, sensibilità e gentilezza.

“Gentilezza” sembra un termine antico e fuori moda, talvolta lo si travisa con debolezza, sdolcinatezza o affettazione, in realtà è quel modo empatico, rispettoso ed amorevole di porsi e di relazionarsi che hanno certe persone che saranno tra quegli esseri che non dimenticheremo mai anche se li avessimo incontrati una volta soltanto. Perché per gentilezza non si intende solo come un parlare armonioso (nel suono e nella sostanza e già ciò è meraviglioso) ma è un’emanazione dell’anima in accordo col cuore e quando si è centrati capiamo dove, se c’è e davvero chi ce l’ha o è solo un atteggiamento di superficie.

Come nella vita e nell’amicizia la gentilezza nella relazione di coppia è indispensabile, è quella base di attenzione, armonia e coerenza che dovremmo prima imparare nei nostri confronti per poterla utilizzare anche in quelli degli altri. Anche se talvolta potrebbe essere più facile essere delicati con gli estranei che con noi stessi (se siamo immersi nella disistima) ma questo è un altro discorso.

Per il mio tipo di sensibilità chi non sa essere gentile, e che questo stato gli provenga dal cuore pertanto non a intermittenza a seconda dell’umore e delle situazioni, ha una marcia in meno. E, personalmente, non riesco ad avere un rapporto profondo con questo tipo di persone perché la mia psiche non gli si allinea mentre la mia anima resta in allerta e in timore, soprattutto se con quella persona ci sono precedenti. Se la gentilezza è altalenante non la sento sincera ma un razionale calcolo e opportunismo del momento, finchè non ci siano intoppi differenti.

Indubbiamente lavorare su noi stessi ha un grande valore, ogni crisi personale è un’esperienza per migliorarci e migliorare il mondo anche se talvolta qualche vittima la potremmo fare.

Anna e Claudio si misero insieme dopo il fallimento dei precedenti matrimoni, due persone adulte dal carattere formato che si incontrarono in quest’amore importante a un’età nella quale non è da tutti né l’aver fiducia del nuovo né l’aver così voglia di rinunciare alla propria libertà per ricominciare da capo qualcosa.

Ma l’amore è magico per questo, non guarda in faccia nessuno e quando l’attrazione esplode lo fa come la più gradita bomba possibile alla quale non si pensa quasi neanche per un attimo di sottrarsi.

Per entrambi il problema che aveva disintegrato i rapporti precedenti era il loro carattere determinato e reattivo. Certo i fallimenti erano avvenuti con partner diversi, in tempi e situazioni diverse ma qualcosa non consentiva loro di portare avanti questo attuale rapporto nel meglio che avrebbero “voluto”.

Quando tutto andava bene erano molto affiatati e si divertivano un mondo insieme ma appena nasceva un problema comune nessuno dei due era propenso a cedere e quando accadeva non era mai una situazione definitivamente appianata. Lui era più astuto e cercava di tirare Anna dalla sua con ragionamenti al limite della manipolazione. Lei comunque riteneva di avere le idee chiare e se decideva che era no era no, ancor più vedendo come lui cercava di approfittare prima sottilmente poi impetuosamente sia per avere ragione che nella conduzione della questione in conflitto.
Spesso, e neppure capivano come accadesse, non riuscivano a gestire la situazione senza arrivare al limite della separazione tra urla da una parte e musi dall’altra e gran finale, una quantità di taglienti dichiarazioni reciproche e inopportune quando la situazione degenerava.

Entrambi sostenevano che quello era il loro carattere, lui era per indole più furioso di lei quindi Anna era quella che capitolava più spesso, ma nel frattempo aveva accumulato frustrazione e rancore sia per non riuscire a gestire come avrebbe voluto la situazione che nell’aver incamerato un numero più imponente di frasi incancellabili che a freddo lui non le avrebbe mai detto. Rabbia, rancore, sfiducia e demotivazione erano parte della loro relazione.

La gentilezza per loro era una sorta di formalità finché non arrivavano a situazioni nelle quali avrebbero entrambi voluto primeggiare e quindi lasciavano da parte il cuore e andavano tutti e due, in modo diverso, fuori di testa.

Una cosa importante da ricordare: vero è che ognuno ha la sua personalità ma star attenti alle parole è il primo atto di gentilezza, sia nei propri confronti che in quelli dell’altro. Per quanto ci si possa poi scusare o dispiacere le parole hanno un loro peso, sono energia espressa e solidificata che crea muri per certi versi invalicabili nel caso non fossero adeguate alla pulizia e alla probabilità credibile di un futuro comune.

Nessun atto di gentilezza, non importa quanto piccolo, è mai sprecato.

E, altra cosa importantissima, quando la situazione si fa dura se proprio non si riesce a staccare dalla propria opinione considerandola “giusta” si deve arrivare a cedere entrambi nella stessa proporzione (una volta io, una volta tu) anche “se non lo capiamo” o “non ci andrebbe”. Se si vuole stare insieme, o meglio se stare con “quella” persona lo riteniamo importante a turno si deve imparare ad essere gentili che vuol dire relazionarsi con rispetto, comprensione, compassione, valutazione (parola che non è astratta, vuol dire dar valore) di un altro punto di vista senza voler vincere o condurre a proprio modo poiché sarebbe assoluta presunzione pensare di essere sempre, o più che spesso, nel “giusto”.

Quando la misura e la gentilezza si aggiungono alla forza, quest’ultima diventa irresistibile. Gandhi

Anna e Claudio dopo vent’anni sono ancora insieme, di certo non hanno vissuto al meglio di come avrebbero potuto fare ma ce l’hanno fatta, a modo loro. Entrambi hanno rancori, amarezza e sfiducia sotto la pelle, entrambi hanno troppo spesso preferito portare nella relazione il “carattere” piuttosto che il “dare” per paura che l’altro potesse abituarsi a “prendere” e per l’incapacità di essere davvero in una relazione amorevole.

La domanda che dovremmo porre a noi stessi è: “Preferisco aver ragione o essere felice?” E con ciò costruire una strada comune di tolleranza e accortezza, di generosità e leggerezza. Oppure decidere di stare da soli perché una coppia felice e longeva è, tra le tante altre cose, elastica e in perenne “aggiustamento” sempre nel reciproco rispetto.

“Abbiamo bisogno di leggerezza, di albe e di tramonti, di profumo di buono, di pienezza soddisfatta, di verità. Certo anche di ardore, eccitazione, vitalità, piacere, divertimento, entusiasmo. Ma anche di gentilezza, distensione, coscienza pulita, gioia del cuore, gratitudine e sacralità per l’adesso. Abbiamo necessità di imparare a generare costantemente quel semplice benessere su tutti i nostri piani di esistenza, per la nostra gioia e quella di chi ci sta accanto.”
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L’autonomia dell’Io per creare sempre un nuovo noi

Le vacanze separate sono mancanza o abbondanza di rispetto?

 

Tema di alcune discussioni, tra amiche e coaching è l’abitudine e la “noia” che vivere insieme spesso impantana la coppia come in un calmo lago cristallizzato.

Non si argomenta qui di problemi da risolvere, discussioni, conflitti o contrasti, ma del bisogno di poter avere oasi personali nelle quali riappropriarsi del singolo Sé e ricaricare la propria individuale personalità.
E’ importante poter trascorrere del tempo fuori dalla relazione e riuscire a ricompattare la propria essenza in libertà, fuori dai medesimi schemi e quotidianità, fuori dalle aree consolidate e ripetitive.

Come per qualsiasi altro vissuto, anche il più piacevole, l’abitudine tende a livellare le emozioni, sminuendo il significato dell’intento di condividere, stancandoci energeticamente e svuotando l’importanza della scelta, anche se questa è la migliore che possiamo mettere in atto.

Questo lo possiamo sperimentare in molti ambiti, quello che diventa “normale” e ovvio diventa anche poco desiderabile e apprezzabile. Io adoro il sushi ma se ogni giorno mangio sushi dopo un pò lo troverò normale, poi noioso e quindi potrei davvero sviluppare un’intolleranza al sapore, all’odore o anche alla vista. Idem per qualsiasi cosa a cui ho accesso in modo continuo e ripetitivo.

La scelta di fare vacanze separate, o almeno una parte di esse, non è solo un atto di coraggio anticonvenzionale ma la comprensione e la messa a fuoco che “io” non sono un noi, io sono un Io che sceglie di essere anche un “noi”.

Molte relazioni subiscono grossi inciampi e in alcuni casi vere e proprie crisi quando uno dei due esprime il desiderio di godere di un momento più o meno lungo di sana individualità, in porzioni e spazi assolutamente sacrosantamente personali. E molti rapporti vanno in scompenso per l’incapacità di esprimere i reciproci personali bisogni utilizzando compromessi che, con l’intenzione razionale di non destabilizzare un ritmo acquisito, depotenziano e rendono insofferenti entrambi i partner portando a stati di tensione ingiustificata semplicemente ovviabile da un vero e sincero amore per se stessi e per l’altro come esseri integri e indipendenti sempre e  comunque.

Come ho scritto nel mio ebook “Amore da conquistare e con cui stare” io non potrei più vivere una relazione dove fosse sottinteso un qualche “dover” faticosamente giustificare o chiedere il permesso per gestire il mio tempo o i miei bisogni, e questo vale anche per i miei desideri. Il fatto di sapere che in ogni momento posso scegliere cosa, come e dove andare o essere mi rende quasi superfluo il fatto di usufruirne ma a volte è necessario per quella parte di me che ha bisogno di sentirsi viva e in piena ricezione delle energie destinate esclusivamente a me.

Questo tipo di rispetto, condiviso, mi fa amare profondamente il mio partner.

Naturalmente il concetto vale per entrambe le parti, nel modo più assoluto e comprensivo.
Dedicarci del tempo, degli spazi e del nuovo quando occorre e quando lo desideriamo ridarà il pieno valore al quotidiano che riprenderà quota e significato proprio per la consapevolezza che la propria libertà è a portata di mano sempre e comunque. E sempre e comunque possiamo avere ed essere l’io e il noi. Senza l’io non ci può essere un noi pieno, reciproco, entusiasta e grato.

Quale è  la tua opinione in proposito? Scrivimi un commento visto che l’argomento è emotivamente delicato e soggettivo. Allarghiamo le sensazioni e condividiamo i pareri?

Tradimento nella relazione… ma in relazione a chi?

Spesso mi domando quante coppie hanno chiaro cosa significhi davvero il termine “tradimento”.

Mi scrive Giulia sul post “Nuovo mondo nuovo amore” articolo che come ho specificato non ho scritto io, ma pubblicato dal suggerimento di un amico, Nazario Cannella, e tratto da: La Via del Risveglio Planetario di Barbara Marciniak.

Sono d’accordo su tutto… e cerco di non stare nel giudizio, ma come interpretare qualcuno che ha un bisogno compulsivo di fare sesso con tutte le donne che incontra? cosa devo ripulire in me?
grazie”!
giuli

Anche qui, come nel mio ultimo post Che cos’è l’amor? abbiamo a che fare fondamentalmente con le aspettative.

Indubbiamente se abbiamo una relazione (come potrebbe far intendere Giulia) in cui facciamo slalom in mezzo a bugie e tradimenti non sarà per niente facile né rilassante. In tal caso saremo sempre in allerta e in sospetto e di sicuro questo non è un buon vivere. Non è certo facile accordare il rispetto e la libertà che vorremmo anche per noi stessi, come non è sempre allineato avere visioni e modi di comportarci simili o speculari con la nostra metà.

Quello a cui trovo doveroso allenarsi è che “l’altro non è nostro” in nessuna parte, men che meno nella parte sessuale. Per quanto il sesso si abbini a visioni morbose e viziose (poveri noi, che carico abbiamo sull’anima e su tutto il resto) è la zona più vera e viscerale di ogni essere, la più libera e indipendente e anche la più potente se ben indirizzata.

L’idea romantica e tradizionale dello schema “morale” a cui facciamo riferimento è una traccia della statistica di un comportamento suggerito dalla società con cui abbiamo sviluppato aspettative e pretese di unicità. Nessuno ha mai detto, e può mai dire, che la fedeltà sia un processo naturale.

Si può essere “fedeli” (ed è meraviglioso, un mondo di soddisfazione e centratura quando “è”) perché la propria mente e il proprio corpo non ci fanno vedere nessun altro al di là del nostro amato bene, ma non è un ragionamento razionale. Non si “decide” (ci sarebbero sotto delle costrizioni auto imposte o paura di qualcosa esterno a noi) la fedeltà a tavolino. Si sceglie un percorso in cui crediamo, insieme alla persona che riteniamo giusta per noi, facciamo del nostro meglio per essere in sintonia, in armonia, in correttezza. Ci si impegna per dare, e ricevere, attenzione, supporto, chiarezza, apertura. E già questi propositi sono le migliori intenzioni per una relazione che fluisce e fiorisce per entrambi i componenti dell’universo che creiamo giorno dopo giorno (la coppia).

Il vero tradimento, a mio avviso, è quello mentale più che quello fisico. E’ la menzogna che sta dietro l’atto: i sotterfugi, gli equilibrismi, le continue bugie e anche il non sopportare se accadesse viceversa. Quello in cui siamo carenti è il coraggio del nostro agire. Si fa prima a tradire che a confessare al partner il desiderio di altro e magari studiare insieme un piano per mettere rimedio, per trovare vicinanza: questo sarebbe già un’intimità, che appartiene a pochi, un’opportunità per espanderci come esseri umani consapevoli. E’ più emozionante essere desiderati, lusingati e imbastire una storia che ci dia sensazioni piuttosto che guardare se nel nostro giardino c’è qualche fiore che si potrebbe nutrire meglio o in modo diverso.

La vera coppia del futuro deve mettere in conto che le cose come nascono potrebbero finire e che l’attrazione per “il fuori” potrebbe sempre affacciarsi, senza disperazioni o drammi (l’enorme business legalizzato del matrimonio), ma con responsabilità e rispetto per il partner.

E soprattutto imparare, e non lo chiameremmo più “tradimento”, ad informare chi ci sta accanto dell’intenzione di avere una storia al di fuori della coppia. Questo permetterebbe all’altro di poter agire con le stesse modalità (e non per ripicca sennò sarebbe un’evoluzione sterile) nel caso che l’opportunità capitasse (o si volesse far capitare) anche lui/lei. Oppure ad avere la libertà di rompere il rapporto con noi in una rispettosa chiarezza di ciò che per lei/lui è una relazione ottimale.

Questa diverrebbe una dimensione di “non limite” e forse di “non brivido”, poichè di quello che chiamiamo tradimento ci intriga soprattutto il fatto che sia proibito. Ci porteremmo però in zone dove saremo davvero due adulti indipendenti che non tradiscono nel senso più profondo e assoluto del termine, soprattutto se stessi.  Quando ci guardiamo con rispetto allo specchio, vediamo sempre una gran bella faccia!

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Coppia: “usiamoci” al Meglio!

Tutto quello che ci fa crescere come individui fa bene all’amore. Ecco alcune libere opinioni per l’armonia ottimale di una relazione.

Nell’ amore mai fare cose per forza. L’essere spontanei è la prima essenziale qualità di una buona intesa: più si evitano comportamenti non chiari, i secondi fini, tanto più il rapporto potrà essere in grado di esprimere tutte le potenzialità e la relazione essere ricca e prospera.

Quindi fare calcoli è la prima cosa che disturba l’Amore, di qualsiasi tipo essi siano anche se li intendiamo “per giuste cause”.
L’atteggiamento meno corretto che possiamo avere in una relazione è quello di voler farla andare bene le cose a tutti i costi: per cui magari per non dispiacere o non turbare un presunto equilibrio, a volte si cerca di essere “quello che vorrebbe il partner”, anche a costo di rinunciare ai propri desideri e ai propri gusti per assecondare quelli dell’altro. Posizione fallimentare: si accumuleranno velocemente frustrazioni ed insofferenze che si ritorceranno in modo esplosivo nei confronti della rapporto.

Bisogna aver serenamente chiaro che tutto ciò che fa bene all’amore (e alla coppia) passa prima per la nostra realizzazione come individui che hanno compreso che avere uno stato di dipendenza è un percorso che porta sicuramente ad una serie di squilibri. E’ importantissimo coltivare la propria autonomia, l’autostima, a volte organizzarsi in momenti di una giusta distanza dal partner, non dare mai nulla per scontato.

Il qui e ora in amore è fondamentale. Ogni giorno accogliamo con Gioia ed Entusiasmo chi sceglie di dividere con noi la sua vita: a volte il fine principale sembra il poter avere la sicurezza che una relazione duri per sempre.
L’amore si nutre di slanci, di intensità momentanee, di fantasie. E’ bello essere in grado di provocare questi stati anche se qualche volta si è tentati di avere comportamenti pilotanti verso l’aspettativa del “vissero per sempre felici e contenti” con il risultato di vivere in un rapporto di coppia apparentemente solido, sicuro e… paralizzato dai limiti delineati per una serie di paure.

Avere propri percorsi e difenderli: non è vero che l’avere un profondo rapporto di coppia significa avere in comune ogni azione ed ogni pensiero. Và bene la complicità ma che non diventi dipendenza il fatto di volersi assolutamente coinvolgere in ogni dettaglio delle reciproche esistenze! Raccontiamoci solo quando è una libera scelta e altrettanto sentiamoci liberi di non farlo. Si possono avere piccoli segreti perchè a volte il volersi dire tutto asseconda continuamente un bisogno di consenso che conduce verso la dipendenza.

Qualche periodo di sana solitudine intensifica piacere e desiderio in modo speciale: non rinunciamo mai a coltivare amicizie ed hobby personali, un week end lontani o anche una breve vacanza da soli. E non solo durante i periodi in cui abbiamo “bisogno” di questo magari sull’orlo di una fase critica. Abituarsi alla normalità che due individui pur scelgliendo di stare assieme hanno anche sempre la libertà di potersi “vivere” come individui che hanno accesso ad ogni esigenza  crea forti legami di fiducia, desiderio e rispetto in una coppia che ha intenzione di procedere insieme.
Spesso appena si conosce qualcuno di particolarmente piacevole ci si lascia prendere dal bisogno di pianificare, di confrontare, di incasellarlo in esperienze date dalle memorie passate. Sarà proprio il grande amore? Sarà per sempre? Sarà un momento o magari starò così male dopo che forse sarebbe meglio non viverlo? Pensiamo che incastrare un incontro dentro un tassello dove possiamo definirlo ci possa far vivere meglio questo momento? Sarebbe un grande errore!

La magia e l’opportunità dell’amore è confrontarsi e poterci aprire dalle abitudini che abbiamo vissuto fino a questo momento costruendo quella parte di noi in sintonia con ciò che può scaturire da un nuovo incontro. Potrebbe rivelarci cose di noi inaspettate, livelli di sorprendenti libertà interiori da coltivare, nostre evoluzioni di cui non ci eravamo neppure accorti. L’accesso ad una parte di noi pura, nuova dalle infinite possibilità.
Viviamolo e basta e senza fare confronti e creiamo da qui e ora la nostra nuova storia.

Amore Gratitudine e Gioia

Silvia Paola

L’ essenza della Gentilezza è circolare

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Attributo sfuggente “gentile”, che nella storia si è ammantato spesso di significati molto diversi fra loro.

Gentile era, presso i Romani, l’appartenente ad una Gens, raggruppamento di famiglie unite tra loro da un nome comune e dalla discendenza da un capostipite unico.
Oltre ai membri delle suddette famiglie, la Gens annoverava anche, fra i suoi membri, i loro schiavi e clienti. I Gentili erano uniti da tenaci vincoli di solidarietà e da obblighi di reciproca assistenza, con assemblee proprie, in cui si decideva tutto ciò che riguardava la comunità.

Col tempo, nella sua accezione separativa, acquisì il significato più ampio e più generico di “popolo” o “nazione”, tanto da indicare infine i non romani. Sotto questa accezione, nella Chiesa primitiva, sull’esempio dell’uso ebraico di chiamare “popoli” tutti i non ebrei , fu usato per designare i cristiani non ebrei in contrapposizione ai cristiani ebrei. Infatti, San Paolo fu chiamato l’apostolo dei “gentili”.

Su questa linea di evoluzione, nella tradizione ebraica post-testamentaria, il termine divenne sinonimo di “cristiani”, per acquisire anche accezioni riguardanti appartenenti a fedi diverse da quella ebraica.

Vediamo quindi che la storia dei significati di questo termine è la storia stessa delle comunità umane, in cui dapprima la cura della solidarietà era racchiusa nell’ambito strettamente familiare, per poi aprirsi, con la crescita politica dei popoli, verso coloro che condividevano gli stessi modi di vivere o gli stessi credo religiosi.

Si è quindi giunti nel tempo, per irrigidimento del significato, ad indicare anziché l’appartenenza la estraneità , la diversità, l’esclusione dalla comunità.

Strano viaggio di una parola, che partendo da un’espressione di solidarietà giunge al suo opposto, al rifiuto. Un lungo viaggio nei secoli, in cui però anche questa accezione negativa si sgretola, tornando ad un significato aderente all’espressione di solidarietà iniziale, che perde però ogni chiusura comunitaria e diventa col termine “gentilezza” azione di solidarietà, sostegno ed empatia che chiunque rivolge a chiunque.

Siamo giunti infatti, nel nostro viaggio all’interno dell’evoluzione di una parola come esteriorizzazione dell’evoluzione stessa dell’uomo, all’Era dell’Acquario, nella quale, fermando la sguardo interiore nella visione futura, si dovranno realizzare i “giusti rapporti umani”.

E in quest’ottica, essere gentili significa essere amorevoli; significa offrire una relazione in cui il riconoscimento del valore umano dell’altro fa in modo che anch’egli riconosca in sé questa dignità, unitamente alla propria identità ,ruolo e funzione, e che ciò lo aiuti a realizzare “sé stesso”.

Significa donare all’altro, che ” altro ” non é, il meglio di noi stessi e con quest’atto diventare coscienti di ciò che è il ” meglio di noi “, approfondendo così la conoscenza delle nostre potenzialità e l’amore verso noi stessi.

Significa aprire il cuore a ciò che condividiamo e che ci unisce, il seme profondo della nostra umanità, che ci dice che questa è ora la nostra Gens, la nostra famiglia, e che amare il prossimo tuo come te stesso è l’eredità genetica di ogni figlio di Dio, è insito nel suo evolversi fra ciò che si evolve, spinto, nonostante tutto, in avanti dall’impulso iniziale del primo soffio di vita.

Come il raggio che caratterizza l’espressione dell’essere vivente porta in seno le caratteristiche degli altri sei, così la gentilezza, attributo della Legge d’Armonia, non può esprimersi senza il rispetto, la simpatia, la dolcezza e tutte le altre venature che ne fanno risaltare la qualità in ogni occasione.

L’uomo gentile lo è sin dal suono dei suoi passi ed è destinato ad armonizzarsi fino al punto di far della sua vita pura poesia.

Gentilezza nei modi, nei toni, nei suoni, nelle attese e nelle azioni.

La gentilezza è la Vita che invita la vita stessa a danzare ad un ritmo tale che bellezza e pace risuonano fino a spegnere ogni eco disarmonico.

Tutte le leggi della Vita hanno un fondamento di gentilezza perché l’armonia è in Loro.

Ad esempio è gentile il karma con gli esseri viventi più di quanto a volte, per ignoranza o superficialità, essi sono portati a valutare, perché come tutto anche la legge di Causa-Effetto, di Espiazione, è soggetta alla Legge Suprema: l’Amore.

Così per risonanza sono invitati alla gentilezza gli esseri umani. Nel rimprovero, nel monito, nell’indicar la via, nel saluto e nella descrizione, nel dir la verità o nel tacere, la gentilezza ha il dono di rendere irresistibilmente degno il messaggio e il messaggero.

Guardare alla gentilezza con cui il Creato risponde agli umori umani significa comprendere con quale armonia l’uomo deve intendere ed accettare la prova e il proprio mondo di appartenenza. Per contribuire a far della Vita l’opera d’arte quale in realtà già è.

Essere gentili è come aprire la porta della propria anima: ci protendiamo verso l’altro in un abbraccio amorevole donando la nostra disponibilità ad accoglierne la sua natura, sia che appartenga al regno umano, animale, vegetale o minerale.

Un atto gentile è una dichiarazione d’amore: è costruire un ponte che ci consente di comunicare, confrontandoci con l’altro da noi e al contempo riconoscendo la nostra comune appartenenza al Tutto.

L’ essenza della gentilezza è circolare in quanto, essendo essa stessa espressione di volontà di bene e di armonia interiore, genera benessere che ritorna come un boomerang arricchito di Forza e Potenza.
In questo modo il confine tra la nostra personalità e l’Anima diventa sempre più sottile.

Essere gentili è quindi una grande responsabilità che noi abbiamo non solo nei confronti di noi stessi, ma anche verso i nostri fratelli al fine di costruire la pace e vestire ogni nostro atomo di luce nel Creatore.

Appendice d’astrologia esoterica.

Venere, Signora della Gentilezza, nasce dal Mare, sorgente di Vita; domina il Toro, l’amore passionale, la Bilancia, Armonia e Comprensione, che salva dalla passione.
Venere, amante di Adone, l’affetto e la purezza, governa esotericamente i Gemelli, le Colonne del Tempio, la dualità inerente alla manifestazione, per insegnare agli uomini come raggiungere l’equilibrio e liberarsi dalle limitazioni del regno umano e salire verso la vibrazione spirituale.

Venere, coesione di Armonia, Bellezza, Generosità, Disponibilità, Dolcezza, Sensibilità, agente di sintesi, ha la funzione di fondere ed armonizzare gli opposti , le Colonne Gemellari.
Ella spinge quindi l’uomo a vivere i rapporti personali con gli altri all’insegna della gentilezza, del dono di sé, del sorriso, dell’attenzione costante verso il prossimo.

Sorella maggiore della Terra, responsabilizza nell’uomo la capacità d’amare e mette in evidenza in lui il bisogno di unione , di fusione, di attrazione, di scambio tra l’io ed il tu, non per esorcizzare la paura di solitudine ed i propri limiti ma per imparare a dare per dare, per capire l’importanza del servizio alla società , all’umanità, unendo Mente e Cuore.

Amore Gratitudine e Gioia

www.italiadonna.it

La Forza della Gentilezza
Pensare e agire con il cuore fa bene al corpo e allo spirito

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L’amore non è una passione. L’amore non è un’emozione. Non solo. L’amore è una comprensione profonda del fatto che in qualche modo l’altro ti completa. Qualcuno che ti rende un Cerchio perfetto. La presenza dell’altro rinforza la tua presenza. L’amore dà la libertà di essere se stessi, e amare davvero è volere il Bene dell'amato quanto il proprio.

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